Abusi e ricatti digitali tra i giovani, al MIB il convegno che li aiuta

Presentato questa mattina il seminario che si terrà il 26 febbraio presso la sala Convegni in largo Caduti di Nassiriya. L'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trieste, Carlo Grilli: "Non tutti i ragazzi sono così, ma dobbiamo entrare nel loro linguaggio e aiutare le famiglie"

I giovani d'oggi utilizzano Whatsapp, Instagram, Instagram ThisCrush, Snapchat, giocano a Fortnite e, a causa della trasformazione della rete in un potenziale "Far west", finiscono per diventare vittime di loro stessi. L'appello arriva direttamente dal Comune di Trieste, attraverso l'Assessore alle Politiche Sociali Carlo Grilli, che assieme alla Direzione Sanitaria del Burlo Garofolo di Trieste, alla Polizia Locale e ai Servizi Sociali ha organizzato un importante convegno dal titolo "Lo schermo e lo specchio: gli adolescenti digitali tra insicurezza e bisogno di inclusione", previsto al MIB il 26 febbraio prossimo.

I bambini sono i più fragili

"Ogni giorno portiamo con noi un'arma che, se messa in mano a chi non ne conosce i rischi, può fare molto male" ha affermato Grilli durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina presso la sala Giunta del Comune di Trieste. "Il cellulare infatti viene utilizzato dall'intera popolazione e i bambini e gli adolescenti sono la fascia di popolazione più fragile in relazione agli enormi rischi che si corrono in rete". 

Ricatti, adescamenti, truffe, un approccio alla sessualità confuso e virtuale, episodi di bullismo reale per finire poi con la piaga del suicidio minorile, rappresentano un fenomeno che va arginato. "Non tutti i ragazzi sono inclini a questo fenomeno - ha continuato l'Assessore alle Politiche Sociali - ma bisogna trasmettere il messaggio che chi si atteggia a figo è in realtà proprio lui il soggetto più debole e, contestualmente, quello che avrebbe bisogno di un supporto". 

Il lavoro dell'Assessorato alle Politiche Sociali

Per questo il Comune di Trieste da anni lavora per sensibilizzare le famiglie, gli educatori e le realtà che lavorano sul sociale, per far sì che la "lettura" delle criticità quotidiane "debba centrare il bersaglio, capendo da dove venga generato tutto ciò". "Dobbiamo continuare l'azione costante di coordinamento tutti assieme al fianco dei bambini, entrare nel loro linguaggio, per trasparire un sentimento di solidarietà" ha affermato Grilli chiudendo il suo intervento con l'idea che "generare condivisione ha la possibilità di trasformarsi in un elemento di fratellanza e comprensione. Il protocollo d'intesa tra i diversi soggetti fa in modo infatti che "si sia formata una squadra in supporto delle famiglie, così da esprimere vicinanza e fornire gli strumenti utili per affrontare queste criticità". 

Il 26 febbraio è una giornata molto importante

Il protocollo ha fatto sì che in pochi anni gli educatori, il Comune e i Servizi Sociali abbiano raggiunto 1150 studenti. "Siamo partiti con i primi 150 alunni - ha affermato la dottoressa Mara Pellizzari dell'Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste - e in quattro anni abbiamo svolto un grande lavoro. "Rispetto alla tematica del bullismo, prendendo in carico gli adolescenti, incontrando gli studenti in classe, rappresentando a livello teatrale il problema e, infine, tornando in aula per la rielaborazione della tematica: tutto ciò è un lavoro fondamentale".  L'attivazione delle consulenza con gli enti pubblici in merito alla tematica degli abusi diventa così parte del processo globale. "Il filone formativo - ha concluso Pellizzari - è l'ultimo ma rappresenta a tutti gli effetti la punta del percorso. Il seminario del 26 febbraio diventa importante proprio per questo". 

Le applicazioni più utilizzate

"Se si dà la possibilità ai ragazzi di parlare allora si aprono". Le parole sono della dottoressa Valentina Iurman, che lavora al protocollo come dipendente dell'Azienda Sanitaria. "Ascolto le storie "dense" e assieme agli insegnanti riussciamo a fare un grande lavoro. Gli insegnanti con cui lavoriamo ci segnalano le classi dove sono accadute le cose particolari". Proprio la Iurman, a margine della conferenza, ha raccontato come "le applicazioni più diffuse in rete e maggiormente utilizzate dai ragazzi sono Instagram ThisCrash, Whatsapp, Instagram, Snapchat; i ragazzini hanno 12 anni e sembra che sappiano tutto ma in realtà, su molte cose, non hanno minimamente le idee chiare". 

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