Proposta leghista sulle radio, le emittenti triestine: "Un errore"

"Una canzone italiana ogni tre, per preservare la tradizione. Sospensione delle trasmissioni a chi non rispetta gli accordi". Una proposta di legge che non trova d'accordo Radio Punto Zero, Radioattività, Radio City Trieste e Radioincorso

Una canzone italiana ogni tre alla radio, pena la sospensione delle trasmissioni: questa, in sintesi, la proposta di legge avanzata dalla Lega dopo la bagarre sanremese sulla giuria di qualità. Primo firmatario Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera e fino allo scorso anno direttore di Radio Padania: "La vittoria di Mahmood all'Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica". La proposta sarebbe quindi rivolta a "valorizzare la tradizione italiana e sostenere gli artisti italiani emergenti", altrimenti potrebbe scattare la sospensione delle trasmissioni fino a otto giorni. Proposta, questa, che non trova d'accordo le emittenti radiofoniche di Trieste, a cominciare da Radio Punto Zero.

Radio Punto Zero

Secondo il presidente Filippo Busolini “Se iniziano a imporci quale musica trasmettere finiamo in una dittatura. Noi siamo nati nel ‘77 come radio libera e, anche se le cose sono cambiate il nostro spirito è rimasto uguale. Noi a volte superiamo la soglia di una canzone su quattro, ma è una scelta nostra, non imposta dall'alto. Già dobbiamo pagare la SIAE (percentuale calcolata sul lordo del fatturato), l'SCF (Società Consortile Fonografici, ndr) e la tassa di concessione governativa, in più adesso si parla di eliminare i contributi per i giornali radio. Noi non facciamo affidamento sui fondi statali per sopravvivere, ormai le radio sono come aziende, ma come tali vanno trattate e non è giusto interferire nella programmazione”.

Commentando la 'legge Toubon' adottata in Francia per la promozione della lingua nazionale e presa come esempio da Morelli, Busolini commenta: “Indipendentemente da ciò che accade in Francia, dovremmo comportarci da italiani e pensare con la nostra testa: non abbiamo necessità di copiare altrove, siamo un popolo pieno di risorse e sempre sul pezzo”.

Radioattività

Secondo Paolo Agostinelli di Radioattività “Fissare per legge una percentuale per una quota minima è un provvedimento abbastanza sbagliato, e poi riferirsi a un generico 'rispetto della tradizione' all'interno di una legge che cosa significa? Trovo importante che ci sia lo spazio adeguato per musica prodotta e suonata in Italia, non solo nelle radio, ma sarebbe più utile favorire la musica di qualità nel nostro paese finanziando spazi e strutture per i giovani”. 

"Sono più di trent'anni che mi occupo della programmazione musicale di Radioattività - continua Agostinelli -, basata su una formula specifica che si rifà a modelli codificati internazionalmente nella radiofonia commerciale. Il format musicale adottato da sempre è il 'CHR/pop' (Contemporary Hit Radio) ed è frutto di una precisa scelta identificativa e commerciale. La musica Italiana è sempre presente nelle nostre playlist, e la percentuale sull'intera programmazione è basata, per logica, sul gradimento che le canzoni riscuotono in classifica, a prescindere dal loro genere/lingua/produzione. È una cosa che le radio commerciali nel mondo fanno da anni. La discrezionalità su alcune canzoni rispetto ad altre è affidata alla scelta del curatore musicale (in questo caso io) esclusivamente in questo ambito”. 

Radio City Trieste

Così spiega invese Andrea Sivini della webradio Radio City Trieste: “Eugenio Finardi diceva 'La radio è bella quando è libera", e in questo caso si propongono limitazioni senza offrire qualcosa in cambio. Diverso sarebbe mettere a disposizione risorse in più in cambio di una maggior programmazione di musica italiana, ma dovrebbe essere una libera scelta. Già la situazione è dura per una radio amatoriale e autofinanziata come la nostra: pur non guadagnando nulla e non trasmettendo pubblicità siamo comunque obbligati a pagare SIAE e SCF, che sono 'gabelle' non indifferenti. Ci sono poi delle radio - conclude Sivini - che trasmettono solo determinati generi musicali, come quelle dedicate al rock. Nella loro programmazione hanno pochissima musica italiana e rimarrebbero snaturate da questo provvedimento".

Radioincorso

Per Patrizio Battiston della radio universitaria Radioincorso "il principio del promuovere artisti emergenti italiani  è condivisibile, ma dev'essere un indirizzo, una  proposta di legge mi sembra quantomeno eccessiva. Potrebbe valere, sempre come indirizzo, per radio nazionali e finanziate da soldi pubblici ma non per le radio private che vivono di risorse proprie e hanno diritto alle loro scelte editoriali".

"Noi siamo una radio comunitaria in quanto universitaria - spiega Battiston -, ma anche altre realtà, come ad esempio Radio Onde Friulane, risentirebbero di una legge che li obbliga a trasmettere canzoni in lingua italiana. La radio italiana al momento ha altri grossi problemi su cui intervenire, come la gestione delle frequenze. Le piccole radio ormai sono schiacciate dai grandi network che afferiscono a grandi gruppi editoriali, e le radio libere ormai non esistono più. È giusto lasciare libertà a chi deve autosostenersi”.

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