La grande ipocrisia di tutti i governi sulla Sanità, in 10 anni tagli per 27 miliardi

L'emergenza Coronavirus e le migliaia dimostrazioni di affetto nei confronti di chi deve curare il Paese mette in mostra l'ennesima ipocrisia di chi governa l'Italia

Il pezzo è datato 11 giugno 2019 e veniva pubblicato dalla nostra redazione nazionale Today. Merita leggerlo per capire ciò che sta dietro ai tanti messaggi di affetto nei confronti della prima linea, gli operatori che ogni giorno lavorano per far fronte all'emergenza Coronavirus; merita leggerlo per avere un'idea chiara di chi oggi è responsabile dei tagli.  

Nel decennio tra il 2010 e il 2019 il Servizio sanitario nazionale ha 'perso' 37 miliardi di euro, mentre l'incremento del fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di quasi 9 miliardi, con una differenza negativa di 28 miliardi. La sottrazione dei fondi alla Sanità Pubblica fatto registrare nello stesso periodo una media annua di crescita dello 0,9%, insufficiente anche solo a pareggiare l'inflazione (+1,07%). A fare il quadro dei tagli in sanità è il IV Rapporto della Fondazione Gimbe sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, presentato oggi in Senato alla presenza del ministro della Salute Giulia Grillo.

"Nessuna luce in fondo al tunnel - ha commentato il presidente Nino Cartabellotta - visto che il Def 2019 riduce il rapporto spesa sanitaria/Pil dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022, mentre l'aumento di 8,5 mld in tre anni previsto dalla Legge di Bilancio 2019 è subordinato alle ardite previsioni di crescita e alla stipula, tutta in salita, del patto per la salute".

Sanità Pubblica: nel 2017 spesi 204 milioni di euro

Secondo le analisi effettuate, la spesa per la salute in Italia 2017 ammonta complessivamente a 204.034 milioni di euro. In particolare, per la spesa sanitaria: 154.920 milioni di euro di cui 113.131 milioni di spesa sanitaria pubblica e 41.789 milioni di spesa sanitaria privata. Di questa 35.989 milioni a carico delle famiglie e 5.800 milioni intermediati da fondi sanitari/polizze collettive (3.912 milioni), polizze individuali (711 milioni) e da altri enti (1.177 milioni). E poi, per la spesa sociale di interesse sanitario: 41.888,5 milioni di cui 32.779,5 milioni di spesa pubblica, in larga misura relative alle provvidenze in denaro erogate dall'Inps, e 9.109 milioni stimati di spesa delle famiglie. E infine, per la spesa fiscale: 7.225,5 milioni per deduzioni e detrazioni di imposta dal reddito delle persone fisiche per spese sanitarie (3.864,3 milioni) e 3.361,2 milioni per contributi versati a fondi sanitari integrativi, cifra ampiamente sottostimata per l'indisponibilità dei dati relativi al welfare aziendale e alle agevolazioni fiscali a favore delle imprese).

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Il Rapporto aggiorna anche le stime sull'impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017: 21,49 miliardi erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (6,48 mld), frodi e abusi (4,75 mld), acquisti a costi eccessivi (2,16 mld), sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (3,24 mld), inefficienze amministrative (2,37 mld) e inadeguato coordinamento dell'assistenza (€ 2,59 mld). Ruolo e potenzialita' dei fondi sanitari integrativi sono "compromessi da una normativa frammentata e incompleta- si legge nel Rapporto- che da un lato ha permesso loro di diventare prevalentemente sostitutivi, con la garanzia di cospicue agevolazioni fiscali, dall'altro consente all'intermediazione assicurativa di gestire i fondi invadendo il mercato della salute con 'pacchetti' di prestazioni superflue che alimentano il consumismo sanitario e possono danneggiare la salute".

Sanità a pezzi: le principali cause

Due 'fattori ambientali', infine, peggiorano ulteriormente lo stato di salute del Ssn: la "non sempre leale collaborazione tra Governo e Regioni, oggi ulteriormente perturbata dalle istanze di regionalismo differenziato- si legge ancora nel Rapporto-e le irrealistiche aspettative di cittadini e pazienti che da un lato condizionano la domanda di servizi e prestazioni, anche se inutili, dall'altro non accennano a cambiare stili di vita inadeguati che aumentano il rischio di numerose malattie". Con questa diagnosi, la prognosi per il Ssn al 2025 non può che essere infausta: secondo le stime del Rapporto Gimbe, per riallineare il Ssn a standard degli altri Paesi europei e offrire ai cittadini italiani un servizio sanitario di qualità, equo e universalistico "sarà necessaria nel 2025 una spesa sanitaria di 230 miliardi", conclude il Rapporto.

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