Rotta balcanica, spunta lo spettro del filo spinato in Carso

Il ministro degli Interni Matteo Salvini ha fatto riferimento alla possibile costruzione di barriere fisiche lungo il confine con la Slovenia. Il numero dei migranti che stanno arrivando in Friuli Venezia Giulia negli ultimi giorni è nettamente in aumento

Immagine d'archivio

La rotta balcanica si è riaccesa e gli arrivi di migranti in Friuli Venezia Giulia sono in costante aumento. La situazione al confine tra Italia e Slovenia degli ultimi giorni fotografa un flusso ininterrotto di persone che puntano in direzione Trieste, spinti dalla speranza di entrare in territorio italiano e ottenere, nella maggior parte dei casi, la protezione internazionale. I casi di rintraccio sono all'ordine del giorno e i carabinieri, la Polizia di Frontiera e il reggimento Piemonte Cavalleria sono impegnati quotidianamente sul territorio alle spalle del capoluogo regionale. 

Cinque giorni fa rintracciati 18 migranti

La difficile giornata di ieri

Le notizie relative al rintraccio di centinaia di persone hanno portato alle reazioni politiche anche da parte del ministro degli Interni Matteo Salvini, che dopo la difficile giornata di ieri, contraddistinta dalla forzatura del blocco da parte della nave Sea Watch 3 a Lampedusa, potrebbe valutare l'erezione di barriere fisiche sul confine italo-sloveno. "Si è riaperta la rotta balcanica, a luglio partiranno i pattugliamenti misti con gli sloveni, ma se il flusso di migranti non dovesse arrestarsi, a mali estremi estremi rimedi: non escludiamo la costruzione di barriere fisiche alla frontiera come fatto da altri Paesi europei".

Gli arrivi degli ultimi giorni

A fronte della riduzione degli sbarchi si è riattivata - in verità non si era mai fermata - la rotta che risale i Balcani e che dalla Bosnia vede migliaia di persone passare le frontiere tra Bosnia e Croazia prima, e tra Croazia e Slovenia in un secondo momento, per concludere la "corsa" in Friuli Venezia Giulia. La situazione si fa "rovente" e l'arrivo continuo di migranti mette a dura prova anche il sistema di accoglienza che al momento ha in carico poco più di 1200 persone. Se gli arrivi dovessero continuare non sono da escludere scenari critici. 

Le reazioni dei sindacati di polizia

"Il FVG non è il confine d'Europa"

"Non auspico la sospensione di Schengen né l'innalzamento di barriere, ma sono ipotesi che non si realizzeranno soltanto se c'è il rispetto delle regole da parte di tutti i Paesi". Il governatore del Friuli Venezia Giulia ha commentato così l'ipotesi della sospensione di Schengen paventata negli scorsi giorni e tornata prepotentemente alla ribalta dopo gli arrivi degli ultimi giorni. "Il Friuli Venezia Giulia non è il confine dell'Europa. Ci sono altri Paesi che fanno parte dell'Unione Europea che dovrebbero presidiare quei confini" così sempre Fedriga. 

Il presidente del Friuli Venezia Giulia incontrerà Salvini la prossima settimana a Roma. "Tutte le ipotesi sono al vaglio per metter in campo gli interventi necessari a fermare la rotta balcanica che si sta rafforzando". Fedriga punta il dito contro l'Unione Europea. "È un sistema che sta collassando ed è la stessa Unione Europea a non far rispettare i trattati di Schengen, che attribuiscono ai paesi che rappresentano i confini estremi il dovere dei controlli". 

I passeur arrestati negli ultimi giorni

La migrazione va avanti da anni

La situazione è quindi molto delicata. Le persone che si dirigono verso l'Unione Europea attraverso la rotta balcanica sono sempre di più anche per l'effetto del blocco dei porti del sud Italia. Il fenomeno non è destinato a scomparire né si arresterà. Le reazioni politiche e l'individuazione di una soluzione sono solamente una piccolissima parte nella vicenda che coinvolge per la maggior parte giovani che lasciano il proprio paese di origine. E' un quadro che non si può ridurre ai soli arrivi sul Carso o ai comunicati stampa: la migrazione va avanti da anni, e al momento nessuno sembra aver trovato una soluzione. 


 

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