Trieste città "chiusa": viaggio tra macchinette del caffè aperte, silenzio e bus vuoti

Da ieri 11 marzo 2020 è entrato in vigore il decreto che stoppa l'attività di molti esercizi commerciali. Dal centro a San Giovanni, dalla stazione a San Giacomo passando per Ponziana, il racconto dell'atmosfera che si respirava questa mattina

“Se davvero vogliamo bene al nostro Paese e fare qualcosa di importante per aiutare l’Italia a superare questo periodo di seria difficoltà, noi ci fermiamo”. Il cartellone bianco che appare sulla vetrata di una pizzeria di piazza della Borsa è il simbolico manifesto del brusco risveglio della città che questa mattina si è ritrovata a fare i conti con il blocco (quasi) totale delle attività commerciali imposto dall’ultimo decreto del Governo Conte, emanato ieri 11 marzo per contrastare la diffusione del Covid-19.

Il contagio: l'Italia seconda dietro alla Cina

Il virus che in tutta Italia ha contagiato oltre 10 mila persone, provocando oltre 600 morti e in ultimo, messo in ginocchio l’economia, ha svuotato anche il centro storico di Trieste dove gli unici “assembramenti” sembrano essere quelli degli operai alle macchinette del caffè, rimaste operative per decreto assieme alle farmacie, i negozi di generi alimentari, le banche e le assicurazioni e i servizi essenziali, soltanto per citarne alcuni inseriti nella lunga lista pubblicata nel testo.

Cosa chiude e cosa resta aperto: ecco la lista delle attività

Le parole dei pochi che popolano il centro

“I controlli sulle strade sono gestiti maggiormente dalle altre forze dell’ordine” ci racconta un agente della Polizia Locale. Le aree pedonali sono semideserte, ogni tanto qualcuno sbuca da dietro l’angolo, le persone fanno rispettosamente la fila fuori dalle farmacie o in posta. “Finirà presto mister”, è l’incoraggiamento di un giovane che in piazza della Borsa si ritrova davanti all’allenatore della Triestina Carmine Gautieri. Anche lui, come tutti, sta tornando a casa dopo aver fatto un po’ di spesa.  

Scatta la fase di allarme: "Restate a casa"

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Obbedire al decreto: io resto a casa

I pensieri e le strategie però servono a poco in questo periodo; l’obbedienza al decreto vale molto di più e potrà, dicono gli addetti ai lavori, accelerare i tempi della ripartenza e forse sì, in questo caso, capace di bruciare in contropiede gli altri che fino ad oggi han sorriso. “Abbiamo scelto di lavorare in via telematica e su appuntamento” è ciò che si legge all’entrata di un’agenzia immobiliare. Il panificio si organizza per raccogliere le ordinazioni via Whatsapp, precisando che bisogna indicare “il negozio del ritiro” ed il negozio di frutta e verdura urla per farsi sentire. Il Comune apre un bando per assumere personale in ambito socio-sanitario. Se è vero che la Slovenia chiude i confini secondari, per entrare ed uscire dall'Italia l'esibizione dei certificati non è necessaria se in buona salute.  

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Ieri a San Giacomo l'anarchia, oggi tutto tranquillo

Per muoversi c’è bisogno dell’autodichiarazione, come affermato dal capo della Protezione Civile Borrelli. La stessa struttura ha fatto sapere che, oltre alle iniziative locali per ampliare il sostegno dato dai volontari, a Trieste si potrà richiedere la spesa a domicilio per le persone oltre i 79 anni e non autosufficienti; saranno gli stessi volontari a consegnarla a casa. In viale XX settembre un negozio di ottica resta aperto e da lontano si intravedono alcuni anziani intenti a passeggiare. Niente caffè stamattina, niente partita a carte in via Torino, nemmeno l’ombra di un calice a San Giacomo in una delle tante osterie che ieri, secondo alcune testimonianze di residenti, erano molto affollate nonostante il mantra di stare ad almeno un metro di distanza.  

Ho bisogno dell'autocertificazione se vado a piedi? Sì (leggi perché)

I numeri aggiornati in Friuli Venezia Giulia

La situazione non è delle più rosee. Il numero dei contagiati in Friuli Venezia Giulia infatti aumenta ogni giorno. Nella giornata dell’11 marzo sono morte tre persone risultate positive al tampone e sono salite a 126 invece quelle colpite dal virus, 10 in più del giorno precedente. Anche se l'emergenza lombarda o quella veneta sembrano catastrofi al confronto, l'appello di tutti è quello di non mollare di un centimetro e di continuare a combattere questa che, impropriamente, è stata definita una guerra. Ai nostri nonni veniva chiesto di partire per il fronte, a noi di rimanere a casa. Notate la differenza? 

