Autovie: lavori in notturna di ripristino del manto stradale

Con un investimento di circa 40 mila euro, Autovie Venete si è dotata recentemente di due macchinari in grado di intervenire efficacemente sulle crepe consentendo così rattoppi più duraturi rispetto ai vecchi metodi effettuati con il getto di asfalto a freddo

Ripristinare il manto stradale eliminando le buche e le fessure che, spesso, si possono presentare a causa degli agenti atmosferici e del frequente passaggio dei mezzi pesanti. Con questo obiettivo Autovie Venete, con un investimento di circa 40 mila euro, si è dotata recentemente di due macchinari in grado di intervenire efficacemente sulle crepe consentendo così rattoppi più duraturi rispetto ai vecchi metodi effettuati con il getto di asfalto a freddo. La prima vera operazione si è svolta in questi giorni, in occasione dei lavori consequenziali all’apertura del viadotto sul Tagliamento. Gli uomini di Autovie Venete hanno “approfittato” per ripristinare la pavimentazione del vecchio manto stradale nel tratto tra San Giorgio di Nogaro al Nodo di Palmanova. Sono stati una decina gli interventi.

I deterioramenti e l’organizzazione

Fondamentale per mantenere la rete autostradale in condizioni ottimali è l'organizzazione che Autovie si è data per fronteggiare la presenza di deterioramenti sulle carreggiate. Sono, infatti, gli ausiliari, durante i sopralluoghi, ad avvisare la sala radio, con la quale sono in contatto 24 ore su 24, di eventuali ammaloramenti della rete autostradale. La centrale invia quindi un messaggio al reparto di “manutenzione rete” che a sua volta valuta, a seconda della profondità e della gravità della buca, se affrontare l’intervento affidandolo al servizio di “manutenzione d’urgenza”.

 Basta con i sacchi di asfalto a freddo

Gli operai, per questo tipo di operazione, non sono più dotati di sacchi di asfalto a freddo, pale e macchine a pressione, ma di speciali apparecchiature dotate delle più sofisticate tecnologie per rimettere a nuovo la sede stradale. La prima – volgarmente chiamata “macchina tappa buchi”, ma conosciuta negli ambienti tecnici come “riscaldatore d’asfalto” -  è una piastra dotata di ugelli di calore a propano in grado, grazie a una fiamma, di scaldare l’asfalto “bucato” sopra il quale viene posizionata. La superficie, raggiunta in circa dieci minuti la temperatura di 180 gradi, si scioglie e diventa lavorabile. Gli operai sono così in grado di rimodellare il miscuglio bituminoso, aggiungere sopra altro materiale a caldo contenuto in una vasca, e terminata l’operazione, agire con una piastra vibrante e ricompattare l’intero asfalto. Il vantaggio, a differenza degli altri sistemi, è quello di unire, grazie proprio alla macchina compattatrice, l’asfalto esistente con quello nuovo, uniformando la superficie. Questo evita ciò che avviene sempre con l’asfalto a freddo, ovvero il distacco di pavimentazione pochi giorni dopo l’intervento di riparazione delle buche, a causa del passaggio dei mezzi pesanti. riattivazioni

La macchina sigillatrice

La seconda apparecchiatura, il “Crack Jet II”, ha un bruciatore e un motore abbinato a un compressore ad alta pressione che è in grado, attraverso una lancia, di proiettare un getto di aria calda che, a sua volta, ha la funzione di pulire da detriti ed erbacce tutte le crepe che ci sono sull’asfalto. La temperatura raggiunge circa 1.200 gradi e crea un leggero scioglimento dell’asfalto. Un’altra macchina contemporaneamente riscalda, invece, un mastice gommoso e, movimentata dall’operatore, va a riempire la crepa.         

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