Coronavirus, a Monfalcone attivato il primo protocollo di auto-isolamento

Si tratta di una donna di origini cinesi atterrata all'aeroporto di Venezia, proveniente dalla Russia

E' stato attivato ieri, 22 febbraio, a Monfalcone, il protocollo di di auto-isolamento per possibile contagio da coronavirus per un civile non appartenente agli operatori sanitari. Lo riporta Telefriuli. Si tratterebbe del primo caso in Friuli Venezia Giulia. 

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Le procedure sono state attivate per una cittadina di origini cinesi che è atterrata all'aeroporto di Venezia dalla Russia, ma che è residente e lavora nella cittadina in provincia di Gorizia.
La donna non presenta alcun sintomo.

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Le parole del sindaco Cisint

Già nei giorni scorsi il sindaco è intervenuto nei confronti dell'autorità marittima ai fini dell'applicazione della circolare ministeriale relativa ai controlli sugli equipaggi delle navi che attraccano nel nostro porto. In realtà, oltre al fatto di una presenza significativa cinese che ammonta a circa 180 unità, il dato da considerare è l'esistenza in città di una consistente realtà di provenienza asiatica, quantificabile in diverse migliaia di persone, collegata al lavoro in Fincantieri e al personale delle navi in costruzione.

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"Si tratta - rileva il sindaco - di una comunità che potrebbe facilmente sfuggire alla verifica dei loro movimenti, che tende a convivere in condizioni di sovraffollamento e promiscuità e spesso in situazioni igienico sanitarie precarie. Con le ordinanze e i controlli degli scorsi mesi abbiamo messo un argine a una prassi diffusa di irregolarità di questo genere. Ciò non toglie che l'impiego di questo personale specie nelle ditte di subappalto nel cantiere non è stato mai disciplinato e che il blocco dei voli dalla Cina non può essere la sola garanzia per chi si muove su altri percorsi. Per questo, per garantire i nostri concittadini chiediamo attenzione al massimo livello su un territorio così complesso come quello monfalconese, nel quale l'impiego di personale in loco da parte di ditte e società, magari con sede straniera, rende possibile movimenti e flussi che, consapevolmente o inconsapevolmente, aumentano i fattori di potenziale rischio. In questo senso può essere utile e opportuno un presidio del territorio che includa anche questo nostro contesto delle aziende così particolare, con il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei soggetti produttivi e delle autorità di tutela preposte ai vari livelli, meglio se attraverso uno specifico protocollo di garanzia. E' un esigenza di cui voglio farmi carico a maggior serenità della mia città. Chi ha alimentato le polemiche verso la nostra azione di rispetto delle norme igieniche e dell'affollamento degli alloggi e sul governo del flusso incontrollato di stranieri in città, dovrebbe riflettere sulle dichiarazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità che esprime dubbi sulla tenuta sanitaria proprio di alcuni dei Paesi asiatici che alimentano questo flusso".

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