Assenteisti alla Scuola Interpreti: assolto l'unico dipendente che non ha patteggiato la pena

Alberto Severi pienamente scagionato dalle accuse: il suo operato andava a vantaggio dell'Università e dei suoi dipendenti

Voleva aumentare la sue efficienza, a vantaggio dell'Università e dei suoi colleghi, ma è stato coinvolto dall'inchiesta sugli assenteisti della Scuola per Interpreti e Traduttori. A differenza dei suoi colleghi, Alberto Severi, uno dei due tecnici informatici di quello che è poi diventato Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell`Interpretazione e della Traduzione, ha deciso di far valere le proprie ragioni e non patteggiare (per gli altri 18 dipendenti pene - sospese - da 4 a 10 mesi e risarcimento per l'Ateneo da 200 a 2000 euro). 

«Oggi (5 febbraio, ndr), davanti al GUP di Trieste dott. Laura Barresi, si è svolto l'ultimo atto della vicenda riguardante il dott. Severi nell'ambito dell'indagine condotta dal Sostituto Procuratore dott. Federico Frezza e riguardante i dipendenti della Scuola per Interpreti e Traduttori dell'Ateneo triestino accusati di truffa ai danni dello Stato per aver gli stessi omesso di timbrare il cartellino per segnalare la propria uscita anticipata dal luogo di lavoro - spiega una nota dell'avvocato Federico Valori (in foto), difensore di Alberto Severi -. Infatti la dott.ssa Barresi dopo aver sentito personalmente un collega del dott. Severi, la cui testimonianza era già stata assunta nelle forme delle indagini difensive, ha ritenuto, accogliendo la concorde richiesta delle parti, di pronunciare sentenza di non luogo a procedere».

Avvocato-Valori-2Severi, che aveva l'ufficio/laboratorio presso la sede di via Filzi, «ha potuto dimostrare di essersi assentato dalla sede ove prestava la propria attività lavorativa istituzionale solo per adempiere a mansioni lavorative ulteriori e riguardanti la diversa sede di P.le Europa. Egli ha spiegato di aver omesso in alcune circostanze la timbratura del cartellino solo per accelerare l'esecuzione dei lavori assegnatili evitando le lunghe e rigide procedure autorizzative che avrebbero comportato inevitabili ritardi e disagi all'intera struttura - continua l'avvocato Valori -. Vale la pena ricordare che il dott. Severi, tecnico informatico, si occupava della gestione del sistema informatico dell'Università, occupazione questa che rendeva necessario il suo frequente spostamento da una sede all'altra nonché l'approvigionamento di materiale atto a porre rimedio agli inconvenienti che via via si manifestavano». 

Proprio in merito a quest'ultimo punto, l'approvigionamento, Alberto Severi, «è stato fotografato dai Carabinieri con una borsa Ikea particolarmente rigida (e atta al trasporto di computer desktop) e non con borse della spesa; inoltre durante le uscite si recava spesso presso negozi specializzati per comprare il materiale utile alle riparazioni urgenti».

Insomma, come detto, Severi è stato pienamente scagionato dalle accuse poichè anzi, addirittura il suo operato andava a vantaggio dell'Università e dei suoi dipendenti: infatti solo le pratiche burocratiche da compilare avrebbero comportato giorni di ritardo nello svolgimento del suo lavoro.

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