Crollo ponte Morandi, Federico Cerne: «Tornerò come e meglio di prima» (INTERVISTA)

Il massoterapista dell'Alma Pallacanestro a un mese dal disastro: «Voglio essere al lavoro i primi di novembre, e in Aprile a Genova per la mezza maratona». Di quel 14 agosto ricorda solo «Un caffè in autogrill, poi il risveglio in ospedale»

Federico Cerne durante una partita dell'Alma

A un mese dal crollo del ponte Morandi, Federico Cerne continua a sorridere, come in quella prima foto su Facebook che aveva rincuorato tutta Trieste, poco dopo la tragedia. Un disastro che, inizialmente, sembrava aver inglobato anche lui e la compagna Rita Giancristofaro e invece, dopo un volo di 50 metri, eccoli qui entrambi, ricoverati all’ospedale Maggiore e impegnati in un'intensa riabilitazione. «Oggi non ho ancora toccato letto» confessa infatti Federico, in cortile, dopo una lunga giornata.

Da massofisioterapista dell’Alma Pallacanestro conosce bene le pratiche riabilitative: nel mondo da cui proviene, scendere in campo il prima possibile è una prassi e la stanchezza non è una scusa. Un mondo che lo ha sostenuto, acclamato, e che lo sta aspettando alla prima di campionato, il 7 ottobre, insieme a Rita. Per tornare al lavoro ci vorrà un po’ di pazienza, dovrà tenere il gesso al braccio destro ancora per un mese, e poi c’è la frattura del femore che avrà bisogno di più tempo: la speranza è quella di «tornare operativo a fine ottobre, massimo i primi di novembre. Nel frattempo sto imparando a fare amicizia con la pazienza, che non mi è mai appartenuta».

Lo hanno chiamato “miracolato”, ma se è ancora con noi ci sono delle spiegazioni logiche, o almeno delle ipotesi. Forse il ponte che è caduto lateralmente e non verticalmente, oppure la struttura dell’auto «Ha più di 10 anni, - precisa Federico - ma mi hanno detto che sono qui anche grazie al suo abitacolo (se chi legge sta per comprare un’auto, si trattava di una Golf, ndr)». In ogni caso, quali che siano le cause del "miracolo", le lesioni interne di Federico si sono risanate senza bisogno di operare: «Ho perso la milza in un incidente pregresso - rivela - per assurdo questo potrebbe aver diminuito i rischi di emorragia interna».

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La compagna Rita, agente immobiliare e podista nel tempo libero, ha dovuto invece subire quattro operazioni, anche dovute allo schiacciamento di un polmone, ma ha superato la fase critica ed è in pieno recupero. Cerne non ricorda nulla del momento in cui quel ponte si è sbriciolato sotto la sua Golf portandosi via 43 vite: «Ricordo la pausa in autogrill dieci minuti prima, stavo bevendo un caffè. Poi, il risveglio in ospedale».

La solidarietà che hai ricevuto in queste settimane è enorme e tipica degli ambienti sportivi. Com’è il mondo che ruota intorno all’Alma, per te che lo vedi dall’interno?
«Sicuramente il pubblico triestino è il migliore in Italia, di solidarietà ne ho ricevuta tanta, ho ricevuto messaggi, e dimostrazioni di stima, oltre che lo striscione al Palasport. Non posso che ringraziare tutti e grazie a loro sto vivendo queste giornate con il sorriso».

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Dai primi agenti della Polstrada a Genova fino all’ospedale di Trieste sei stato seguito e curato da tantissime persone. 
«Ringrazio tutti ma in primo luogo quelli che ci hanno salvato la vita, i poliziotti e i vigili del fuoco. Con alcuni di loro ho stretto una sorta di rapporto perché ci sentiamo molto spesso, in particolare Alberto, Stefano e Giovanni. Ringrazio tutta la città di Genova, che si è dimostrata pronta ad aiutare chi è rimasto in vita. Sono stati in molti a donare sangue e a mettere a disposizione le case per gli sfollati. un grazie di cuore va anche alle équipe dei soccorsi e dei vari ospedali, dai direttori ai medici agli infermieri».

C’è stato un momento in cui hai provato la gioia di essere ancora vivo?
Per me la vita è meravigliosa, ogni giorno e da sempre sono felice di essere al mondo. Chiaramente da quel 14 agosto lo sono ancora di più. Ho realizzato di avercela fatta (la parola sopravvissuto non mi piace), quando ho relizzato che per tutti gli altri su quel ponte non è stato così. E ovviamente è stato anche un momento molto doloroso».

Hai una tua idea sulle colpe e le responsabilità di tutto questo?
Il mio mestiere è un altro, non me la sento di dare giudizi e mi rimetto a ciò che dichiareranno periti e ingegneri».

Una volta tolti i gessi e finita la riabilitazione cosa farai?
in aprile voglio tornare a Genova insieme a Rita per la mezza maratona. Avere una scadenza precisa sicuramente ci aiuterà a tornare come e meglio di prima».

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