Nessuna corsa ai supermercati

Le pescherie rimangono aperte ma più di qualcuno sostiene che “il mercato è allo stremo. Se va avanti così apro ancora domani e sabato e dopo chiudo tutto”. Se da un lato i consumi crollano, dall’altro la grande distribuzione invece registra un flusso continuo di clienti. “Nessuna corsa ai supermercati” ha affermato ieri il premier Giuseppe Conte ed in effetti, almeno a Trieste il messaggio sembra aver prodotto i suoi frutti, con l’assalto visto a Milano e dintorni che sembra la scena di un film.   

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Il silenzio disarmante di piazza Ponterosso

All’angolo tra via Mazzini e via Roma un vecchietto attraversa le strisce pedonali a semaforo rosso ed un autista del bus lo “seppellisce” con una raffica di clacson. Se non fosse per un antifurto che si mette a suonare improvvisamente senza motivo e l’infrazione del codice della strada del pensionato di turno, in borgo Teresiano il silenzio sarebbe disarmante. Al mercato di piazza sant’Antonio non c’è quasi nessuno, sembra il giorno quando scoppiò la guerra in Jugoslavia e l’epopea dei soldi facili e dei jeansinari esalarono l’ultimo respiro. Anche quella volta la Storia incontrò una parte di città impreparata e le risorse di chi non resse l’impatto provocato dal vuoto – o perché non si fidava di portarli all’estero o preferiva i casinò d’oltreconfine – svanirono anch’esse in un lampo.   

La caccia all'untore: perché nell'incertezza crediamo a qualsiasi cosa

Nel mercato della piazza qualche ambulante getta un’occhiata ai due giovani seduti sulle panchine di fronte e scuote la testa. L’incertezza e l’assoluta precarietà del momento, anche al tempo del coronavirus ha provocato una superficiale indignazione e l’individuazione del nemico, un’arma capace di provocare ferite profonde. È la caccia all’untore, a chi simula e diffama, ai presunti responsabili della diffusione del virus: in quel calderone ci finisce chi è esposto pubblicamente, la maggioranza di Governo, la stampa irresponsabile che crea allarmismo e quella venduta che non lascia spazio alle verità; emergono le tastiere che criticano la movida ma ammettono di aver preso l’aperitivo, quello sì, oppure quelli che danno credito ai file audio che presagiscono scenari di wagneriana memoria, con stormi di elicotteri pronti a santificare le città con operazioni di igienizzazione collettiva. Si tende a credere a qualsiasi cosa, quando si ignorano le basi.

I complotti: Defender Europe, il grande bluff cinese e gli americani

Quello stesso virus che si trasforma nel grande bluff, nella Cina che “è l’unica che ci salverà, basta con questa Europa”, nei confini che tornano di moda – o per necessità – nel complotto del Defender Europe 2020, esercitazione con oltre 27 mila soldati nella parte centrorientale del continente europeo, “guarda caso proprio adesso col coronavirus, che strano no?”.C’è confusione e poca cultura, i paragoni si sprecano, gli scienziati vengono finalmente ascoltati e le associazioni contro i vaccini e per la libertà di scelta oggi implorano chi ne sa di più, per non dover curare i propri cari solo con il respiro dell’angelo. Nel calderone ci finiscono un po’ tutti e chi starnutisce dentro l’autobus può rischiare il linciaggio.  

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Il camion della Protezione Civile in piazza Unità: guarda il video

Come in caserma: "a casa si va e non si torna più"

“Sembra domenica – raccontano alcuni conducenti della Trieste Trasporti fuori dalla stazione centrale – solo che oggi è giovedì. In giro poca gente, insomma, cussì come che te vedi”. Un clochard dorme in via Flavio Gioia e il piazzale antistante la statua dell’imperatrice Sissi è popolato da alcuni capannelli di migranti, richiedenti asilo rimasti, per diverse ragioni e obiettivi, sull’agenda di poche forze politiche ormai. Passa una pattuglia della Polizia Locale e un senzatetto con le stampelle passa accanto al checkpoint che la Polizia Ferroviaria ha messo in piedi all’interno della stazione ferroviaria. Da qui si prendono solo alcuni treni, le Frecce congelate, i collegamenti internazionali per Lubiana o per l'Austria chiusi e rimandati a data da destinarsi.

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Chi oggi parte da piazza Libertà esibisce l’autodichiarazione, consegna la carta d’identità e aspetta di salire a bordo del treno per tornare a casa e restarci. Almeno per un po’.  

Tra il lavoro, la spesa e le cure urgenti, c'è anche chi vaga senza meta (leggi la seconda puntata)

La Polizia Locale sgombera il parco di villa Revoltella: leggi la terza puntata del nostro reportage

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