Arvedi sulla chiusura dell'area a caldo: "Disponibilità a discutere la proposta"

La missiva è datata 29 agosto ed è firmata dall'amministratore delegato Paolo La Bruna. "In un contesto che tenga conto della necessità di recuperare gli investimenti effettuati e salvaguardare i livelli occupazionali". Il ruolo dell'Autorità Portuale e le mutate condizioni economiche

"Siderurgica Triestina ha ufficialmente e formalmente manifestato la propria disponibilità a discutere il superamento dell'area a caldo della Ferriera di Servola". A sostenerlo è una nota dell'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro circolata oggi 30 agosto. "La lettera pervenuta all'indirizzo del mio assessorato - ha affermato l'esponente di Fratelli d'Italia - è il traguardo del percorso condotto sotto traccia in questo anno di mandato ma, al tempo stesso, è il punto di partenza di un nuovo e complesso iter che dovrebbe portare alla revisione dell'accordo di programma nel più breve tempo possibile nel rispetto di ambiente, salute, lavoro e impresa". 

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La comunicazione da parte del gruppo Arvedi arriva in seguito agli incontri riservati tra proprietà e sindacati, incontri ai quali ha partecipato anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. "La Regione - ha spiegato Scoccimarro - si farà parte attiva presso i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, l'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale e appunto Siderurgica Triestina al fine di revisionare l'attuale accordo di programma in virtù delle prospettive del porto di Trieste".

Per Scoccimarro i tempi per giungere ad una soluzione dovranno essere "brevi". In ballo infatti, oltre all'imprescindibile diritto alla salute da parte di tutti i residenti del rione di Servola, ci sarebbero centinaia di posti di lavoro. La soluzione "condivisa" auspicata dall'assessore all'Ambiente, è che si dovrà tenere conto "del diritto d'impresa e salvaguardare i livelli occupazionali affinché nessuna famiglia resti senza reddito". 

La posizione del Pd

Alla notizia ha fatto eco la presa di posizione della deputata del Partito Democratico, Debora Serracchiani. "Le ipotesi di trasformazione del sito ora occupato dall'area a caldo della Ferriera non sono una novità di questi mesi, ma sono state preparate in anni di lavoro, come molte altre realizzazioni di oggi, sono la concretizzazione di una serie di atti predisposti nel passato". Secondo la dem la disponibilità a trattare si basa su "argomenti prettamente economici" e afferma come la giunta Fedriga abbia raccolto "un'opportunitùà che abbiamo aperto noi". 

Serracchiani si riferisce agli "obblighi onerosi imposti dalla nostra Giunta, come la copertura dei parchi minerari, e l'opportunità di realizzare un profitto che, tra l'altro, compensi gli investimenti per le bonifiche". Non è un mistero che la riconversione di tutta l'area possa passare attraverso il potenziamento dell'area e della vocazione portuale di Trieste, in un momento storico in cui la realtà guidata da D'Agostino è in costante crescita.

"In sostanza - ha spiegato Serracchiani - se l'area a caldo un giorno chiuderà non sarà perché la Ferriera inquina - e questo l'ha riconosciuto anche l'assessore regionale  all'Ambiente - né perché l'hanno promesso Fedriga o Dipiazza, ma perché si sono create condizioni economiche favorevoli al cambio d'uso dell'area". La potenziale e futura presenza di investitori nell'area è, per Serracchiani, la chiave di volta per arrivare ad una soluzione. Gli investitori infatti potrebbero essere "pronti ad accollarsi un impegno finanziario estremamente rilevante, svolgendo un ruolo importante di facilitazione l'Autorità Portuale e il Governo, sia direttamente con Mise e Mit sia attraverso le agenzie a ciò dedicate".

"Rivendichiamo il lavoro fatto, nonostante le contestazioni spesso strumentali, che ha guardato sempre con estrema attenzione ai lavoratori, i quali sono stati troppe volte considerati come un fastidioso intoppo anziché come una preziosa risorsa professionale di Trieste, una città che - conclude - non può assolutamente rinunciare all'industria".

Il commento di Progetto Fvg 

Per Giorgio Cecco, referente di Progetto Fvg a Trieste la notizia è da "prendere con tutte le cautele del caso, ma è finalmente una notizia positiva la conferma ufficiale da parte della Siderurgia Triestina della volontà di discutere della chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola. Resta la convinzione che sono altre le attività di cui puntare per uno sviluppo sostenibile, una migliore qualità della vita dei residenti e certezze per i lavoratori". 

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