4 novembre 1918: un'altro Punto di Vista

Riceviamo dal Comitato pace convivenza e solidarietà - "Danilo Dolci" e pubblichiamo: Si ripropone a Trieste un 4 novembre di pace in memoria delle vittime di tutte le guerre, anche di quelle combattute in aperto contrasto con la Costituzione...

Riceviamo dal Comitato pace convivenza e solidarietà - "Danilo Dolci" e pubblichiamo:

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Si ripropone a Trieste un 4 novembre di pace in memoria delle vittime di tutte le guerre, anche di quelle combattute in aperto contrasto con la Costituzione italiana e la Dichiarazione universale dei Diritti umani.
Il costo umano della guerra del 1915/'18 la cui vittoria viene ricordata ogni 4 novembre, fu per l'Italia di 680mila morti e un milione e 50mila feriti, di cui 675mila mutilati.
Questa fu la conseguenza di una folle decisione del re e del governo, presa contro la volontà del Parlamento (450 deputati contrari su 508 ) col pretesto di liberare Trento e Trieste.
Due milioni e 405mila italiani, poveri contadini e operai furono uccisi, feriti o mutilati per conquistare all'Italia le terre "irredente".
Ottenibili per via diplomatica, come storicamente documentato. Le vittime dei paesi coinvolti nella immane tragedia furono 10 milioni.
Ognuna di esse ha il volto di Abele, ricordiamo pertanto con rispetto e pena le vittime, civili e militari di tutte le guerre - in modo particolare quelle combattute negli ultimi 20 anni - in nome degli italiani, anche disertori e "decimati", che non vollero partecipare all'inutile strage, quale fu la definizione data da papa Benedetto XV* della grande guerra.

Il sentimento di pace del popolo fu sopraffatto da un militarismo spietato, che avrebbe aperto le porte al fascismo e alle disgrazie delle seconda guerra mondiale. Ma il destino, che volle iniziare il conflitto a Sarajevo nel 1914 potrebbe condurci nuovamente a Sarajevo nel 2014, a celebrare stavolta un grande evento di pace. E a rendere onore alle vittime, lavorando per mettere fuori dalla storia (e dalla politica) la guerra. Disse il Profeta: "volsero le spade in aratri". Per farlo, bisogna scioglier gli eserciti, istituire corpi di pace e fondare una polizia ONU.

Trieste è un porto nucleare militare come Capodistria in Slovenia.
Vi possono ormeggiare unità impegnate in guerra, in Libia come in Siria e in Afghanistan.
La base nucleare di Aviano, quella missilistica di Rivolto con le Frecce tricolori e i diversi reparti italiani di stanza in Friuli Venezia Giulia (Julia, Ariete, Pozzuolo, Piemonte ed altri) attuano una proiezione militare offensiva all'estero impensabile fino a pochi anni fa, ed anticostituzionale.

Trieste è la sede del Museo della Guerra per la Pace fondato da Diego de Henriquez, allocato presso la caserma dell'ex battaglione "Murge" in via Cumano, e da anni purtroppo inagibile.
Dare concreta sostanza al lascito del nostro concittadino alla Comunità - unico nel suo genere - è possibile, trasformandolo in un Centro di formazione in grado di comunicare ai giovani, attraverso gli orrori della guerra il valore supremo della pace.

Peroriamo la causa di una Trieste "cara al cuore degli Italiani", ma non per la guerra.
Da questa città che ha scritto Europa nella carne, proponiamo ad Enti locali ed Associazioni della provincia e d'oltreconfine, di costruire in alto Adriatico un punto d'incontro tra popoli latini germanici e slavi, pilastri fondanti della costruzione europea, per uscire dagli incubi del secolo trascorso condividendo una politica comune e una socialità di pace.

Il Comitato pace comvivwnza e solidarietà Danilo Dolci di Trieste
per informazioni : comitatodanilodolci@libero.it

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