Hindi Zahra al Miela: scroscianti applausi e pubblico in delirio per la cantante che seduce

Scroscianti applausi e pubblico in delirio per la performance della cantante Hindi Zahra che ci ha portato nell'abisso della sua vita, della sua femminilità e della sua meravigliosa terra

Foto Serena Bobbo

«Hindi Zahra è un vento caldo del deserto, un profumo orientale dalle note decise». Sono queste le parole che mi sono venute in mente  sabato 25 febbraio, ascoltando Hindi Zahra in concerto al Miela. La cantante marocchina, naturalizzata francese, ha infatti fatto tappa nella nostra città per inebriarci con la sua musica.

Nata in Marocco, a 15 anni si trasferisce a Parigi. Ma, come spesso succede in età adulta, le si innesca l'istinto di voler ritrovare la propria terra. Quello che ad un certo punto le manca è il sole, l'aria, il vento, i colori; elementi naturali che si legano a noi in una concezione animalesca dell'uomo: lei ci racconta proprio questo. Hindi entra sul palco con una camminata decisa. Lei è lì, fiera e consapevole della sua grande femminilità. Sa di piacere agli uomini, sa ancor più di affascinare le donne: ed è così che comincia a raccontarci la sua storia.

Il suo ultimo album,"Homeland", parla infatti del Marocco e, tra le note delle sue canzoni, si riconosce il suo bisogno estremo di raccontare la sua esperienza del tornare alle origini con uno spirito diverso. E sono proprio queste "contaminazioni", acquisite nel corso del suo percorso, a rendere la sua musica un melting pot di suoni e sensazioni. Hindi canta canzoni dal sapore blues e folk/pop, ma racchiuderla in un genere sarebbe limitativo; sia perché la sua voce è così ammaliante da riuscire ad incatenarti in un concetto superiore alla musica , sia perché, come detto sopra, il suo è un racconto e le note sono solo uno strumento.

Le canzoni si susseguono una dopo l'altra portandoci in viaggio in un mondo lontano e i suoi due più grandi successi “Beautiful tango” e “Stand up” conquistano la sala. Hindi fa letteralmente impazzire il pubblico fino a trasformarlo in un'unica vera energia, grazie anche alla sua meravigliosa danza chiamata Moroccan Trance, in cui sembra quasi trasformarsi in un simbolo. Appare sul palco come un "εἴδωλον": lei è Il Marocco, è Madre Natura ed è la femminilità, una femminilità libera che funge da ispirazione e catarsi immediata.

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Profumi, colori, e paesaggi sono diventati quasi reali man mano che la serata ha fatto il suo corso in un'escalation costante di seduzione e ricordi. Un concerto da rivedere assoulutamente ed un album da sentire e risentire.

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