Il Comune assumerà 252 dipendenti nei prossimi tre anni

Nel 2019 si va dal concorso per cinque insegnanti di religione ai 13 posti disponibili per istruttore amministrativo, dai 10 ragionieri fino ai nuovi 20 agenti di Polizia Locale. Lobianco: "Un piano di fabbisogno puntuale che risponde alle vere esigenze". Torna l'ipotesi Trieste Servizi?

Il piano di fabbisogno occupazionale del Comune di Trieste prevede 252 nuove assunzioni per il triennio 2019-2021. Dopo l’approvazione del bilancio nella seduta consiliare della scorsa settimana, l’assessore alle Risorse Umane, Michele Lobianco ha presentato il piano che intende sviluppare “un’azione sincrona sulla gestione del personale dove sicurezza, sviluppo e visione rappresentano i tre pilastri di questa operazione”. C’è un po’ di tutto all’interno delle categorie professionali che piazza Unità vuole, e deve, assumere.

Insegnanti, Polizia Locale e molto altro

“Per quanto riguarda l’anno in corso, il fabbisogno comunale – ha affermato Lobianco – è pari a 164 unità e le rispettive necessità verranno soddisfatte attraverso l’utilizzo di graduatorie già esistenti, nuovi concorsi, mobilità, stabilizzazioni e l’utilizzo di graduatorie di altri enti, oltre ai ruoli riservati alle persone disabili”. Si va dal concorso per insegnanti di religione – cinque i posti ndr – ai 13 posti per istruttore amministrativo che verranno riempiti grazie ad un concorso pubblico, dai 10 ragionieri fino ai nuovi 20 agenti di Polizia Locale. Di questi 10 verranno a rimpinguare le fila in virtù dello scorrimento della graduatoria per la riorganizzazione, mentre i restanti 10 per effetto dello scorrimento della graduatoria per cambio profilo”.  

Chi viene e chi va

Il piano è nato anche in virtù delle quiescenze e dei pensionamenti. “Su 420 dipendenti, 28 vengono raggiunti dalla quota 100 e quindi il fabbisogno occupazionale del comune aveva bisogno di un programma puntuale e ben definito, per andare incontro alle vere esigenze dell’amministrazione” ha continuato Lobianco.

Torna l'ipotesi Trieste Servizi?

Un elemento che era stato “messo in discussione” ancora lo scorso autunno con la proposta dei consiglieri Panteca e Cason di creare la “Trieste Servizi”, una società in house che avrebbe dovuto riorganizzare la gestione di alcuni servizi di palazzo Cheba. Una discussione che era stata arginata dalla maggioranza e dal consiglio comunale stesso, dopo alcune vibranti polemiche scatenate dai sindacati e che aveva fatto storcere il naso anche al sindaco, Roberto Dipiazza.

Venerdì 5 aprile sono state presentate 750 firme all’Ufficio Protocollo del Comune di Trieste, “affinché il Consiglio Comunale assuma un atto di indirizzo nei confronti della Giunta per costituire una società di servizi secondo il modello “Trieste Servizi” proposto dai consiglieri Cason e Panteca” così nella nota spedita alla nostra redazione.

"Mi occupo di altro", così Lobianco

Evidentemente l’idea della Trieste Servizi, bocciata in autunno, non è stata mai abbandonata dalla lista Dipiazza. “Al di là della mia posizione personale, che è di netta contrarietà nei confronti di questa nuova società, voglio solo dire che mi occupo dell’assessorato alle Risorse Umane e non di altro” è stata questa la risposta di Lobianco alla domanda sulla posizione della Giunta in merito alla raccolta firme presentata.

Cason: "Siamo estranei alla raccolta firme"

Roberto Cason, la “mente” assieme a Francesco Panteca, dell’idea Trieste Servizi prende le distanze da un personale coinvolgimento nella nuova proposta. “L’iniziativa è partita da cittadini e noi siamo assolutamente estranei alla raccolta firme. Non abbiamo mandato neanche mezza persona a firmare perché volevamo deliberatamente tenerci fuori” ha commentato Cason.

“Per evitare agitazioni sindacali e a fronte di pressanti richieste abbiamo sospeso e ritirato l’idea. Oggi però, in virtù della petizione popolare di 750 firme valide l’amministrazione non potrà evitare la discussione. Con ogni probabilità andrà in commissione, visto che l’altra volta non eravamo riusciti ad analizzarla attentamente in quella sede”.

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