Fusione Rossetti-Css Udine, Cosolini dice «Si» tra i timori e le resistenze degli addetti ai lavori

9.41 - Consiglio Comunale dedicato al futuro dello Stabile Regionale: bagarre politica a margine degli interventi del presidente, direttore e rappresentante dei lavoratori. Sentiti anche i presidenti di Contrada e Css seduti tra il pubblico dei lavoratori del Rossetti

«Se il sindaco avesse detto un mese fa "ci limiteremo a essere un Tric (Teatro di rilevante interesse culturale, ndr) perché non vogliamo contaminazioni" allora i consiglieri di opposizione avrebbero proposto interventi inversi rispetto a quelli che hanno fatto poco fa. Noi intendiamo percorrere la strada del Teatro nazionale sia per il prestigio che questo comporta (naturale continuazione di quello che rappresenta il Politeama Rossetti adesso) sia perchè è sinomino di stabilità: è normale che il Ministero darà più fondi ai nazionali piuttosto che ai Tric. Non dimentichiamoci che nel 2012 lo Stabile ha rischiato la liquidazione coatta, per circa due milioni di euro di passivo, e quindi la perdita dei contributi del Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr); cioè c'è stato il rischio di Verdi bis che, nonostante tutti dicessero "tutto bene", a causa di un buco di circa 26 milioni di euro ha chiuso da un giorno all'altro, con i dipendendi senza dispendio. Questa fusione e la sua programmazione vanno affrontate senza demagogia: lo stesso presidente del Css ha accettato di entrare in un progetto che vede lo Stabile come punto di riferimento. Essere un ente aggregatore dovrebbe essere l'obiettivo di un capoluogo di regione. Detto questo, anche in risposta agli interventi del presidente Budin, il direttore Però e la rappresentante dei lavoratori, vorrei dire che il tempo degli approfondimenti è molto limitato e ricordo che ci sono dei rischi».

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti

Siamo partiti dalla fine, dall'intervento del sindaco Roberto Cosolini in merito alla fusione tra Politeama Rossetti e Css di Udine, perchè ha spostato l'ago della bilancia dalla posizione di equilibrio tra il "si" e il "no", mantenuta per circa 2 ore e mezza, decisamente verso il "si, questo matrimonio s'ha da fare" (citando il consigliere Rovis). Infatti tutti gli interventi precedenti, in particolare quelli del presidente dello Stabile Milos Budin, il neo direttore Franco Però e la rappresentante dei lavoratori Ilaria Lucari, avevano fatto intendere che nulla ancora era deciso, inquanto le verifiche del caso e le incertezze in merito al decreto Franceschini che rivoluziona il panorama teatrale nazionale al momento non permettono di inquadrare perfettamente la situazione. 

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti - Paolo RovisIl primo intervento della serata è stato quello di Poalo Rovis (Ncd), primo firmatario della richiesta della seduta sulla questione: «Vorrei sgomberare il campo da quel campanilismo che molti politicamente usano in questo momento. Da quello che si è letto sui giornali è nato un piccolo coro di persone favorevoli a questa fusione (Cosolini, Però, assessore Tassinari, il sindaco di Udine Honsel, ecc), ma i toni più entusiastici arrivano molto più da Udine che da Trieste. Non voglio essere pregiudizievole, ma vorrei capire da dove arriva questa spinta, che sembra molto politica più che di merito. Mi risulta che in passato c'era stata già una fusione tra il Css e il Giovanni da Udine, che non ha portato frutti. Vorrei capire quali siano i numeri in campo: abbonati, spettatori, produzioni. Quando si pensa ad aggregare, normalmente, si guarda prima intorno a se. Per esempio lo Stabile Sloveno e il Rossetti hanno quasi gli stessi soci, sono strutture pubbliche, mentre il Css è una cooperativa, con ben quattro direttoria artistici. In caso di fusione, quali saranno le garanzie per la città, per il teatro e i lavoratori? Vorrei ricordare che i teatri non sono patrimonio degli amministratori pro tempore, ma delle città e dei cittadini». Rovis ha poi concluso il suo intervento interpellando direttamente il direttore Però che alla stampa ha comunicato in più occasioni di voler (anzi dovere, come prevede lo statuto dello Stabile) puntare meno sui musical e più sulle produzioni di prosa

