Ferriera, i sindacati: "I lavoratori esclusi dagli incontri a Roma"

“Non ci stanno coinvolgendo in un processo di riconversione che non hanno idea di come portare avanti. Se questo venerdì le istituzioni non saranno presenti a un'assemblea aperta con i dipendenti, protesteremo sotto le case dei diretti interessati ”

“Siamo gli ultimi degli ultimi a sapere il niente, non ci stanno coinvolgendo in un processo di riconversione che non hanno idea di come portare avanti. Se questo venerdì le istituzioni non saranno presenti a un'assemblea aperta con i lavoratori, protesteremo sotto le case dei diretti interessati ”. Incontenibile la rabbia dei sindacati e dei lavoratori della Ferriera di Servola dopo l'incontro al Ministero dello Sviluppo Economico sulla riconversione dello stabilimento. Dopo il tavolo dello scorso 18 settembre, in cui Arvedi aveva dichiarato di voler stanziare 150 milioni di euro per riconvertire l'area a caldo, i sindacati avevano espresso grande preoccupazione per la mancanza di un piano industriale concreto. A oggi queste preoccupazioni rimangono invariate, se non aggravate, come affermato con decisione dai sindacalisti a una conferenza stampa davanti allo stabilimento siderurgico.

Secondo Umberto Salvaneschi di FIM CISL“Le rappresentanze sindacali non sono state convocate dal Ministero e dalla dirigenza, mentre abbiamo il dovere e il diritto di essere presenti. Avevano promesso di convocarci a ogni tavolo ma non siamo stati minimamente interpellati. Crediamo che sia le istituzioni che la proprietà non abbiamo alcun progetto per la riconversione e la salvaguardia del personale. I progetti attualmente in piedi sono inattuabili, ci spaventa la possibilità che si apra un fronte di cassa integrazione con futuro incerto”.

Thomas Trost di FIO CGIL denuncia invece “l'assoluto senso di abbandono che stanno vivendo i lavoratori rispetto al comportamento di Comune, Regione, Ministero e proprietà. Ci hanno promesso di coinvolgerci già da subito, ma stanno escludendo proprio la parte più coinvolta: i lavoratori. Devono dire che è tutto sotto controllo ma siamo certi che non c'è una progettualità da parte di chi ha avuto fretta di appuntarsi al petto una medaglia per essere stato il primo a portare avanti la chiusura dell'area a caldo. Tutto questo giocando con le vite di 600 famiglie senza un'alternativa occupazionale”.

“Abbiamo il diritto di essere chiamati in causa – ha continuato Trost -, anche nei tavoli tecnici che siamo in grado di gestire forse meglio di qualcuno che in questo settore non ha mai lavorato”. Non viene risparmiato il neo ministro Patuanelli che “ha chiuso uno stabilimento appena si è insediato – accusa il sindacalista -, speriamo sia solerte anche nel portare qui qualche azienda. Intanto venerdì (25 ottobre, ndr) alle 17.30 diamo la possibilità alle istituzioni di venire qui a parlare con i lavoratori in un'assemblea aperta, e non mandare dei vergognosissimi copia/incolla rispetto a impegni precedentemente presi. Se non saranno presenti venerdì verremo a chiedere attenzione sotto la Regione e, se non bastasse, sotto le loro case”.

“Situazione imbarazzante e scandalosa – commenta Franco Palman della UILM – Subiamo sciacallaggio da un'azienda che a mio avviso sta portando a casa i propri interessi e investe in Ucraina e in Russia, dove il lavoro costa meno, mentre le istituzioni stanno a guardare. Da tempo chiediamo di intervenire all'interno degli impianti siderurgici per problemi di sicurezza, tamponati soltanto dalla professionalità di questi lavoratori”.

“Al momento – spiega ancora Palman - sono a rischio 600 posti di lavoro più 200 di indotto. Il tutto in uno scenario in cui abbiamo perso circa 400 posti sul metalmeccanico (vedi la Sertubi dimenticata). Poco contano le promesse del signor Scoccimarro, che può parlare di ambiente e non di lavoro, mentre il signor Fedriga ha sempre fatto orecchie da mercante quando abbiamo sollevato il tema della sicurezza”.

Presente anche una nutrita delegazione di lavoratori, tra cui Fabio, che confessa: “Vivo giorni di grande tensione, mia figlia mi ha svegliato di notte piangendo, ripetendomi che la Ferriera chiuderà e che presto diventeremo poveri”. Oppure Demis, nemmeno trentenne ma già padre di due figli: “lavoro qui dal 2010, sempre vivendo con la paura che tutto possa finire da un momento all'altro. Eppure grazie alla Ferriera ho potuto comprare una casa, un'auto e mettere su famiglia. Sento tante  e vaghe rassicurazioni dalla politica ma, nonostante le parole, vedo che ogni riconversione porta sempre a una grande riduzione di posti di lavoro, e vedo che la cassa integrazione è l'anticamera dell'incertezza. Io e la mia famiglia siamo più che preoccupati”.

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