Coronavirus, spopola sul web il nuovo grafico di un ricercatore di Trieste

Il ricercatore dell'Università di Trieste Marco Gerdol "Monitorare l'aumento giornaliero dei contagi è fuorviante, ha più senso monitorare l'andamento dei decessi in relazione ai vari provvedimenti presi dal Governo, spostati in avanti nel tempo di 25 giorni"

Mentre tutti leggono i giornali alla ricerca dell'incremento giornaliero dei contagi, un ricercatore dell'università di Trieste lancia una differente prospettiva, postando un grafico che colleziona subito centinaia di condivisioni. Si tratta di Marco Gerdol, ricercatore in genetica del dipartimento di scienze della vita, che spiega come il solo numero relativo all'incremento dei contagi può essere fuorviante, mentre per spiegare l'efficacia delle misure anti contagio ha senso monitorare "l'andamento dei decessi in relazione ai vari provvedimenti presi dal Governo, spostati in avanti nel tempo di 25 giorni ovvero i 5 giorni di media per l'incubazione più i 20 giorni che di media intercorrono tra la manifestazione dei primi sintomi e la morte".

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False percezioni

Per il ricercatore, il dato dei nuovi contagi darebbe "la falsa impressione che la diffusione del virus stia continuando ad aumentare in modo più lento, ma sempre inesorabile" una percezione errata secondo l'esperto, in quanto "il numero di nuovi contagi di due settimane fa non è affatto comparabile al numero di nuovi contagi di oggi, per il semplice motivo che l'efficienza del sistema sanitario nel rilevare i contagiati è in costante e rapido miglioramento. Sarebbe come pretendere di stimare l'andamento della popolazione di branzini nel golfo pescando la prima settimana con la canna da pesca da Barcola e andando in giro con un peschereccio la settimana successiva, pretendendo che i numeri possano essere confrontabili".

Sempre più tamponi

In estrema sintesi, quello che appare come un aumento di contagi è da attribuire in parte al maggior numero di tamponi effettuati, anche se, come ricorda l'esperto, è difficile quantificare in che percentuale il numero degli effettivi contagiati nel paese sia stato diagnosticato. Tuttavia Gerdol suggerisce un'altra soluzione: "si può fare una ragionevole stima della sensibilità relativa (decessi del giorno X/contagiati rilevati al giorno X-25), che dimostra come questa sia quadruplicata nel giro di circa una settimana a metà marzo. Sicuramente il trend di miglioramento sarà continuato negli ultimi 20 giorni, anche se ad oggi è impossibile calcolare di quanto".

In sostanza, finché l'efficienza dei sistemi di monitoraggio continuerà a migliorare, il dato dei nuovi contagi non sarà del tutto indicativo e fedele al reale cambiamento e una volta che la capacità di rilevamento si sarà stabilizzata, la conta giornaliera dei nuovi positivi sarà utile e sensata.

Analizzare il numero di decessi

"Oggi - spiega Marco Gerdol -, chi comunica i dati, dovrebbe rendersi conto che sarebbe molto più efficace spingere sull'analisi del numero dei decessi e sul numero di ricoverati in terapia intensiva, sia per i cittadini che per chi ci governa. Il numero di casi attivi continua ad aumentare solo in modo apparente, visto che decine i migliaia di persone asintomatiche e mai censite si stanno negativizzando senza essere conteggiate nei numeri ufficiali, mentre allo stesso tempo persone con sintomi molto lievi che una settimana fa non sarebbero nemmeno state sottoposte a campione ora vengono testate e trovate positive".

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Gli effetti dei decreti

Considerando il termine di 25 giorni spiegato in precedenza, per vedere i risultati del decreto #iorestoacasa (il primo emanato dal presidente Conte) si dovranno attendere i prossimi giorni che, secondo il ricercatore "diranno molto chiaramente fino a che punto la curva dei decessi (e quindi dei nuovi contagi di 25 giorni fa) scenderà". Per vedere invece l'effetto del ben più restrittivo decreto "Chiudi Italia" sarà invece necessario attendere, secondo questa logica, metà aprile. Secondo Gerdol è ragionevole pensare che "ci possa essere un calo piuttosto drastico nel numero di decessi nei prossimi giorni, molto simile a quello visto in Cina, che dovrebbe continuare fino a Pasqua".

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