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti - Milos BudinIl primo ospite a parlare è stato il presidente dello Stabile regionale Milos Budin, che ha parlato molto di quelle che sono le innovazioni del decreto ministeriale e di come queste possano incidere finanziariamente sulle casse del Rossetti: «In questo momento allo stabile del Friuli Venezia Giulia è in corso una doppia verifica: i meriti e il passato giustificano la volontà di intraprendere la via del teatro nazionale. La seconda verifica è quella in ambito regionale: per vedere quali possono essere le aggregazioni che ci mettono in quelle condizioni. Ora stiamo studiando quella con il Css e la Nico Pepe (unica scuola accreditata in regione, ndr), ma questa non esclude altre verifiche con altri enti. Qualsiasi teatro si associ con il Rossetti, sia chiaro, deve portare al rafforzamento del ruolo del nostro teatro qui a Trieste: è un servizio che la città, la regione e il paese offrono si alla regione ma anche oltre questi confini».

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti - Franco PeròAnche il nuovo direttore, in carica dal 1 ottobre, Franco però ha detto che «la verifica in merito alla fusione è iniziata 5 giorni fa e durerà per ancora una settimana circa. In questi giorni poi al Ministero ci sarà un incontro per chiarire i punti assurdi del decreto, in ceguito ce ne sarà un altro con tutti gli stabili. Solo dopo avremo una visione più chiara. Ci siamo anche confrontati con il personale. Ogni arricchimento del Rossetti è da valutare: per esempio con la Nico pepe, indifferentemente da come andrà con il Css, il rapporto andrà fortificato».
Però, rispondendo a Rovis sui "musical", ha chiarito anche che «lo scopo del Teatro Stabile è quello di produrre prosa e quindi le risorse (economiche e di personale) devono essere impegnate per questa finalità. È chiaro poi che il Rossetti, vista la sua struttura, farà anche musical. Assolutamente non rinunceremo alle ospitalità. È verissimo che questi spettacoli hanno portato spettatori in più: ma quanto portano via alle produzioni? Non dimentichiamoci che c'è un passivo di 2 milioni».

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti - Ilaria LucariPer i lavoratori dello Stabile ha letto un comunicato Ilaria Lucari, la responsabile dell'ufficio stampa: «In caso di fusione, chiediamo il mantenimento dei livelli occupazionali e retributivi, la garanzia dei mantenere inalterato il contributo locale indipendentemente dalla fascia in cui sarà collocato il nostro teatro, di mantenere la sede a Trieste e che venga mantenuta la libertà asrtistica. Vorremmo che ci si soffermasse poi sui reali vantaggi nell'optare per il nazionale piuttosto che per il tric: c’è il rischio di fare il passo più lungo della gamba».

Tra gli ospiti, visto che in campo ci sono anche dei posti di lavoro, c'erano dei rappresentanti di tre sigle sindacali: Cisl, Cgil e Uil. Tutti e tre i delegati hanno manifestato la preoccupazione per la loro esclusione dai tavoli che fin'ora si sono susseguiti, auspicando un incontro nel momento in cui dalle parole si passerà ai fatti.

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti - Livia AmabilinoGli interventi degli ospiti sarebbero dovuti terminare dopo i sindacalisti, ma all'inizio della seduta, il consigliere forzista Piero Camber aveva chiesto al presidente Furlanic di poter ascoltare anche due persone che aveva notato tra il pubblico, la presidente della Contrada Livia Amabilino e il presidente del Css Alberto Bevilacqua. La prima, difendendo gli interessi del suo teatro ha auspicato «il ruolo nazionale per il Politeama Rossetti, non solo per la sua importanza, ma anche perchè il nostro teatro può ambire al ruolo di tric, ma evidentemente potrebbe essere un grosso problema presentare al Ministero ben quattro strutture all'interno della stessa regione». 

