Fumetto, Akab: "A Trieste c'è un grande rispetto per il disegno"

AkaB da anni partecipa a diverse mostre collettive o personali organizzate dalla Daydreaming Project. Fumettista e videoartista milanese, ci ha raccontato la sua arte e il più recente progetto Stigma

Se aveste incontrato AkaB a Trieste, probabilmente lo avreste trovato sul ciglio della porta, incappucciato, sigaretta appena rollata in bocca. Sentendo i vostri passi, si sarebbe voltato e vi avrebbe detto una, due, massimo tre parole.

Il mio incontro con Gabriele Di Benedetto, in arte appunto AkaB, è andato più o meno così.

AkaB, per chi non lo conoscesse, è fumettista e videoartista milanese. Da molti anni bazzica per le vie di Trieste e il Knulp per partecipare a mostre collettive, personali e insegnare l'arte del fumetto con dei meravigliosi workshop. Abbiamo deciso di intervistarlo per raccontarvi cosa si cela dietro questo enigmatico nome e, soprattutto, i suoi spledidi disegni.

Ciao AkaB, chi sei?
Se avessi una risposta chiara a questa domanda, smetterei di lavorare.

Nel tuo campo, quali sono le tue influenze e riferimenti?
Si parte copiando dai più grandi, si finisce a rubare da tutto. La vita è l'unico riferimento.

Che tecniche usi?
Le ho girate un po' tutte, ma ora uso pennarelli casuali su carta qualsiasi.

Oltre a disegnare, scrivi anche le storie? Se sì, cosa ti piace raccontare? Dove ci porti?
Ricerco abissi da cui non sempre si riesce a tornare.

Giorno o notte?
AkaB in lingua Mia significa proprio notte, oscurità, segreto. Se l'uomo primitivo avesse dormito la notte, le belve lo avrebbero divorato.

Qualcuno deve vegliare il fuoco.

Musica o silenzio?
Musica e silenzio. Anche perchè la musica senza i silenzi sarebbe solo rumore. Sono le pause, i vuoti, che creano l'illusione dell'armonia.

Per il tuo lavoro viaggi molto. La domanda che vorrei farti a questo proposito è: com'è tornare?
Mmmh...mi chiedi una cosa abbastanza delicata. Io ho un problema grave con il rientro, sempre. Non so perchè. Mi agita, divento molto nervoso e non sopporto nulla e nessuno. Più o meno, anche questa volta è andata così.

E hai bisogno di ricarlibrarti?
Esattamente. Però mi ci vuole un bel pò di tempo. In genere inizio a riambientarmi il giorno dopo.

Consideri Milano "casa"? Nella tua testa.
Non direi

E qual è casa tua?
Per lo stile di vita che faccio potrei vivere anche su una montagna tibetana e sarebbe lo stesso. Diciamo che ho capito presto che è sbagliato possedere le cose, mentre è sensato usarle. Per questo tendo a non avere praticamente nulla di mio, tantomeno una casa.
Per rispondere alla tua domanda ti direi che per me casa è ovunque io possa sdraiarmi e avere del tempo solo per me.

Che valore ha la farfalla che ha la ragazza sul viso in uno dei tuoi disegni?
Ha a che fare con moltissime cose, soprattutto con un mio libro che si chiama Monarch.
Monarch è anche una tipologia di farfalla che compie lunghissimi tragitti. Veri e propri viaggi che attraversano continenti. Come sai, le farfalle vivono poco, un paio di giorni al massimo. Ma prima di morire, depongono le uova e le nasciture continuano il viaggio iniziato dalle precedenti come se avessero ricevuto quest'informazione proprio geneticamente. Se ci pensi, è una cosa in teoria impossibile.

Oltre a questo Monarch è anche il nome di un progetto per la manipolazione degli individui, legata ad un progetto della CIA che si chiama MK Ultra.
Si tratta di cose vere, documentate; non di scie chimiche. Gli Stati Uniti hanno anche chiesto ufficialmente scusa, ma ovviamente hanno continuanto a sperimentarlo.

Ogni tanto ti senti una Monarch? Nel senso di farfalla...Se sì, credi di avere un compito da portare avanti?
Mio padre da giovane voleva fare il pittore, poi ha dovuto mollare per andare a fare un lavoro che non gli piaceva per mantenere la famiglia. Forse un'informazione nel mio dna vuole portare a termine quella missione mancata.

Recentemente sei stato nuovamente ospite di Daydreaming a Trieste. Cosa senti arrivare da questa città?
Vengo a Trieste una volta l’anno da ormai moltissimo tempo. Trieste è strana, ha un sacco di piccole cose che mi affascinano. L’architettura austroungarica, Joyce, le catene sulle stradine per tenersi dal vento, la convivenza di culti diversi, le influenze di confine, i gabbiani killer, la luce bianca, Svevo, le tante gallerie. Oltre a questo noto un interesse e un rispetto verso il disegno, che manca nella maggior parte delle altre città italiane.

In questa occasione hai presentato il Progetto Stigma. Cos'è?
Quando avevo meno di vent’anni con un gruppo di amici ho dato vita a una casa editrice che in 4 anni ha bruciato le tappe fino ad esplodere nel cielo. Vent’anni dopo sono ancora qui con un gruppo di amici a dare vita a questa nuova etichetta selvaggiamente autogestita. L’idea è semplice, ridare agli autori totale controllo sul proprio lavoro. Siamo adulti e vaccinati, ci controlliamo tra di noi, non abbiamo più bisogno di padri, insegnanti o tutor. Come sempre l’intento è fare i libri a fumetti che vorremmo vedere in giro e giocare con il linguaggio senza preconcetti o limiti. Parlare di soldi è sempre volgare ma è programmatico in Stigma riconoscere una grossa fetta delle vendite a chi il libro lo fa materialmente - il 30 % su tutto il venduto partendo dalla prima copia, per essere esatti.

Per questo abbiamo deciso di non mettere mai il logo Stigma in copertina, per sottolineare anche graficamente che il libro è sopratutto di chi lo fa, non di chi lo stampa o lo distribuisce. Infatti tutti i diritti rimangono all’autore che è libero di ristamparlo con chi vuole il giorno seguente l’uscita. Insomma il pallone è suo e nessuno glielo può bucare. Ogni Stigma uscita sarà preceduta da due mesi di prevendita on line e ormai è chiaro come il nodo non sia più la distribuzione ma la promozione. Come si cambia, per non morire. Autore è una parola terribile che viene da autorità, ma come dice Cartman forse è arrivato il momento di farla rispettare.

Il fumetto non c’entra con la politica, gli intrighi di redazione, i favori, il sociale, la comicità, gli impiegati, il super io, la tecnica, la cronaca, il lavoro, la professionalità, religione, pubblico, figa, civiltà, hipster, cineserie, educazione, pirati, medicina, tv, cani, rivoluzione, slogan, detective, arte, navi, psicologia, generi, marketing, motociclismo, non c’entra con nulla se non con se stessi e il proprio stigma.

Durante il live hai raffigurato due donne che si baciano, nero su bianco, e una scritta: "Veleni come medicine". Cos'è per te veleno oggi? E tu, hai una medicina?
Quel disegno viene dal fatto che nella casa in cui ero ospite a triste, c’era un vecchio armadietto di una farmacia con una targhetta con su scritto “veleni”. Le medicine in se sono veleni, si passa dalla malattia per potercene liberare. Diventarne immuni.

Dove possiamo trovare i tuoi lavori?

https://progettostigma.com/

https://www.facebook.com/akab23/

http://mattatoio23.blogspot.com/

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