Crisi abitativa, il recupero fai-da-te degli stabili comunali

Per far fronte alle difficoltà di numerose famiglie è stato ideato, ed è in partenza, il progetto "Autorecupero casa" che prevede l'impiego di "volontari" per ristrutturare palazzi di proprietà del Comune in collaborazione con imprese di professionisti per poi avere la possibilità di occupare gli appartamenti rimessi a nuovo

E’ stato presentato oggi in Municipio il primo progetto di “Autorecupero casa” realizzato a Trieste. A illustrare l’importante novità sono intervenuti gli assessori comunali ai Lavori Pubblici Andrea Dapretto, alle Politiche per la casa ed Edilizia Privata Elena Marchigiani e alle Politiche Sociali Laura Famulari, con l’Amministratore Unico dell'ATER Raffaele Leo, presenti anche diversi capigruppo e consiglieri comunali (Toncelli, Decarli, Truglio e Barbo quale presidente della competente 1° Commissione).

E sono stati proprio gli assessori Marchigiani e Dapretto i relatori della delibera approvata venerdì in Giunta per autorizzare gli Uffici municipali a presentare alla Regione Friuli Venezia Giulia la richiesta di finanziamento del progetto. Richiesta che sarà portata in Regione lunedì - per la precisione alla Direzione Centrale per le Infrastrutture, Mobilità, Pianificazione Territoriale, Lavori Pubblici - e con la quale si formulerà domanda di contributo ai sensi della L.R. 30/12/2014, n. 27, art. 9, per un importo di Euro 239.400, corrispondente al 35% del totale della spesa prevista (684.000 Euro) per la realizzazione dell’intervento di riqualificazione edilizia “in autorecupero” dell’immobile da destinare a uso residenziale sito in via Piero della Francesca 4, nella zona di Guardiella.

«Si tratta – è stato spiegato - di un edificio composto da 5 piani e da 10 alloggi di uguali dimensioni (di circa 53 mq ciascuno), costruito nel 1949 e mai sottoposto a ristrutturazione completa le cui caratteristiche, e lo stato complessivo, con alloggi attualmente privi di adeguate condizioni di locabilità e in situazioni manutentive e impiantistiche pessime, hanno convinto il Comune, proprietario dello stabile, a sperimentare proprio qui la prima iniziativa “pilota” di autorecupero, la quale avrà, tra l’altro, valenza di “test” a livello regionale per verificare l’applicabilità di questa tipologia di interventi su più vasta scala».

«Il progetto – come ha ampiamente chiarito l’assessore comunale alle Politiche per la casa ed Edilizia Privata Elena Marchigiani, intervenendo per prima a illustrare l’impianto generale dell’iniziativa - è stato elaborato da Comune e ATER e prevede per la sua concreta attuazione, la costituzione tra i futuri beneficiari di una “cooperativa edilizia di abitazione” che riceverà dal Comune l’immobile in diritto di superficie trentennale e verrà accompagnata, nel processo di autorecupero, da un gestore sociale preposto a prestare assistenza per quanto riguarda sia la formazione all’attività edilizia, sia gli aspetti tecnici relativi alle procedure progettuali. Ovviamente una parte delle attività dovrà essere esternalizzata a imprese professionali, lasciando però agli “autorecuperanti” le attività più leggere, che comunque consentiranno un sensibile abbattimento dei costi. E proprio grazie al contributo regionale (come detto, pari al 35% del costo complessivo dell’operazione), le spese a carico della cooperativa edilizia vengono stimate come equivalenti a una quota mensile di non più di 160 Euro circa».

«Come Amministrazione siamo perciò davvero molto contenti che questo “progetto pilota” possa prendere avvio – ha rimarcato la Marchigiani – poiché, nel suo insieme, consentirà di raggiungere non uno ma più obiettivi contemporaneamente, tutti molto significativi: da un lato, offrire una buona soluzione abitativa a persone in difficoltà economiche consentendo loro, nel contempo, di fare un’interessante e utile esperienza di apprendimento lavorativo, in più con un importante sostegno pubblico e un abbattimento dei costi; dall’altro lato, l’iniziativa permetterà al Comune, che ne resta alla fine il proprietario, di recuperare e rimettere in uso, con tutti i ‘crismi’ e le più moderne caratteristiche e funzionalità, l’immobile in questione. Primo esempio, cui altri ne potranno seguire - con questa stessa formula dell’”autorecupero” ma anche con altre modalità, quali l’automanutenzione e altre ancora di cui si riparlerà prossimamente - per un complessivo sblocco e rimessa in funzione e sul “mercato” di un ampio patrimonio abitativo pubblico che va mantenuto e migliorato».

«A tale proposito – ha spiegato ancora la Marchigiani - va detto che a lavori completati il “diritto di superficie” sull’edificio verrà concesso per 30 anni alla “cooperativa edilizia a proprietà indivisa” che ha attuato l’”operazione” di “autorecupero”, con conseguente assegnazione degli appartamenti ai nuclei familiari (almeno 10) che hanno costituito la cooperativa. Ma al termine del trentennio il Comune rientrerà a tutti gli effetti nel pieno possesso dell’immobile, che resta perciò di fatto di proprietà pubblica».

