Fiume avrà (finalmente) anche il nome italiano

Il presidente dell'Assemblea della Comunità degli Italiani di Fiume Moreno Vrancich, qualche giorno fa, ha avuto un incontro con il primo cittadino Vojko Obersnel che avrebbe accolto con favore la proposta di aggiungere lo storico toponimo italiano vicino a Rijeka.

La Seconda guerra mondiale a Fiume è un brutto ricordo, di quelli scolpiti nei libri di storia. La città che aveva svolto con diligente impegno per la corona d'Ungheria quello che Trieste aveva rappresentato per Vienna, la Fiume che aveva visto l'epica dei legionari di D'Annunzio, il tentativo di costruire una "società perfetta", quando fino a pochi mesi prima la navi della Regia Marina Italiana controllavano il Quarnero, quella città multiculturale, dai palazzi neoclassici, nella serenità fumosa delle rive e delle navi a vapore, tutto questo, dopo la fine del conflitto fu distrutto.

Decine di migliaia di italiani se ne andranno in giro per il mondo, guadagnandosi forzatamente l'appellativo di popolo di emigranti, giramondo senza radici. Tutto quello che rappresentava continuità con il passato del regime fascista doveva essere cancellato - l'han sempre fatto i regimi totalitari, illuminati o meno che fossero. In questi giorni il dibattito sul toponimo italiano a Fiume è tornato sulla scena.  

Fiume? No, Rijeka

Per decenni la parola Fiume è rimasta sui francobolli del tempo, quelli che i collezionisti cercano ancora; nella memoria dei fiumani girovaghi, degli anziani rassegnati all'idea di aver perso tutto, dei tifosi del Rijeka che ancora oggi la scandiscono allo stadio - sì, il legame ideologico tra politica e calcio crea degli equivoci intrecci tra la tifoseria, qualche saluto romano, e i cori "Forza Fiume" che potrebbero produrre una pericolosa nostalgia; il toponimo italiano rimane tra le stanze dei connazionali che tentano di popolare la Comunità, di rivitalizzarla anche quando i critici, quelli che vorrebbero nuovamente i plotoni di esecuzione, o la proclamazione dei patiboli per i responsabili, quel fascismo che ha mutato la sua pelle nel giacobinismo novecentesco, puntando il dito contro i finanziamenti e contro la crisi di organismi istituzionali. La Comunità ha il merito di aver riportato il tema del toponimo italiano al centro del dibattito. 

Rijeka? No, Fiume

Il presidente dell'Assemblea della Comunità degli Italiani di Fiume, Moreno Vrancich aveva avanzato l'ipotesi in un incontro avuto proprio con il sindaco che sarebbe sostanzialmente d'accordo, secondo quanto riporta anche La Voce del Popolo, il quotidiano italiano fiumano. L'iter, in realtà, sembra essere lunghissimo. Da alcune fonti trapela che la data potrebbe essere quella del 2019, se non addirittura del 2020. Al di là delle tempistiche, se l'iniziativa fosse confermata e trovasse i favori del consiglio municipale, allora Fiume potrebbe "fare pace" con la sua storia. 

Riconoscere le memorie 

Fiume è Rijeka e viceversa. I toponimi significano indicano esattamente lo stesso corso fluviale. Non ci sono forzature, non si sono costruite cittadine ex novo - non si è bonificato niente. Anche per questo, rivedere il nome italiano di Rijeka farà bene agli scettici, ai critici, ai nazionalisti, a chi preferisce alzare muri e barriere all'inclusione, al rispetto per la diversità. Dobbiamo mettercelo in testa bene: ci sono centinaia di migliaia di persone, turisti, visitatori, gente comune, che nella nostra zona, da Tarvisio a Trieste, da Pola a Fiume, vede un fenomeno unico. Sovrapposizioni di culture, lingue, identità - malcelato, l'abuso sull'utilizzo del termine - che in Europa non si trovano da nessuna altra parte. Non così marcate, non di così difficile digestione. E allora, dire viva Fiume, da oggi assume un significato diverso. Sperando che a qualcuno non venga in mente di tornare all'epoca dei regimi, quando esprimere la propria lingua in pubblico non era possibile.  

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