Profughi, dall'accoglienza diffusa alla psicosi: boom di segnalazioni di "disagio"

Negli ultimi giorni i cittadini hanno denunciato molti casi di molestie o aggressioni ricevute direttamente o indirettamente dai richiedenti asilo; il culmine si è raggiunto con la lite con accoltellamento nei pressi della Stazione. Tra storie vere o ingigantite? Comunque un segnale da cogliere

Se prima c'era l'Amministrazione che, per scelta o dovere e necessità, difendeva il progetto dell'accoglienza diffusa dalle critiche dell'opposisione politica e parte dell'opinione pubblica, ora a lanciare un ulteriore segnale di allarme è il procuratore capo Carlo Mastelloni che avverte sulla grave situazione della Stazione Centrale e Silos: come più volte chiesto a gran voce dai residenti e non della zona, servono più controlli per evitare per esempio casi come l'accoltellamento di due giorni fa ai danni di un pakistano ferito da un altro profugo afghano.

Questo gravissimo fatto di cronaca è solo la punta di un iceberg fatto di storie vere o ingigantite che stanno definitivamente minando la concezione di sicurezza e la stabilità dei triestini, con il rischio che prima o poi dalle parole si passi ai fatti. Le segnalazioni in merito sono molte, tutte in pochi giorni, giunte alla nostra redazione, a quella di Telequattro o pubblicate sui gruppi Facebook come "Te son de Trieste se". 

Se l'accoltellamento da parte di un profugo afghano inserito nel sistema di accoglienza diffusa e residente in uno degli alberghi cittadini è la punta dell'iceberg, subito sotto troviamo una di quelle storie ancora dai contorni sfumati ma che ha creato molto clamore: il pestaggio da parte di un gruppo di profughi (la vittima dichiara sette) ai danni di Manuel Pozzecco in piazza della Libertà e su cui sta indagando la Digos. 

Di certo poi c'è il disagio (e a volte la paura) che certi condomini provano quando nel loro stabile l'Ics affitta degli appartamenti per collocarci un gruppo di richiedenti asilo. Il caso è stato illustrato ieri da una telespettatrice di Telequattro che ha denunciato la situazione di via Boccaccio: «Un continuo andirivieni, sporcizia e scarpe usate per le scale, festini e rumori in casa e nel giardino condominiale anche di notte: abbiamo deciso di vendere perchè abbiamo anche paura per nostra figlia 20enne». Il sindaco Cosolini ha poi fatto sapere in diretta che sarà sua premura effettuare un sopralluogo con gli incaricati Ics per verificare la situazione.
Sempre a Telequattro è stata portata alla ribalta la questione dell'aria irrespirabile nei pressi del Silos (quindi dietro la Stazione centrale) a causa dei falò che i profughi accendono per scaldarsi utilizzando materiali come copertoni e gomma che appunto generano un fumo tossico.

Alla nostra redazione poi è giunto una segnalazione riguardo una presunta molestia sessuale che un ragazzo avrebbe ricevuto nei pressi della stazione da uno dei profughi che gli si è avvicinato e fatto delle avance. Lo stesso si dica per altre due denuncie via Facebook: «Torno ora a casa con il mio cane Ray (dogo argentino). Due stranieri mi hanno importunato con strafottenza a mio avviso chiedendomi il cane... Al mio ignoro, proseguendo dritto, i due mi inseguivano e uno dei due giocava con un coltellino a farfalla. Cerco la mediazione dialogando in modo pacifista, (loro sempre strafotenti) giungendo cosí davanti all'ingresso di un locale all'angolo dove fuori c'erano persone, i due accarezzano il cane è se ne vanno. Ma... questa xe diventata largo Bariera!!! Che schifo...».

La seconda denuncia Facebook, che poi è stata sporta anche alla caserma dei Carabinieri, è di un automobilista che ha visto uno dei profughi lanciarsi contro la propria auto come per farsi investire in via Donota; poi quando lui è sceso per verificare le condizioni del ragazzo, questo è corso verso l'auto cercando di rubarla, non riuscendo nel suo intento poichè la ragazza in auto aveva chiuso le portiere. C'è stato poi un tentativo di aggressione - dichiara l'utente Facebook - e le minacce, fino a quando il richiedente asilo ha desistito e se n'è andato.

Storie vere o ingigantite dalla psicosi generale? Al momento non è dato saperlo, ma di certo è un campanello dall'allarme che chi di dovere dovrà cogliere e cercare di far spegnere: basterà un brindisi multietnico o servirà uno schieramento di forze dell'ordine maggiore (per esempio nelle zone più complesse come quella del Silos) e un controllo più attento da parte di Ics e Caritas diocesana sui loro assistiti? 

Certo è che, senza voler additare responsabilità a quello o quell'altro (purtroppo la storia moderna è fatta di migrazioni e in qualche modo bisogna farci i conti) politico o amministratore, anche Trieste non è più l'isola felice di un tempo, sarà meglio di molte altre città italiane, ma cercare di nascondere questo declino a chi vive il disagio quotidiano della crisi economica e sociale, di certo non risolverà la situazione.

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