Negata l'urgenza alla mozione sul "caso" Tuiach, l'opposizione: "Occasione persa"

All'interno del Consiglio comunale di ieri 20 gennaio i capigruppo di maggioranza non hanno ritenuto urgente la richiesta dell'opposizione di stigmatizzare le frasi del consigliere contro il mondo Lgbt. "Non sono stati conseguenti alle scuse del sindaco"

Le scuse alla comunità Lgbt del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza hanno chiuso parzialmente il "caso" delle "volgarissime e violentissime" affermazioni del consigliere ex Lega ed ex Forza Nuova nei confronti del mondo gay cittadino. Quello che la presidente di Arcigay Trieste Antonella Nicosia ha definito un "mezzo risultato" è stato infatti seguito dalla presentazione di una mozione dell'opposizione, su richiesta dei rappresentanti Lgbt, che chiedeva l'impegno dell'amministrazione giuliana nel promuovere presso il Governo una legge di condanna dell'omotransfobia e che la maggioranza del Consiglio comunale ha invece ritenuto non urgente. 

Dipiazza chiede scusa a nome della città, guarda il video

A farsi portavoce della mozione è stata la consigliera di Open Fvg Sabrina Morena. "I consiglieri di maggioranza non si sono dimostrati conseguenti con le dichiarazioni del sindaco. Peccato, un'occasione persa per combattere l'omofobia" ha scritto la Morena. Nel dettaglio, la mozione firmata da tutta l'opposizione, chiedeva all'aula di stigmatizzare "le dichiarazioni espresse dal consigliere Tuiach e si impegna a intervenire presso il Governo nazionale affinché venga presentata una legge contro l'omofobia e la transfobia". 

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Alex Bini: "Andremo dal prefetto"

Al post della consigliera di Open Fvg è seguito quello della grillina Elena Danielis: "Sembra non sia urgente mettere freno agli insulti omofobi. I capigruppo di maggioranza questa sera negano la possibilità di discutere di questa mozione". Infine la soddisfazione a metà della comunità Lgbt. Alex Bini ha applaudito alle scuse del primo cittadino ma ha riferito di voler andare avanti e di interpellare direttamente il prefetto Valerio Valenti. Insomma, per il mondo gay e le opposizioni, il gesto di Dipiazza non basta. 

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