Chirurgia robotica anche a Cattinara: “braccia” di un robot guidate dalle mani del chirurgo (VIDEO)

Consentirà interventi mini invasivi complessi e ad alta precisione nell'ambito delle operazioni chirurgiche in urologia, chirurgia generale, otorinolaringoiatria e ginecologia

Presentate ufficialmente le attività di chirurgia robotica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste: dal mese di aprile, infatti, l’Asuits si è dotata del robot “Da Vinci Si”, una piattaforma robotica che consente di eseguire interventi mini invasivi complessi e ad alta precisione, che viene utilizzato nell’ambito degli interventi chirurgici in urologia, chirurgia generale, otorinolaringoiatria e ginecologia, in quest’ultimo caso in collaborazione con il Burlo Garofolo. Trieste è la prima realtà nella regione Friuli Venezia Giulia in cui è operativa la piattaforma da Vinci; precedentemente solo Udine aveva un qualcosa di tecnologicamente ormai molto arretrato.

BRACCIA, MANI E VISTA ROBOTICHE - La chirurgia robotica rappresenta allo stato attuale l’ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva, successiva alla laparoscopia. Mediante l’utilizzo della piattaforma robotica, il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovra le “braccia” di un robot, equipaggiate con gli strumenti chirurgici più adatti alle manovre da compiere. Il tutto avviene mentre il chirurgo rimane seduto dietro ad una console situata in sala operatoria a pochi metri dal paziente. La postazione di controllo si basa su tecnologie in grado di trasformare il movimento delle mani del chirurgo in impulsi che vengono inviati alle braccia robotiche. Grazie a questo sistema il chirurgo viene letteralmente "immerso" nel campo chirurgico, senza ausilio di occhiali o altre apparecchiature, ed è in grado di valutare al meglio i piani di dissezione anatomici “vivendo" l'intervento chirurgico quasi dall'interno del corpo del paziente.

VANTAGGI - Urologia, chirurgia generale e oncologica, chirurgia otorinolaringoiatrica e chirurgia ginecologica sono solo alcune fra le specialità chirurgiche in cui più spesso trova applicazione la chirurgia robotica. Questa chirurgia, decisamente meno invasiva e cruenta rispetto alla chirurgia tradizionale, porta con se numerosi benefici, ripartiti equamente fra l’operatore e il paziente che si sottopone all’intervento. Il robot, infatti, consente una maggior facilità di accesso a vie anatomiche particolarmente difficoltose, oltre ad una maggior precisione demolitiva nei confronti dei tumori e riduzione dei tempi di intervento. Le cicatrici che residuano da una procedura di chirurgia robotica (come già avviene con le tecniche laparoscopiche tradizionali) sono piccole e poco evidenti, inoltre il dolore è ridotto al minimo, il rischio di complicanze post-operatorie è molto più basso (il rischio di incontinenza e impotenza post-operazione urologica sono molto alti) e la ripresa delle attività della vita quotidiana è molto più rapida che con la chirurgia tradizionale (per esempio un paziente viene dimesso dopo 2 giorni invece che 8 come nelle normali operazioni: il che rende anche possibile abbattere i costi: il macchinario infatti è stato preso provvisoriamente "a noleggio": il costo è di 5 mila euro a intervento chirurgico e la previsione è di adoperarlo dalle 50 alle 60 volte nel corso del 2017).

COMMENTI - Secondo il direttore Asuit Nicola Delli Quadri «questa innovazione dimostra, ancora una volta, che il sistema sanitario triestino rappresenta una realtà importante al servizio del cittadino, coordinata con tutte le altre organizzazioni come il Burlo e l’Azienda per l’Assistenza sanitaria n. 2 “Bassa Friuliana e Isontina”». «Questo macchinario ha portato un entusiasmo in sala operatoria che era un po' che non vedevo», ha sottolineato commosso Carlo Trombetta, direttore della Struttura complessa di Clinica Urologia Asuits (che nel video spiega l'utilizzo del macchinario). L'assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca ha evidenziato «la valenza della cooperazione tra le strutture sanitarie, che utilizzeranno insieme la chirurgia robotica. Il fatto che i professionisti si parlino e collaborino rappresenta la miglior garanzia per una sanità che funziona bene». «Siamo abituati a vedere sempre le criticità, ma dovremmo invece iniziare ad avere consapevolezza del livello socio-sanitario di eccellenza della nostra città», ha sottolineato l'assessore ai Servizi sociali del Comune di Trieste Carlo Grilli. «Abbiamo preso in considerazione le richieste dei professionisti, con un'Università presente in questa istituzione in cui tutti si sono seduti intorno a un tavolo senza egoismi», ha aggiunto Roberto Di Lenarda, direttore del Dipartimento universitario clinico di Scienze mediche, chirurgiche e della salute dell'Università degli Studi di Trieste. 

BURLO - «Vista la complessità dello strumento e il necessario, ingente, investimento, l’IRCCS Burlo Garofolo ha scelto di acquisire un medico già esperto nell’utilizzo di questa tecnologia, affinché vi siano all’interno dell’Istituto le specifiche competenze necessarie per poter usare il robot da subito, propendendo per un addestramento progressivo del team, ma essendo immediatamente operativi - ha spiegato il direttore Gianluigi Scannapieco -. Dal primo aprile ha preso servizio al Burlo il dottor Federico Romano, che sarà il riferimento per l’utilizzo del robot e che ha all'attivo oltre 50 interventi. Classe 1980, nato a Palermo, si è dedicato allo sviluppo della chirurgia minimamente invasiva con approccio laparoscopico e robotico. Le applicazioni in ginecologia della chirurgia sono molteplici e consentiranno all’Istituto di migliorare la propria performance in tutti i campi della chirurgia ginecologica, dal trattamento chirurgico della patologia benigna, dell’endometriosi, dei difetti del pavimento pelvico e nella cura della patologia oncologica. I trattamenti di questo tipo, applicati alla ginecologia, permettono non solo di minimizzare l’invasività - diminuendo quindi il dolore post operatorio, la qualità del recupero della donna - ma hanno un ruolo centrale anche nell’impegno costante dei ginecologi di fare il possibile per salvaguardare, ove vi è il contesto, la capacità riproduttiva della donna».

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