«Aumento della criminalità a Trieste? Il risultato se si vede la sicurezza come un costo»

17.47 - Dura condanna ai tagli e i dati de Il Sole 24 Ore da parte del segretario provinciale Sap, Lorenzo Tamaro

«Trieste è una città vivibile rispetto a molte altre realtà d’Italia, ma Trieste è meno sicura di qualche anno fa, come lo sono tutte le città sul territorio nazionale. Le moltivazioni sono molteplici: la crisi economica, un’immigrazione clandestina incontrollata dallo Stato ma ben gestita dalla criminalità organizzata, la certezza dell’impunità per chi commette dei reati e un arretramento della sicurezza dovuto ai tagli, ormai cronici, degli ultimi anni ai danni delle forze dell’ordine che, oltre ad aver subito un innalzamento dell’età media degli operatori, ha visto ridurre il loro numero». Lorenzo Tamaro, segretario provinciale del Sap, Sindacato autornomo di Polizia, commenta i dati pubblicati su Il Sole 24 Ore che vedono Trieste "pecora nera" dell'incremento dei reati nel 2013.

Tamaro Sap«Proprio in questi giorni abbiamo conferma della volontà da parte del Dipartimento di P.S. di chiudere molti presidi di Polizia. Una criminalità sempre più efferata ed attrezzata trova terreno fertile anche grazie alla miopia di chi oggi crede ancora che la “sicurezza” sia un costo e non una necessità per un Paese moderno e democratico - attacca Tamaro -. Si continua quindi a chiudere, accorpare uffici a macchia di leopardo, lasciando territori completamente sguarniti anzichè unificare le “troppe” forze di polizia (5 nazionali e 2 locali) per risparmiare risorse da destinare ad una sicurezza più moderna, snella ed efficiente».

«Trieste rispetto a molte altre realtà italiane ha sempre goduto di una buona presenza sul territorio delle forze dell’ordine grazie anche alla sua posizione geografica - spiega il segretario -; questo certifica di fatto quanto sia importante la presenza sul territorio dei tutori dell’ordine. È innegabile che anche a Trieste ci siano forti difficcoltà, spesso denunciate dal Sap, legate soprattutto dal mancato investimento di risorse economiche sotto tutti gli aspetti dall’assunzione di personale giovane alle dotazioni, agli automezzi e perfino a quotidianità apparentemente banali come le divise e pulizie. Di esempi ne potremmo fare veramente tanti! Non ci si meravigli quindi se le statistiche, anche quelle fornite da qualificati “quotidiani di settore” non sono più così rassicuranti come in passato, perché in realtà fotografano un aumento del degrado anche della nostra città».

«Non serve trovare giustificazioni, solo per addolcire la pillola, legate al senso civico innato nella cultura del triestino che diligentemente denuncia quasi ogni cosa - conclude Tamaro -, serve piuttosto spingere a una cultura della sicurezza diversa. Serve capire che “tagliare la sicurezza” significa imbarbarire la nostra società e peggiorare la qualità della vita di tutti i cittadini».

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