13ott14. Consiglio Comunale sul Politeama Rossetti - Alberto BevilacquaAlberto Bevilacqua si è detto «preoccupato di aver appreso questa sera in quetsa sede che lo Stabile è aperto anche ad altre collaborazioni: il Rossetti è l'unico ente regionale a poter chiedere di diventare nazionale, mentre noi siamo una cooperativa partecipata e sappiamo che gli enti pubblici stanno via via uscendo da quelli privati; da luglio abbiamo dato la disponibilità per la creazione di questo fusione, ma da innovatori pensiamo che le opportunità devono essere condivise, abbiamo dato il mandato di effettuare una verifica. A Udine abbiamo maturato una visione della fusione che tende alla nascita di una vero progetto, con il mantenimento delle realtà e della storia delle entità. Se siamo in grado di elaborare un progetto convincente che giunge al raggiungimento di questi scopi, ci stiamo, con tutta la serenità del caso: nessuno oggi può dire se una scelta può essere produttiva o meno».

Conclusi gli interventi degli ospiti, addetti ai lavori, si è passati alla bagarre politica. Si sono susseguiti gli interventi di esponenti di maggioranza e opposizione. Il primo a parlare è stato Marino Andolina (Federazione della Sinistra) che ha posto un'ottima domanda che però non ha potuto ricevere risposta: «Se il matrimonio non portasse a diventare nazionale, cosa succederebbe se la fusione portasse a un tric (che in inglese vuol dire bidone)?». Alessia Rosolen (Un'Altra Trieste) ha sottolienato come «La Regione ha appena approvato una legge sulla cultura che non tiene minimamente conto di questo decreto. Qual è il ruolo della regione quindi? Sembra che si vada a tentoni, mancano i dati, mancano le alternative».Marino Sossi (Sel) ha auspicato che si torni a parlare di questa fusione a "bocce ferme": «In campo solo domande. Quanti sono le risorse in campo dietro questo decreto. Dovremo assolutamente ritrovarci. Il governo come sempre scarica i costi sugli altri enti».

Piero Camber (Forza Italia) ha accusato la «Politica che ancora una volta ha dimostrato di essere ben distante dalla realtà. Budin dice che le verifiche sono in corso. La politica (Pd e Franceschini), Serracchiani e Grim, Cosolini e Honsel dicono "cosi va fatto". C'è un chiaro gioco politico dietro». Anche Michele Lobianco (Lobianco Impegno Civico) accusa il Partito Democratico perchè «questa scelta è già fatta ed è una scelta politica, della Regione matrigna che da tanto al Friuli. È questa la mia paura, che cosa sarà di noi una volta che la fusione sarà completa se questa è la direzione? Ci stiamo addentrando in un ginepraio dal quale non ne uscirà male il Css, bensì il Rossetti». Claudio Giacomelli (Gruppo Misto) ha chiesto che «a decidere siano i tecnici. Io posso comprendere la presidente Serracchiani che guarda al bene della Regione, ma credo che lo stesso punto di vista regionale non debba essere quello del sindaco e della giunta di Trieste. Dobbiamo capire il limite tra il miglioramento del Rossetti e il salvataggio di altre realtà friulane. La politica faccia un passo indietro».

Più cauto il consigliere Alessandro Carmi (Partito Democratico) che ha chiesto di «attendere l'esito delle verifiche e delle riunioni in ministero prima di parlare». Contrario a questa tesi Everest Bertoli (Forza Italia) che ritorna sul campanilismo: «Abbiamo una cosa che funziona bene, che ci invidiano tutti, e vogliono portarcela via. Chi ha detto che il Rossetti ds solo, anche senza essere nazioanle, non possa reggere la concorrenza. Capisco Honsel e Serracchiani che vogliono fondere il Rossetti e il Css, quello che comprendo meno è come mai questo progetto abbia trovato appoggio nel sindaco Cosolini. Io sono convinto che non ci siano vantaggi per il Rossetti. Il presidente del Css ha chiarito quali sono le ragioni di loro interesse, mi rendo conto che se la fusione non andasse in porto avrebbero dei problemi».

Alla fine di questi interventi, che avrebbero lasciato la vicenda sospesa nell'incertezza, c'è stata la risposta del sindaco Roberto Cosolini, che ha chiarito come secondo lui l'unica soluzione sia quella della fusione

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