Cent'anni fa il volo su Vienna di D'Annunzio

9 agosto 1918. Il poeta sorvola la capitale dell'Impero Austro-Ungarico lanciando i famosi volantini. La retorica e l'arte di propagandare le idee, la finzione che supera la realtà

Gabriele D'Annunzio (foto tratta da Gianclaudio de Angelini)

Gabriele D'Annunzio troppo spesso viene accostato al fascismo e al periodo buio dell'Italia di regime, per le sue idee politiche.

Viene meno, nella sedimentazione popolare, l'importanza planetaria dei suoi scritti, dell'arte di comunicare in un tempo in cui i piccioni viaggiatori portavano messaggi da una casa all'altra (o poco ci mancava). Pochi leggono e si informano del periodo fiumano, della stravaganza collettiva del momento, di quanto essere antesignani nel tempo potesse essere il manifesto della Fiume del primo dopoguerra. 

Gabriele D'Annunzio viene ricordato nelle sue imprese storiche, quelle che fungono da magnete per attirare l'attenzione sugli elementi del dialogo poco chiari. Scrivere sui volantini che "noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà" significa comunincare qualcosa di estremamente complesso e difficile da credere. 

Avrebbe potuto veramente l'esercito italiano attaccare Vienna con la propria aviazione? E i colori della bandiera italiana erano veramente i colori della libertà? Qualche tempo prima Cadorna fece fucilare migliaia di soldati, scaricando la responsabilità dello Stato Maggiore (comodamente seduto a Udine tra i caffè), il paese seguiva le sorti di una guerra con apprensione (la propaganda della stampa dell'epoca era il frutto di una stagione che poco aveva a che vedere con la libertà). 

Il messaggio di quel volantino prosegue: "Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini ai vecchi e alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco e testardo e crudele governo che non sa darvi nè pace nè pane e vi nutre d'odio e di illusioni". Altra propaganda? Certo. Quando menziona il fatto che l'esercito italiano non facesse la guerra ai bambini e ai vecchi e alle donne, bisognerebbe tirare in ballo la Gorizia del 1916, quando fu il teatro di una battaglia sanguinosissima che non risparmiò certamente i civili (che durante la Prima guerra mondiale subiscono forse di meno rispetto alla Seconda, per il semplice fatto che i fronti sono distanti dalle città, dove si muore di fame piuttosto che per bombardamenti).  

Il volantino va avanti con la prosopopea classica del tempo, della comunicazione politica e d'intervento. La fine assomiglia ai commenti che spesso - anzi troppo spesso - si possono trovare su facebook. "Popolo di Vienna pensa ai tuoi casi. Svegliati". Quanti viennesi erano in grado all'epoca di leggere la lingua italiana? I burocrati? I nobiluomini? Le famiglie benestanti? Certo. Il popolo, come lo intendeva lui, certamente no. 

 

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Commenti (1)

  • meglio di no non condivido e non viglio condividere nulla con il Vate e le sue idee.

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