"Pane per i poveri", la storia dimenticata delle vie della carità

Vengono ribattezzate così le strade dove si possono ammirare le cassette per l'elemosina un tempo gestite dalla San Vincenzo de' Paoli. Scolpite nella maiolica, ritraggono Sant'Antonio, la Vergine e altre figure sacre. Raccoglievano i soldi per i poveri. Non vengono quasi più utilizzate

La cassetta di largo Giardino

Si trovano sulle facciate dei palazzi, agli angoli delle vie, in pieno centro o in periferia. Sono le cassette per l’elemosina che, fino a non moltissimo tempo fa, la chiesa gestiva soprattutto per comprare il pane per i poveri. La maggior parte di queste cassette, incastonate un po’ dappertutto a Trieste, recano la dicitura “Società di San Vincenzo de’ Paoli” e ad oggi sono simboli di un istituto che lentamente sta scomparendo.

La Società San Vincenzo de' Paoli

La San Vincenzo è una storica associazione istituita per le persone bisognose in tutto il mondo all’inizio del Novecento. In origine l’associazione nasce negli ambienti accademici, per dare la possibilità ai giovani universitari che avrebbero potuto prestare la propria opera. La San Vincenzo non è esclusiva di fede, bensì risulta essere aperta ai laici e continua nel suo operato come ha sempre fatto. Anche a Trieste infatti dà assistenza capillare alle famiglie povere.

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Testimoni e custodi di un istituto caritatevole

Le casette per l’elemosina rimangono così testimoni e custodi di un “esercizio” sociale e caritatevole, forse per certi versi messo in discussione dalla decadenza dei tempi moderni afflitti dalle crisi. Spesso queste cassette sono in corrispondenza di esercizi commerciali come le farmacie, come ad esempio in via Battisti, o nelle intersezioni di snodi viari importanti, come alla rotonda del Boschetto o nel rione di San Giacomo. Alcune di esse sono “in rovina”, visto che sono sfondate, aperte o semplicemente inutilizzate da anni. Altre invece sono gestite ancora da qualche anziano signore, che custodisce gelosamente un mazzo di chiavi capaci di aprire le porte della carità. 

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Delle piccole opere d'arte

Questi piccoli tesori sono spesso delle vere e proprie opere d’arte. Ritraggono Sant’Antonio con bambino in braccio, in un disegno scolpito sulla ceramica o in maiolica, oppure la Vergine Maria; ad oggi alcune di esse sono ridipinte con colori lucidi, in altri casi sono avvolte da uno strato di sporco dovuto allo smog e al traffico su strada. Le frasi che si trovano sulle cassette sono delle più diverse, anche se in molti casi ricalcano l’obiettivo della raccolta alimentare. 

"Il denaro prelevato ogni sera"

In via de Amicis la cassetta riporta la dicitura “offerte pro erigenda chiesa Madonna del mare”, oppure in via Piccardi il “fraterno aiuto cristiano” campeggia sotto la figura della Vergine. Le offerte che finivano dentro alle cassette venivano raccolte da qualcuno che puntualmente passava a ritirarle. In via San Michele infatti, la dicitura che ancora oggi si può leggere è “il denaro viene prelevato ogni sera”. Don Alessandro Amodeo della Caritas racconta un aneddoto che lega l’opera della San Vincenzo non solo con le cassette. “Ho prestato servizio per dieci anni in cimitero e ricordo benissimo che c’era un diacono permanente che durante le messe per i defunti faceva raccogliere le offerte per la San Vincenzo. Inoltre, i secchi erano riuniti in una stanza e per utilizzarli bisognava dare un’offerta che andava sempre all’associazione”. 

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La narrazione attorno alle cassettine

L’elemosina sembra essere sparita – oltre che culturalmente, anche in maniera fisica – quando le cassette lasciano spazio a larghi fori nelle pareti dove campeggiano icone sacre. Nel rione di San Giovanni sotto un’edicola che ritrae la Vergine c’è una specie di cassettina dalla forma rotondeggiante, dove ci si può immaginare che un tempo venissero depositate le carità cristiane. Sono supposizioni o suggestive narrazioni, visto che tutto ciò non trova conferma da nessuna parte.

Il codice dei beni culturali le protegge

Esse non hanno una tutela specifica della Soprintendenza, ma l’articolo 50 del Codice dei Beni Culturali vieta di “disporre ed eseguire il distacco di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici, esposti o non alla pubblica vista”

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La sopravvivenza delle cassette per l’elemosina a Trieste ad oggi si direbbe dipenda più dalla legge degli uomini che dalla loro naturale propensione alla carità cristiana. A meno che non vi sia ancora, da qualche parte, qualcuno in grado di aprirle, magari grazie ad un mazzo di chiavi capace di strappare qualche sorriso. 

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