Legge regionale sulle foibe, il mondo della cultura sul piede di guerra

La raccolta firme è partita su iniziativa di Walter Chierighin e Fulvio Senardi. La polemica si è scatenata dopo l'approvazione della legge regionale che prevede nessun finanziamento a chi nega o riduce il dramma delle foibe. "Condanniamo la torsione revisionistica". Decine di firme

La legge che blocca il flusso di finanziamenti pubblici a realtà che negano o riducono il dramma delle foibe sta provocando reazioni tra le più diverse all'interno sia del mondo politico che della cultura triestina. L'imputato principale, al di là della punta dell'iceberg individuata nello storico Raoul Pupo, è il "Vademecum per il Giorno del Ricordo", testo realizzato dall'Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione, oggi IRSREC. 

La disinformazione come verità storica

La notizia della raccolta firme da parte di decine di operatori culturali, giornalisti, storici e intellettuali triestini è emersa questa mattina. "I sottoscritti cittadini e studiosi esprimono la propria indignazione per il tentativo da parte della maggioranza del Consiglio regionale di mettere sotto tutela la libera ricerca storica cercando di imporre con la mozione numero 50 del 7 febbraio 2019 una visione di parte delle vicende della Venezia Giulia con particolare riguardo al tema delle foibe e dell’esodo, tanto da elevare il pregiudizio e la disinformazione al rango di verità storica". 

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"Condanniamo il revisionismo"

Questa la prima parte del testo che si pone come obiettivo il manifestare "la stima per l’opera di ricerca e di informazione che da anni l’IRSML (ora IRSREC) sta svolgendo sui temi del confine orientale, e il loro pieno apprezzamento per l’equilibrato “Vademecum per il Giorno del ricordo”, utilissimo strumento di approfondimento culturale, che va tra l’altro a collocarsi nel solco delle conclusioni della Relazione della Commissione mista storico-culturale italo slovena; condannano la torsione revisionistica che caratterizza, sul terreno della storia, l’impegno del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e del Comune di Trieste (che, con congruo finanziamento, assegna ad un ente privo delle necessarie credenziali di competenza e serietà sul terreno della ricerca storica, ovvero alla Lega nazionale, la cura e la gestione del Museo del Risorgimento di Trieste)". 

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La raccolta firme

Infine i firmatari intendono sensibilizzare "coloro che hanno a cuore la libera ricerca sul distorto uso politico della storia di cui si fanno portatori singoli individui e forze politiche impregnati di velenose nostalgie". La raccolta firme rimane aperta fino a domani 3 aprile. Di seguito la lista delle personalità che hanno finora sottoscritto il documento. 

Fulvio Senardi, Walter Chiereghin, Fabiana Martini, Adriana Medeot, Peppe Dell’Acqua, Enzo Santese, Elsa Fonda, Roberto Curci, Tatiana Ciuk, Luca Giuseppe Manenti, Luciano Santin, Aurelio Slataper, Silva Bon, Patrizia Pizzul, Nordio e Luca Zorzenon, Silvia Redditi, Pietro Spirito, Renzo Sanson, Nadia Danelon, Marko Kravos, Dusan Jelinčič, Roberto Barocchi, Claudio Grisancich, Maria Teresa Bassa Poropat, Giuliana Gressani, Aldo Famà, Viviana Novak, Pietro Egidi, Franco Vecchiet, Gianni Cimador, Sandro Pecchiari, Umberto Laureni, Fulvio Salimbeni, Roberto Dedenaro, Luciana Conelli, Pierluigi Sabatti e Roberto Pagan. 

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