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Camorra, Moroso (DIA): "Gli imprenditori croati non erano abituati a questa realtà"

Nelle indagini si è scoperto che Fabio Gaiatto, noto “faccendiere” già implicato in un giro di trade finanziario dai risvolti oscuri, aveva iniziato ad investire capitali in Croazia. Quando da Pola sono partite le denunce nei suoi confronti e le autorità croate avevano disposto il blocco delle società e dei conti correnti

 

La mano della camorra valica i confini italiani e spunta in Croazia. La notizia è relativa all’arresto di sette persone di origine campana accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso, punta dell’iceberg dell’operazione condotta dalla Procura della Repubblica di Trieste e denominata “Piano B”.

Il business in Istria

Nelle indagini si è scoperto che Fabio Gaiatto, noto “faccendiere” già implicato in un giro di trade finanziario dai risvolti oscuri, aveva iniziato ad investire capitali in Croazia. Quando da Pola sono partite le denunce nei suoi confronti e le autorità croate avevano disposto il blocco delle società e dei conti correnti, la camorra aveva mandato sei persone a controllarne i movimenti con l’obiettivo di rientrare in possesso degli oltre 10 milioni di euro investiti sul territorio alto adriatico.

“Gli imprenditori croati non erano mai entrati in contatto con questa realtà”

Il colonnello Giacomo Moroso della Direzione Investigativa Antimafia di Trieste ha commentato così “Abbiamo riscontrato questa situazione a cui gli imprenditori croati non erano abituati. Non avevano mai visto e non erano mai entrati in contatto con questa realtà. Grazie all’attività tecnica siamo riusciti a riscontrare sia gli investimenti che questo tipo di comportamenti che si è continuato a perpetrare anche in territorio italiano, in riferimento alla regione Friuli Venezia Giulia e Veneto”.

Tra gli indagati anche una persona residente a Trieste

Nelle numerose perquisizioni messe in atto dalla Direzione Investigativa Antimafia con il supporto della Guardia di Finanza di Trieste, spicca anche quella effettuata a Trieste. “Abbiamo trovato 42mila euro in contanti che sono stati sottoposti a sequestro. La persona era uno degli ideatori di un tentativo di estorsione proposto al Gaiatto il quale, tra le due ipotesi per rientrare della disponibilità dei milioni di euro della camorra, gli avevano proposto il piano b, vale a dire “guardare” la volontà di alcuni soggetti affinché ritirassero le denunce e rinunciassero ai crediti vantati nei confronti del Gaiatto”.

Nelle intercettazioni, secondo la DIA fa esplicito riferimento al piano b, affermazione che poi ha dato il nome all’operazione antimafia che ha portato all’arresto delle sette persone indagate.

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