Don Malnati sul 10 febbraio: "No alle contrapposizioni"

"Fino al 1918 italiani, sloveni e croati da secoli vivevano in rispettosa convivenza. Con le Leggi razziali del ’38 e poi con la politica nazionalista del Governo fascista, si crearono le premesse per quella “resa dei conti” che portò alla tragedia delle foibe e all’esodo di 350.000 persone"

"E’ doveroso fare memoria di quella tragedia del popolo giuliano, istriano e dalmata che si consumò dopo la fine della Seconda guerra mondiale con l’incursione della polizia segreta di Tito (l’OZNA) che prelevava dalle loro case uomini e donne, che nella maggioranza dei casi furono torturati, giustiziati e gettati nelle foibe e per una pulizia etnica o per persecuzione religiosa". Don Ettore Malnati, il religioso che dopo Santin a Trieste ha forse rappresentato maggiormente il mondo dell'Esodo giuliano-dalmata, interviene nel dibattito politico sul Giorno del Ricordo che in questi giorni sta"tenendo banco". 

Pulizia etnica e resa dei conti, due elementi impensabili fino al 1918

"La gente della Terra giuliana aveva  già provato la barbarie nazifascista con la deportazione di Ebrei di ogni età con incursioni e azioni di giustizia sommaria verso famiglie e uomini e donne di ogni età e ceto sociale" afferma don Malnati. "Vi fu un regime di sospetto destabilizzante dove, non di rado il “fratello denunciava il fratello”. Fu in molte occasioni pulizia etnica, sopraffazione ideologica e persecuzione religiosa. Era difficile qui poter pensare dopo il conflitto mondiale ad un presente di pace. Italiani, sloveni e croati che qui da secoli vivevano in rispettosa convivenza grazie anche alla tolleranza della politica dell’Impero asburgico sino al 1918, con le Leggi razziali del ’38 e poi con la politica nazionalista del Governo fascista crearono le premesse per lo scatenarsi di quella “resa dei conti” che portò alla tragedia delle foibe e all’esodo di 350.000 persone che lasciarono le loro case, i loro  affetti e la loro Terra".

"Bandire la contrapposizione"

"Fare memoria del dramma delle genti giuliane di diversa etnia di fronte ai due calvari- Risiera e foibe - con la cui comune matrice razzista e antireligiosa era pur nella diversità dei destinatari, intrisa di odio e di una egemonia violenta, dovrebbe essere un severo monito perché venga bandito, nel nostro presente, quello spirito di contrapposizione e di intolleranza che ci impedisce di costruire un vivere nel rispetto di quei valori che non possono venir meno al riconoscimento della dignità di ogni persona, al di là della lingua, della fede e dello stato sociale".

"Monito per educare alla convivenza"

"Il vivere dignitoso e civile richiede rispetto dell’altro, capacità di dialogo e comune impegno per una società dove la persona umana sia realmente tutelata e valorizzata per quello che essa è. Il dramma della Venezia Giulia e Dalmazia non deve e non può fermarsi al ricordo, deve concretamente essere civile monito e impegno per educare alla convivenza, al rispetto dell’altro e alla tutela di quelle libertà che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 ci ha consegnato come “magna carta” di una fraternità universale al di là delle fedi e delle culture. I drammi che qui si sono consumati - conclude Malnati - ci suggeriscano progetti di civile convivenza, di solidarietà e di pace".

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