Casa di riposo non paga l'acqua, 3mila euro sulle spalle dei condòmini. La struttura: "Pagheremo"

I residenti nell'edificio dove è sita La Primula hanno ricevuto una lettera da parte dell'amministratore in merito alla necessità di farsi carico di una bolletta di 3077 euro. La replica dei vertici: "E' un momento difficile, abbiamo già predisposto un piano di rientro"

I condòmini dell’edificio dove ha sede la casa di riposo "La Primula" dovranno farsi carico di una bolletta dell’acqua di oltre 3000 euro per evitare la chiusura della fornitura, visto che la struttura "non paga le spese condominiali previste a saldo del rendiconto consuntivo”. Quella che per i residenti di via Molino a vento suona come una “beffa” è stata comunicata dall’amministratore Domenico Rossetti de Scander (che TriestePrima ha tentato di contattare senza fortuna ndr), attraverso una lettera datata oggi 30 giugno. I vertici della casa di riposo non ci stanno e rispondono così alle accuse: "Pagheremo tutto, abbiamo già predisposto un piano di rientro. E' un momento delicato". 

L'assemblea del 25 giugno

Dopo che l’assemblea condominiale, convocata giovedì 25 giugno presso l’hotel Milano per approvare il sopracitato consuntivo era sfumata a causa del mancato raggiungimento del numero legale, le famiglie residenti nel palazzo si ritrovano a vivere una situazione di disagio. Non essendo stato approvato il consuntivo, le spese arretrate vanno ripartite tra tutti gli altri condòmini e, come riportato dall’amministrazione dello stabile, quando la Primula “sarà rientrata nel debito”, l’importo pagato verrà considerato “un acconto di spese condominiali della gestione in corso”. 

Il "nodo" amministratore

Oltre alla questione relativa alla bolletta, nella lettera viene menzionata anche un’ulteriore criticità. Da diverso tempo, infatti, si sarebbe palesata la necessità di trovare un nuovo amministratore. De Scander nella lettera fa capire che vi siano difficoltà nel nominare un nuovo amministratore (punto che tra le altre cose era stato inserito nell’ordine del giorno dell’assemblea del 25 giugno scorso ndr) e che i vertici de La Primula si dicono ben disposti ad accettare. 

Una frattura insanabile

A sostegno della tesi che la frattura tra amministratore, condomini e La Primula sia sempre più evidente – complice l’atmosfera durante l’emergenza sanitaria e le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici della casa di riposo, fino a prova contraria innocenti – arriva anche uno scambio di comunicazioni tra gli stessi residenti e De Scander. Il verbale dell’assemblea del 25 giugno, secondo le famiglie, andrebbe totalmente riscritto perché non rappresenterebbe la realtà dei fatti. Secondo i residenti, la scintilla si sarebbe manifestata a causa dell’abbandono, da parte di Michele Spangaro e di Patrizia Malusà, della riunione. Senza la loro presenza, sarebbe venuto meno il numero legale per affrontare le decisioni. 

Il verbale dell'assemblea

Nel verbale, infatti, i vertici de La Primula non compaiono e i residenti invece sostengono che fossero presenti (e a conferma di ciò ci sarebbe anche il registro previsto dalla normativa anti CoViD a disposizione dell’hotel Milano). Ad aggiungersi alla situazione c’è poi anche il tentativo di acquisto del negozio di macchine utensili sito al piano terra dell’edificio e confermato dal proprietario, Piero Gulli. “Avevamo firmato un preliminare ad inizio marzo, prima del lockdown – spiega il titolare raggiunto telefonicamente da TriestePrima – e alla scadenza del 30 aprile nessuno si è più fatto vivo”. L’assegno di 2000 euro sarebbe stato incassato da Gulli che aspetta la scadenza dei 30 giorni di deposito della raccomandata. “Da lì in poi mi riterrò libero per poter cercare nuovi acquirenti”. 

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La replica de La Primula

I vertici de La Primula non ci stanno e rispediscono le accuse ai mittenti. “In questo momento abbiamo l’attività della casa di riposo sospesa – racconta Patrizia Malusà –, bisogna avere un po’ di pazienza anche perché appena possibile pagheremo”. In merito all’assemblea, la titolare spiega che “siamo andati via perché per l’ennesima volta siamo stati aggrediti. Siamo un po’ stufi di essere trattati in questa maniera, c’è una sorta di razzismo nei confronti degli anziani e verso di noi”. Sull’acquisto del negozio al piano terra, la Malusà dice che “avevamo firmato un preliminare ma poi la situazione si è bloccata per via del virus. Comunque, so che Matteo (il figlio maggiore ndr) aveva già chiarito con il signor Gulli. È lui che si occupa dell’immobiliare”. 

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