Ictus a 84 anni, la figlia: "Negata sospensione cure", ASUITS: "Abbiamo rispettato la legge"

La tragica vicenda di Claudio e Giovanna De Manzano, già apparsa in questi giorni sulla stampa locale. Non essendo stato possibile interrompere le cure a Cattinara, la figlia si è rivolta alla Salus, dove si è conclusa la procedura di fine vita, e ha presentato esposto alla Procura

Un uomo colpito da ictus a 84 anni e la battaglia della figlia per sospendere le cure: la tragica vicenda che ha coinvolto Claudio e Giovanna Augusta De Manzano, di cui si è parlato sulla stampa locale anche per il coinvolgimento dell'Azienda sanitaria universitaria e integrata di Trieste. Stando alle dichiarazioni della donna,  i medici della Stroke Unit di Cattinara avrebbero negato l'interruzione dell'alimentazione e idratazione artificiale, il trasferimento all'Hospice e infine anche le dimissioni del paziente. La procedura di fine vita è comunque avvenuta alla Salus, dove Giovanna ha portato suo padre Claudio e dove non è stata opposta alcuna resistenza a intraprendere un'azione, sempre secondo la testimonianza della donna, già precedentemente autorizzata dal giudice tutelare. Giovanna De Manzano, che è avvocato di professione, ha ora presentato esposto in Procura e sono in corso indagini sulle cure prestate dell'ASUITS, che dichiara di “aver rispettato la legge, curando il paziente”. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo la storia dall'inizio.

La testimonianza

“Mio padre non ha mai conosciuto la vecchiaia – racconta Giovanna -, lavorava da quando aveva 14 anni, aveva un'officina storica e fino al momento prima dell'evento ischemico era in piene forze". Poi arriva appunto l'ictus che compromette la funzionalità di metà del corpo di Claudio e la sua capacità di esprimersi. Smette subito di mangiare e di bere tanto che, dopo poco, viene alimentato con il sondino. "Hanno addirittura dovuto legargli la mano buona - racconta sua figlia - perché voleva strapparsi di dosso ciò che lo teneva in vita. Se questo non bastasse a rendere chiara la sua volontà basterebbe interpellare tutti i suoi conoscenti: chiunque sapeva che mio padre non voleva essere tenuto in vita artificialmente”.

“Dopo lo shock iniziale – continua de'Manzano - mi sono fatta nominare amministratore di sostegno e il giudice mi ha autorizzato subito all'interruzione delle cure come previsto dalla legge sul biotestamento. Ho comunicato all'ospedale la volontà di interrompere le cure ma si sono rifiutati di farlo. Allora ho chiesto di trasferirlo all'Hospice di Pineta del Carso per iniziare la procedura di fine vita. Dall'Hospice si sono dichiarati disponibili ma il Distretto mi ha negato anche questa possibilità”. 

A quel punto la donna ha deciso di portare via suo padre, ma “all'ospedale si sono opposti anche a questo. A quel punto ho chiesto l'intervento del giudice tutelare e, dopo che per 10 giorni l'uomo è stato curato forzatamente e gli è stato impedito di uscire dall'ospedale, il giudice ha autorizzato le auto-dimissioni. Ho semplicemente rispettato  la sacra volontà di mio padre. Volontà che lui non aveva mai messo per iscritto ma aveva espresso infinite volte in vita. Alla Salus è stato dato subito corso alla procedura di fine vita, durata 20 giorni. Il 18 febbraio mio padre ha smesso di soffrire”.

L'avvocato de'Manzano ha poi fatto un esposto in Procura e le indagini sono ora in corso. “Sono molto serena – dichiara - e ho massima fiducia nella magistratura che, se ravviserà, prenderà le decisioni del caso. Fortunatamente la mia famiglia mi ha dato l'opportunità di studiare e diventare avvocato e questo mi ha dato la possibilità di agire con prontezza e non protrarre troppo a lungo il suo calvario, ma penso  a chi si trova nella mia stessa situazione e non sa come agire. La mia opera è rivolta a queste persone e non ho assolutamente sentimenti di vendetta contro l'ospedale. Esprimo anzi profonda gratitudine e ammirazione a tutti i medici e al personale del reparto di Neurologia per la loro opera di grande professionalità che ho giornalmente visto prestare a tutti i pazienti".

"Qui però non si discute di cure al paziente in senso stretto - conclude Giovanna -, ma di fine vita, di biotestamento e di rispetto della sacra volontà di mio padre, che io appunto rappresentavo. Il decreto del Giudice Tutelare mi autorizzava espressamente -già nel decreto iniziale di nomina- a interrompere le cure, cosa che l'Ospdale non ha voluto fare, tanto che ho dovuto far valere le volontà di mio padre in una clinica privata”.

La replica dell'ASUITS

L'azienda sanitaria interviene con una replica ufficiale in cui dichiara che “in questa vicenda ASUITs ha agito in base alla normativa vigente". Questo il testo della normativa citata: "nel  caso  in  cui  il  rappresentante  legale  della   persona interdetta o inabilitata  oppure  l'amministratore  di  sostegno,  in assenza delle disposizioni anticipate di  trattamento (...) o  il  rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste  siano appropriate e necessarie, la decisione è rimessa al giudice tutelare su ricorso del rappresentante legale della persona interessata o  dei soggetti di cui agli articoli 406 e seguenti del codice civile o  del medico o del rappresentante legale della struttura sanitaria". 

ASUITS precisa inoltre che per legge si intendono trattamenti sanitari "la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale in quanto somministrazione su prescrizione medica di nutriesti mediante dispositivi medici. L'articolo 6 della legge prevede che il medico è tenuto al rispetto della volontà del paziente che però non può esigere trattamenti sanitari contrari a norma di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico assistenziali e a fronte di tali richieste il medico non ha obblighi professionali". Come spiegato dall'azienda sanitaria, la norma inoltre prevede che le strutture sanitarie, pubbliche o private che siano "garantiscano con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei principi della legge assicurando l'informazione necessaria ai pazienti e adeguata formazione del personale”.

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