«Ferriera, necessaria riconversione produttiva dell'area in tempi brevi»

Lo riferisce Alda Sancin, dell'Associazione No Smog Onlus: «Le abitazioni più vicine sorgono a soli 150 metri dalla cokeria, fonte di idrocarburi volatili riconosciuti cancerogeni accertati dalle organizzazioni internazionali»

«Si sta elaborando il futuro di una struttura industriale per sua natura inquinante ubicata nel cuore della città, contornata a monte da case di civile abitazione che sorgono anche a stretto contatto con il recinto dello stabilimento; le abitazioni più vicine sorgono a soli 150 metri dalla struttura più inquinante  la cokeria, fonte di idrocarburi volatili riconosciuti cancerogeni accertati dalle organizzazioni internazionali. Nel raggio di un chilometro dallo stabilimento, che comprende anche un impianto di agglomerazione, fonte accertata di diossine, trovano posto addirittura numerosi obiettivi sensibili, quali scuole, asili, nidi, ricreatori, case di riposo, luoghi di culto etc., buona parte dei quali è stata completamente ignorata nelle procedure di rilascio dell’AIA». Lo riferisce in una nota Alda Sancin, dell'Associazione No Smog Onlus.

« Dalla data di rilascio dell’AIA - continua Sancin - , con relative prescrizioni, si sono annualmente verificati superamenti anche considerevoli dei limiti di legge/valori obiettivo per tali sostanze inquinanti, PM incluse, nonostante la Proprietà avesse asserito di avere applicato le migliori tecnologie disponibili (MTD-BAT ) per i singoli impianti, con l’approvazione delle Istituzioni preposte, segno evidente che le strutture in esercizio non sarebbero in grado di ottenere migliori risultati dal punto di vista ambientale, con i relativi rischi sanitari per residenti ed addetti». 

«Il piano industriale di Arvedi - prosegue la nota - , anche se non chiaramente esplicitato, sembra avere un aspetto centrale nella realizzazione nell'area Ferriera di un polo logistico intermodale marittimo-ferroviario e stradale, con annessa banchina portuale in autonomia funzionale, al servizio della filiera produttiva che fa capo a Cremona, nonché di nuove attività metallurgiche con la realizzazione di un laminatoio “a freddo” . 
Riteniamo che vada mantenuto fermo l'impegno assunto dal Comune, come da programma amministrativo, per la riconversione produttiva dell'area, dettagliando fin d'ora le procedure di chiusura dell'area a caldo, con una precisa tempistica che preveda un periodo di transizione normato non superiore a quello previsto dall’accordo programma .Tale scelta, oltre a tutelare gli attuali livelli occupazionali, è la sola in grado di dare soluzione reale e concreta alla pesante situazione ambientale rispondendo positivamente alle aspettative dei cittadini e lavoratori che da anni ne subiscono le conseguenze. Sarebbe così possibile coniugare il diritto al lavoro con la tutela della salute e ambientale di una vasta area della comunità cittadina» .

« Chiediamo alla Regione e al Comune - conclude Alda Sancin -  l'immediata apertura di un confronto negoziale con l'imprenditore per la definizione di un ulteriore Accordo programmatico che scandisca la tempistica della progressiva chiusura dell'area a caldo, a maggior ragione quando ci sono in gioco concessioni demaniali e risorse pubbliche, anche eccedenti a quelle già previste dallo specifico Accordo di Programma» .

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