Scontro Tram Opicina, Usb: «Qualche giorno di polemica, capro espiatorio trovato, poi tutto come prima» 

L'Usb, Unione Sindacale di Base, in seguito al grave incidente accorso alla linea tramviaria Trieste Opicina

L’Unione Sindacale di Base «sta denunciando da anni che i processi di privatizzazione del welfare demoliscono le tutele dei lavoratori e della collettività; sacrificando quotidianamente la sicurezza sull’altare del profitto. Purtroppo solo quando accadono dei gravi incidenti, tutti sembrano rendersene conto, ma sovente accade che dopo qualche giorno di polemica e un capro espiatorio ricercato tra i lavoratori delle aziende, poi tutto sembra continuare come prima».

«Anche a Trieste, così come in molte altre aziende di trasporto pubblico, da tempo, sono stati avviati degli interventi di riduzione dei costi di gestione, che hanno consentito ai soci pubblici e privati di realizzare ogni anno milioni e milioni di euro di utile, principalmente tagliando il numero dei lavoratori, riducendo una parte considerevole del servizio e delle corse, ma anche predisponendo delle notevoli modifiche alle procedure gestionali e manutentive sui mezzi e sugli impianti».

«I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma si notano soprattutto quando gli organi d’informazione iniziano ad elencare il numero dei feriti e di coloro che hanno perso la vita negli incidenti nei quali rimangono coinvolti i mezzi di trasporto pubblico. Subito dopo inizia l’ipocrita giostra delle dichiarazioni relative: alla necessità di provvedimenti tempestivi, all’apprensione per le condizioni di salute dei lavoratori e dei passeggeri, alla volontà di vederci chiaro e alla possibilità di possibili errori umani».

«Usb è fermamente convinta che ci sia sì stato un errore umano e che questo vada primariamente individuato tra gli amministratori pubblici e privati, che nonostante gli stipendi da nababbo - non si sono attivati efficacemente per assicurare quel livello di sicurezza necessaria ad assicurare la salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori e degli utenti ed evitare il ripetersi di incidenti come quello accaduto nuovamente ieri a Trieste. E allora, invece di fermarsi a misurare soltanto le responsabilità o i fraintendimenti dell’ultimo anello della catena, occorrerebbe puntare bene lo sguardo verso chi ha il dovere giuridico di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare effettivamente e continuativamente l’integrità fisica dei lavoratori e dei cittadini, così come disposto dalle Normative ed affermato dalla Giurisprudenza».

«Primario interesse di USB, non è certo quello di apprendere quale potrà essere il numero di vetture che circoleranno nei prossimi giorni, o quando potrà riprendere il servizio completo sulla linea. L’interesse basilare per USB - e non solo - rimane quello di comprendere se il Comune di Trieste – azionista di maggioranza dell’azienda di trasporto pubblico – intenderà porre in essere delle concrete e tempestive iniziative volte ad inibire il pericolo alla vita ed all’incolumità dei cittadini e dei lavoratori del trasporto pubblico».

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