Stagionalità e diffusione del virus, l'epidemiologo Zorzut: "Il Brasile ci sta dicendo qualcosa?"

"Negli ultimi 10 giorni si sta assistendo ad un repentino incremento di infetti in Brasile ed in Sud America. Attualmente il Brasile è al 4° posto tra i paesi più colpiti. Considerando che del Covid-19 sappiamo ancora poco, non si può escludere, a priori, che la stagionalità giochi un ruolo importante".

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Negli ultimi 10 giorni si sta assistendo ad un repentino incremento di infetti in Brasile ed in Sud America. Attualmente il Brasile è al 4° posto tra i paesi più colpiti. Questa evoluzione deve essere monitorata con attenzione. Può essere determinata da una semplice diffusione sfasata, in ritardo, del virus ma considerando che del Covid-19 sappiamo ancora poco, non si può escludere, a priori, che la stagionalità giochi un ruolo importante. Un recente studio dell'Università Statale di Milano, analizzando su scala globale le relazioni tra i casi di Covid-19 e le condizioni climatiche, suggerirebbe che la diffusione del virus sarebbe influenzata anche dalla temperatura e dalla umidità. La pandemia potrebbe colpire più duramente nei prossimi mesi, nell'America meridionale, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda. Dall'incrocio con i valori di temperatura e umidità dei mesi invernali e primaverili dell'epidemia, è emerso che il contagio si diffonde più rapidamente a temperature di circa 5°C e umidità medio-bassa. Viceversa, in climi molto caldi e umidi, l'epidemia avrebbe colpito con forza minore, anche se nessuna area popolata del mondo sembra essere immune. Ora nell'emisfero australe è autunno e fra un mese sarà inverno, con la ricomparsa certa dell'epidemia influenzale causata dal ceppo A H1N1 (Mixovirus dell'influenza). Oggi non sappiamo ancora se anche il Coronavirus avrà un andamento analogo, al di la delle tante ipotesi formulate. Non dovrebbe essere così, ma se fosse aumenterebbero le probabilità di una ripresentazione annuale, periodica, legata all'inverno. Ma è solo un problema di stagionalità? C'è un rischio non sufficientemente valutato e non è direttamente correlato al clima. Se il Coronavirus e questo Covid in particolare, presentasse delle analogie con i Mixovirus ci potrebbero essere dei problemi aggiuntivi inaspettati.

I Mixovirus vanno incontro ad un riassortimento annuale in cui uno o più dei segmenti del genoma vengono sostituiti dal corrispondente segmento genomico di virus influenzali aviari o suini. Gli studi sulla sequenziazione hanno rivelato che avviene anche un adattamento diretto del virus aviario all’uomo, ma questo non è sorprendente. Le popolazioni dei virus ad RNA dell’influenza consistono in un miscuglio di microvarianti, ognuna delle quali può diventare dominante se si verifica una pressione selettiva appropriata. E tutto ciò avviene, da sempre, in Asia sud-orientale (CINA) dove si determina un’infezione mista tra uomo, maiali ed anatre per una elevata promiscuità domestica uomo animale. Il maiale agirebbe come un “recipiente di rimescolamento” e il virus risultante è in grado di infettare l'uomo. Questo purtroppo crea una forte analogia con il salto di specie animale-uomo, pipistrello, pangolino, zibetto o addirittura serpenti che sarebbe avvenuto a Wuhan all'esordio di questa pandemia da Coronavirus. Per inciso sono tutti animali che vengono macellati in loco nei mercati e quindi venduti, a fini alimentari, ai clienti. La provincia del Guandong è quella più indiziata, ma non esistono areali limitati per cui lo Hubei dove si trova Wuhan presenta caratteristiche sociali alimentari e demografiche simili, quindi di nuovo si ripresenta la suggestiva e preoccupante analogia con questo Coronavirus, essendo la zona geografica di origine sempre la medesima Per inciso, queste considerazioni consentono su dati oggettivi, demografici ambientali, geografici, storici e virologici, di non avere bisogno di ipotizzare improvvide fughe di virus da altrettanto misteriosi laboratori di ricerca. La Cina da sempre e naturalmente è individuata come l'incubatore principale dove avvengono le ricombinazioni virali di interesse planetario. Sarà importante verificare ed osservare, in mancanza di certezze, e non potendo giungere a conclusioni solo su basi analogiche-deduttive come evolverà la pandemia da Covid-19, nell'emisfero sud del pianeta ed in Brasile in particolare, nell'imminenza dell'inverno . Basta attendere un mese e sapremo se ce ne libereremo, definitivamente. dott Fulvio ZORZUT Medico Epidemiologo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva Ordine dei Medici di Trieste n 2415 cell 338 7923325

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