Nuovi alloggi e incasso degli affitti, Ater punta al recupero delle case "sfitte"

Questa mattina il presidente Riccardo Novacco e l'assessore regionale al Territorio Graziano Pizzimenti hanno convocato una conferenza stampa per spiegare l'opera. Sullo sfondo rimane l'incognita "ecobonus" e il quadro degli appartamenti sfitti

A fine giugno Ater sarà pronta per assegnare circa 50 nuovi alloggi alle persone che a Trieste sono in lista per ottenere finalmente un appartamento. A darne notizia sono stati il presidente dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Riccardo Novacco e l’assessore regionale al Territorio Graziano Pizzimenti che nel capoluogo giuliano hanno convocato una conferenza stampa per spiegare l’operazione di recupero. 

Assegnare appartamenti e incamerare affitti

Illustrando l’avanzamento dei lavori per circa 150 mila euro di un palazzo in via delle ombrelle (nell’area del ghetto ndr), Novacco e Pizzimenti hanno approfittato per fare il punto della situazione dell’edilizia popolare alle prese con la cosiddetta fase 2 del CoViD-19. “Abbiamo tracciato delle linee guida – ha riferito il presidente Ater – che tengano conto soprattutto delle risposte concrete da dare ai cittadini”. Restauro di alloggi, contenimento della spesa e gestione puntuale del patrimonio. 

La situazione dello "sfitto"

Ater a Trieste gestisce circa 1500 strutture residenziali. Nel corso degli anni, 2000 sono rimaste “chiuse” e ora, attraverso un’operazione che vuole “incrementare l’offerta alloggiativa e sostenere l’indotto del territorio”, Novacco punta al recupero di molte delle zone “abbandonate” anche per poter così incassare nuovi affitti. Il quadro dello sfitto triestino è il seguente: dei sopracitati 2000 appartamenti, 450 sono “vetusti” e “impossibili da ristrutturare”, 500 fanno parte dell’opera di ristrutturazione e altri 1000 che potrebbero vedere nuova vita solamente nel corso degli anni a venire. “Annualmente assegniamo tra i 200 e i 300 alloggi derivanti da riuso o da nuove costruzioni che vengono finanziati con i ricavi da canone e da fondi pubblici” si legge nella nota aziendale.

L'operazione

Il punto critico però è quello relativo alle domande che vengono soddisfatte dal 10 per cento dell’offerta. Un dato molto basso, se si pensa alle necessità dei cittadini e al probabile bisogno da parte dell’azienda di “recuperare” terreno sul fronte dei bilanci. È in questo contesto che infatti si inserisce l’operazione legata al recupero dello sfitto. Da un lato si vuole restituire alla cittadinanza spazi abitativi inutilizzati, dall’altro riuscire a mettere a bilancio ulteriori centinaia alloggi da dove incamerare il pagamento delle locazioni.

Ecobonus sì o ecobonus no? 

Ater ha anche affermato che intenderà usufruire dell’ormai celebre ecobonus anche se, come già espresso da diverse amministrazioni di categoria, le misure contenute nel decreto Rilancio potrebbero andare a creare uno spiacevole collo di bottiglia. In un periodo in cui molte aziende edili sono alle prese con finanziamenti pregressi (da pagare ndr) e l’ombra di una crisi che ha duramente colpito il settore, il credito d’imposta e lo sconto in fattura non entusiasma un comparto che ha bisogno di liquidità ora e subito. “Monitoreremo la situazione – hanno fatto sapere i vertici di Ater - e cercheremo di capire meglio come si potrà agire". 

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Il commento

Un testo che potrebbe quindi rivelarsi una sorta di flop dal punto di vista numerico (come visto le piccole imprese potrebbero scegliere di non usufruirne, o addirittura di preferire il cosiddetto "nero" ndr), e contemporaneamente favorire il fronte dei grandi "palazzinari" con le spalle larghe e la possibilità di attendere. Insomma, se i timori delle categorie coinvolte si rivelassero fondati, l'ecobonus potrebbe rappresentare l'ennesimo favore ai "potenti". 

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