Friuli Venezia Giulia regione più povera del nord Italia

La ricerca, effettuata dall'Ires del Friuli Venezia Giulia mette in evidenza come il nostro territorio soffra di più rispetto alle regioni dell'area settentrionale del Paese. Nel Nord Italia l’incidenza della povertà sale nelle aree metropolitane

Foto di repertorio

Friuli Venezia Giulia più povero tra le regioni del Nord, questo dicono i dati elaborati dall'Ires Fvg come riportato da Udinetoday, che ha analizzato la situazione. La povertà in Italia. Nel 2014 il 10,3% delle famiglie residenti in Italia (2 milioni 654 mila) vive in condizione di povertà relativa, mentre il 5,7% sperimenta una situazione di povertà assoluta (1 milione 470 mila). Gli individui in condizione di povertà relativa ammontano a 7 milioni e 815 mila (12,9% della popolazione nazionale), dei quali il 12,5% è rappresentato da donne (3 milioni e 879 mila), il 19% da minori (1 milione e 986 mila) e il 9,8% da anziani (1 milione 281 mila). La povertà assoluta, invece, riguarda 4 milioni e 102 mila persone, corrispondente al 6,8% dei cittadini residenti in Italia. Dopo due anni di aumento, l’incidenza della povertà assoluta si mantiene stabile, anche territorialmente tra Nord, Centro e Sud. Per la povertà relativa si conferma altresì, rispetto al 2013, un trend stazionario.

L’incidenza della povertà relativa in Friuli Venezia Giulia, attestatasi all’8,1% nel 2013, scende al 7,9% nell’anno successivo (-0,2%). In entrambe le annualità, tuttavia, la nostra regione mostra i valori più alti del Nord Italia, superiori a quelli registrati nelle aree centrali del territorio nazionale (eccezion fatta per le Marche), ma inferiori a quanto rilevato nella ripartizione meridionale che, in continuità con i dodici mesi precedenti, mostra dappertutto indici più alti rispetto alla media italiana. Rispetto a quest’indicatore statistico, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e l’Emilia Romagna presentano i dati più bassi.

La diffusione del fenomeno per tipologia familiare, professione, livello di istruzione, cittadinanza, dimensione urbana e ripartizione geografica. Le famiglie numerose (da 5 componenti) presentano una condizione di maggior povertà relativa, con disagi economici più diffusi se al loro interno vivono figli minori. L’incidenza del suddetto indicatore è superiore alla media italiana anche tra i nuclei familiari di monogenitori (12,8%), mentre risulta meno elevata tra i single (4,4%) e le coppie senza figli di età inferiore ai 65 anni (6,5%). Anche tra le famiglie di e con anziani, tali valori sono inferiori a quello medio nazionale.

Quando il livello d’istruzione del capofamiglia è basso (es. licenza elementare), l’incidenza della povertà relativa aumenta fino a quasi tre volte quella osservata nei nuclei in cui la persona di riferimento è almeno diplomata. La diffusione della povertà tra le famiglie con a capo un operaio o assimilato (15,5%) è decisamente superiore a quella dei nuclei il cui referente svolge una professione autonoma, in particolare se imprenditore o libero professionista (3,7%). I valori più elevati, tuttavia, si osservano quando lo stesso referente familiare si trova in cerca di occupazione (23,9%).

Nel Nord Italia l’incidenza della povertà sale tra le famiglie che vivono nelle aree metropolitane (7,6%), che è di pocosuperiore a quella dei nuclei residenti nei grandi (3,5%) e piccoli Comuni (4,9%). Nelle famiglie di nazionalità estera, infine, l’incidenza alla povertà relativa è decisamente maggiore di quella registrata tra i nuclei composti da soli italiani: dall’8,9% di questi ultimi, si passa al 19,1% dei misti e si arriva al 28,6% tra quelli formati da soli stranieri.

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