Ferriera: le reazioni della politica alla lettera di Arvedi

Il Governatore del FVG ha chiesto ai Ministeri competenti di convocare un tavolo per garantire il futuro dei lavoratori impiegati nell'area a caldo della Ferriera di Servola. Serracchiani: "Fatto il danno, Fedriga chiede l'intervento del Governo per scaricare su Roma la responsabilità".

Foto Giovanni Aiello

Risale a ieri, 5 settembre, la lettera con cui il cav. Giovanni Arvedi, fondatore e presidente dell'omonimo gruppo, ha annunciato la volontà di cessare la produzione nell'area a caldo della Ferriera di Servola. La notizia ha scatenato diverse reazioni nella politica, ma la priorità ora è legata al futuro dei lavoratori.

Ferriera, Dipiazza: "Subito un tavolo su livelli occupazionali"

La Regione chiede ai Ministeri competenti la convocazione di un Tavolo

Appreso l'annuncio, il governatore Fedriga ha richiesto ai ministeri del Lavoro, dello Sviluppo Economico, dell'Ambiente e dei Trasporti di convocare un tavolo, coinvolgendo la Regione Fvg, il Comune di Trieste, l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, le parti datoriali e le organizzazioni sindacali, per garantire il futuro dei lavoratori impiegati nell'area a caldo della Ferriera di Servola.

"Fermo restando il fatto - sottolinea il governatore - che l'azienda deve continuare a garantire la piena sicurezza degli impianti fino alla loro chiusura, l'Amministrazione regionale apprezza gli sforzi compiuti dalla proprietà, che hanno portato all'adempimento di quasi tutte le prescrizioni previste negli accordi, e prende al contempo atto delle sue difficoltà a far fronte a nuovi investimenti sull'area che risulterebbero antieconomici".

"Per questo - conclude Fedriga - è fondamentale che il Governo si attivi, coinvolgendo le istituzioni locali, per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali a seguito della chiusura dell'area a caldo".

Serracchiani: "Chiusura traumatica, gravi conseguenze"

Immediato il commento della deputata Debora Serracchiani (Pd) che, in merito alla vicenda, ha dichiarato: “E' stata creata una situazione di rottura senza preoccuparsi delle gravi conseguenze che rischiano di essere pagate dai lavoratori e dalle loro famiglie. Non si è pensato a cosa significhi la chiusura non guidata e traumatica di un pezzo di industria a Trieste in assenza di alternative concrete già sul tavolo”.

“Sia atto premeditato o gesto imprudente - spiega Serracchiani - l'accelerazione impressa dalla Regione ha evidentemente ottenuto il risultato di accendere la miccia della crisi industriale e occupazionale più grave di Trieste, da decenni. Fatto il danno, Fedriga chiede l'intervento del Governo per scaricare su Roma la responsabilità di mantenere i livelli occupazionali”.

Per la parlamentare "certo ora bisogna al più presto evitare che si verifichino gli scenari peggiori, evitare il salto nel buio ed elaborare una transizione sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Con la collaborazione fattiva di Regione e comune di Trieste”.

Savino: "Basta polemiche, la priorità è gestire la crisi"

"Non è tempo di polemiche - ha invece dichiarato Sandra Savino, deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia FVG -, ognuno si assuma le proprie responsabilità e svolga al meglio il proprio compito: in ballo c’è la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, oltre che centinaia di posti di lavoro. Le problematiche legate all’area a caldo della Ferriera sono note, così come le osservazioni mosse negli anni. Ora è fondamentale che tutto gli attori istituzionali ed economici facciano quanto devono per gestire al meglio questa fase".

Cecco (Progetto FVG): "Priorità salute pubblica"

Anche Giorgio Cecco, membro del coordinamento regionale e referente triestino per Progetto FVG ha commentato la vicenda esprimendo solidarietà per i lavoratori: "Fermo restando che la priorità deve essere sempre quella della salute pubblica, piena solidarietà ai lavoratori della Ferriera di Servola che da anni vivono nell'incertezza anche per scelte sbagliate, supportate in passato pure dalle amministrazioni pubbliche, come quella di continuare a tenere aperta a tutti i costi l'area a caldo, invece di ricercare altre attività più sostenibili dal punto di vista ambientale e dal certo futuro occupazionale".

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"Di sicuro - aggiunge Cecco - le colpe della situazione non vanno ricercate nell'attuale amministrazione regionale, quel che conta ora è dare risposte per definire il percorso di riconversione che risolva sia il problema ambientale per i residenti che quello del lavoro per le maestranze - sottolinea Cecco - è evidente che la fase attuale è complessa e molte sono ancora le questioni da trattare come il processo di ricollocazione dei lavoratori e la richiesta della Siderurgica Triestina di recuperare gli investimenti effettuati, quindi sarà importante coinvolgere il Ministero preposto, ancor di più ora che al capo del quale c'è un triestino che probabilmente ben conosce il problema".

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