«Da sottolineare ancora – ha specificato l’assessore Marchigiani - che la selezione dei membri della cooperativa verrà fatta dall’ATER sulla base di limiti di reddito che andranno dal limite massimo ISE/ISEE per rientrare nella fascia A di edilizia sovvenzionata a quello previsto per l’edilizia convenzionata/agevolata. E questo nell’intento di dare risposta alla domanda abitativa di molti soggetti che, pur avendo a disposizione una qualche capacità di spesa, rientrano nella così detta “zona grigia”, risultando “troppo ricchi” per accedere agli alloggi ATER ma “troppo poveri” per rivolgersi al mercato”.

In conclusione, la Marchigiani ha voluto sottolineare anche il positivo “dato politico” con cui il progetto si è incamminato, ovvero «la piena collaborazione tra Comune e ATER, il forte coordinamento tra i diversi Assessorati e Uffici competenti nello stesso Comune, ma anche la convinta partecipazione e appoggio da parte di tutte le varie ‘anime’ che compongono l’attuale maggioranza al comune di Trieste, segno questo di una comune sensibilità su tematiche così rilevanti, urgenti e di forte significato sociale».

Concetti questi in gran parte ripresi dall’Amministratore Unico dell'ATER Raffaele Leo che, nel rilevare «come anche la ‘costruzione’ di questo progetto stia a confermare l’ottima collaborazione reciproca da tempo esistente tra Comune e ATER, nel condiviso intento di dare le migliori risposte possibili al sempre più accentuato disagio economico e abitativo, ottimizzando nel contempo le risorse disponibili», ha infine ribadito il ruolo dell'ATER in quest’occasione: quello cioè di selezionare i soggetti che costituiranno la cooperativa e quindi individuare il ‘gestore sociale’ che dovrà garantire – come detto – sia la formazione all’attività edilizia ai neo-“auto-recuperatori” sia la necessaria successiva assistenza tecnica.

Il dottor Leo, con l’occasione, ha anche precisato che nello stabile di via Piero della Francesca 4 sono ancora abitati sei alloggi i cui inquilini verranno ora trasferiti in alloggi ATER certamente migliori, con modalità con loro stessi già concordate. E’ toccato quindi all’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Dapretto – che pure ha voluto ribadire l’importanza dell’”operazione” dal punto di vista del recupero del patrimonio edilizio disponibile – illustrare nel dettaglio gli aspetti tecnici dei lavori che si svolgeranno nell’edificio “prescelto”.

«Gli alloggi - tutti ugualmente composti da ingresso, cucinino, soggiorno, due camere e bagno – comprenderanno la bonifica degli scarichi e delle canne fumarie in cemento amianto e la loro sostituzione, il rifacimento e integrazione dell'impianto elettrico e dell'impianto gas con adeguamento alle norme di sicurezza, la costruzione dell'impianto di riscaldamento e di produzione In particolare – ha spiegato Dapretto - gli interventi previsti all’interno degli di acqua calda sanitaria, il rifacimento dei servizi igienici (anche mediante modifiche murarie ove necessario per inserire i sanitari mancanti), la sostituzione di serramenti, pavimenti e rivestimenti, la tinteggiatura e revisioni varie; inoltre, sulle parti comuni del fabbricato, il rifacimento degli impianti elettrici/elettronici condominiali (con apriporta e citofono, impianto TV terrestre e satellitare, impianto telefonico, illuminazione scale e cantine, inserimento impianto fotovoltaico a supporto dei servizi comuni), la centralizzazione dei contatori gas, il rifacimento delle colonne idriche, sostituzione di serramenti, sistemazione intonaci e tinteggiatura del vano scala, sistemazione degli intonaci esterni e posa del “cappotto”, con isolamento del sottotetto, rimessaggio della copertura e sostituzione delle lattonerie».

«Come si vede – ha osservato Dapretto – sarà svolta un’ampia gamma di lavori, dai più semplici ed “essenziali” fino a quelli strutturalmente più complessi e a quelli capaci di garantire allo stabile rinnovato la disponibilità dei più moderni ausili tecnologici». «Naturalmente – ha concluso l’Assessore - agli “auto-recuperatori” verranno assegnati i lavori più semplici, mentre quelli più complessi saranno svolti dalle imprese. Cionondimeno si può prevedere che proprio l’apporto dei neo-“auto-recuperatori” potrà coprire fino al 50% delle opere da eseguire». 

«L’intera operazione – hanno affermato in conclusione gli Assessori Marchigiani, Dapretto e Famulari e l’Amministratore Unico dell’ATER Leo – rappresenta un nuovo importante tassello per l'estensione del comune impegno nelle politiche abitative e ciò, da un lato, per fronteggiare una crisi economica e sociale pesantissima che sta colpendo componenti significative di popolazione, e, dall’altro, per produrre quelle innovazioni necessarie a garantire l’adeguatezza dei servizi e la loro sempre maggiore efficacia in un quadro di risorse pubbliche scarse».

E mentre – al termine – il presidente della 1° Commissione Giovanni Barbo ha voluto ricordare come proprio «la Commissione consiliare sia stata fra i primi convinti promotori dello strumento dell’auto-recupero», l’assessore alle Politiche Sociali Laura Famulari ha ancora rimarcato come «specie nell’attuale non facile contesto economico-sociale, il progetto abbia il ‘pregio aggiuntivo’ di rendere attivo e partecipe tutto un gruppo di persone – gli “auto- recuperatori” – che saranno così stimolate e invogliate a ‘tirarsi su le maniche’ e a trovare, pur nella difficoltà, un nuovo motivo di interesse e di speranza».

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