Dai camerini alle poltrone da cambiare: Sala Tripcovich, «provvisoria da 25 anni» (FOTO)

Commissione Trasparenza del Comune in sopralluogo con l'assessore ai Teatri Serena Tonel e il Verdi: minimo 1,5 milioni per i lavori di ristrutturazione

«Nessuno ha dato l'inagibilità, ma il consiglio del Verdi ha deciso per la chiusura per motivi di sicurezza prima dell'intervento della commissione di vigilanza. Non è che ci faccia piacere avere una sala vuota e chiusa ed essere senza soldi anche per abbatterla in una zona che tra l'altro alle porte della città e all'ingresso di quell'area, il Porto Vecchio, che recentemente è tornata ai cittadini». Questo il commento di Serena Tonel, assessore ai Teatri del Comune di Trieste, in sopralluogo con la Commissione Trasparenza di Roberto De Gioia alla sala Tripcovich. «Anche mettendo a norma questa sala potrebbe non essere funzionale per le richieste delle moderne messe in scena. Nel 2016 è stata usata 46 volte (ma le manifestazioni sono meno perché il festival del cinema è stato da solo 10 giorni). Il sovrintendente si era reso disponibile a dare al costo simbolico di un euro la sala alle associazioni che ne avessero fatto richiesta, ma nessuno si è fatto avanti: ogni giorno di apertura costa 1200 euro al Verdi (circa 150 mila euro all'anno)».

La commissione si è presentata per il sopralluogo in seguito alla richiesta di Cristina Bertoni, Movimento 5 stelle, «in seguito a quanto apparso sulla stampa in merito al preventivo da 2 milioni di euro per i lavori di ristrutturazione per uno stabile che è stato donato dal Comune alla Fondazione Verdi con il valore di 1,2 milioni di euro».

A guidare i consiglieri nella struttura il responsabile sicurezza Teatro Verdi Stefano Conte e il responsabile del patrimonio Angelo Canu che hanno illustrato le principali problematiche del teatro, dai camerini alla sala principale per poi passare al palcoscenico. «Va ricordato che la struttura è nata come provvisoria nel 1992 e da allora, 25 anni, sono stati svolte manutenzioni ordinarie e qualche intervento tampone: non sono però mai state fatte le verifiche sulla presenza di idrocarburi (prima la sala era una stazione di autobus, ndr), il ricircolo d'aria è vetusto e va rifatto da zero, la caldaia e il riscaldamento è completamente da rifare; il tetto e zona impianti nel sottotetto e l'esterno, in particolare la zona Largo Santos, hanno bisogno di interventi ingenti: non possiamo neanche sistemare la lettera C sulla facciata perchè la pensilina non ci reggerebbe. Per non parlare delle luci d'emergenza che funzionano per miracolo e i camerini, che non bastano per uno spettacolo (dopo la rimozione dei container aggiuntivi, ndr), umidi e maleodoranti. Non dimentichiamo poi le sedie che hanno perso l'inifugazione e sono tutte sa sostituire».

I due funzionari del Verdi hanno poi spiegato alla consigliera Bertoni che della stima dei lavori da effettuare si sta occupando la Altec e che potrebbero quantificarsi intorno al milione e mezzo di euro, ma il rischio - ha sottolineato il consigliere forzista Guido Apollonio - è che sia solo una stima di base e che quindi è molto probabile che salga. Il leghista Giuseppe Ghersinich ha sottolineato il fatto che appunto si tratti di una struttura provvisoria del 1992, mentre Roberto De Gioia (Verdi-Psi) ha detto che «a Trieste serve una sala di queste dimensioni perchè si pone tra il Rossetti e le altre più piccole». «Va fatta una doppia valutazione sulla messa a norma totale, ma anche valutare poi se ci sono manifestazioni di interesse sulla gestione? Poi bisognerà valutare anche quanto costa abbattere. Non dimentichiamo che questa sala è stata una donazione di una famiglia che ha permesso al Verdi di avere stagioni», ha precisato Maria Teresa Bassa Poropat (Insieme per Trieste).

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