Maxi evasione per 32 società, i vertici di Alma a "capo" del sodalizio

Secondo gli inquirenti Scavone, Barbarino e Marconi avrebbero gestito, tramite prestanomi compiacenti, oltre 30 compagini societarie con 17.000 dipendenti e un fatturato di circa 400 milioni di euro per il solo anno 2017. Il fulcro di questo gruppo societario sarebbe stato individuato nella holding Altea Srl

L’ipotesi di reato contestata al sodalizio composto da 32 società è quella di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Il danno provocato all’Erario ammonterebbe a oltre 70 milioni di euro.  In carcere, oltre al presidente della Pallacanestro Trieste Luigi Scavone, sono finiti anche Barbarino Francesco e Marconi Francesco, il primo come amministratore di fatto del gruppo “Alma” e nel caso di Marconi invece come “rappresentante legale di diritto dell’Alma S.p.A. e di altre società del gruppo beneficiarie di indebite compensazioni”.

La Pallacanestro Trieste non rientra nella lista delle società indagate. I soggetti indagati sono complessivamente 27, tra cui 3 consulenti fiscali napoletani in stretto rapporto con i principali imprenditori coinvolti. 

Tutte le società indagate: la lista completa

Le indagini

Le indagini sono scaturite da una verifica fiscale eseguita dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Accertamento - nei confronti della “ALMA S.p.a.”, società operante nella fornitura di lavoro temporaneo. Gli elementi raccolti nel corso del controllo fiscale facevano fin da subito emergere indizi tali da far supporre l’esistenza di un meccanismo fraudolento di portata e gravità più ampie rispetto alle violazioni che potevano essere contestate in ambito amministrativo dall’Agenzia delle Entrate.

Imponente il sisteme per frodare il fisco

In tale contesto, pertanto, le successive indagini delegate alla Guardia di Finanza di Napoli, sfruttando i peculiari strumenti investigativi propri della polizia giudiziaria, hanno reso possibile l’individuazione di un sofisticato e imponente sistema per frodare il Fisco attraverso il meccanismo delle indebite compensazioni d’imposta. La compensazione tributaria consiste nella possibilità riconosciuta al contribuente che vanta un credito nei confronti dell’Erario di utilizzarlo per il pagamento di eventuali debiti nei confronti dello stesso. I soggetti indagati sono complessivamente 27, tra cui 3 consulenti fiscali napoletani in stretto rapporto con i principali imprenditori coinvolti

17 mila dipendenti, un fatturato di circa 400 milioni di euro nel solo 2017

Questi ultimi avrebbero gestito, tramite prestanomi compiacenti, oltre 30 compagini societarie con 17.000 dipendenti e un fatturato di circa 400 milioni di euro per il solo anno 2017. Il fulcro di questo gruppo societario sarebbe stato individuato nella holding “ALTEA S.r.l.”. 

La frode fiscale, che si realizzava in tre fasi, permetteva di non pagare le imposte, i contributi previdenziali e assistenziali dei dipendenti attraverso una compensazione con crediti tributari fittizi.  In un primo momento, alcune società “cartiere” (prive cioè di strutture operative e/o mezzi imprenditoriali adeguati) formalmente estranee al gruppo, ma di fatto riconducibili agli indagati, creavano un credito IVA inesistente, mediante false fatturazioni.

Il basket non rischia, la Pallacanestro Trieste non è nella lista delle società indagate

Professionisti compiacenti certificavano il falso

Successivamente tale credito veniva ceduto alle compagini operative del gruppo con un contratto di “accollo”, solo formalmente ineccepibile, nel quale il fittizio credito IVA veniva addirittura asseverato (certificato) dai professionisti abilitati compiacenti. Infine, le imprese del gruppo “ALMA” azzeravano i loro carichi tributari e contributivi utilizzando in compensazione il falso credito IVA acquisito attraverso gli atti di accollo. 

Dieci indagati, tre in carcere e sette agli arresti domiciliari

L’Ordinanza dispone l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 10 indagati, promotori e partecipanti al sodalizio, di cui 3 in carcere e 7 agli arresti domiciliari, nonché il sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie costituenti il profitto del reato nei confronti di 32 società e, per equivalente, dei beni patrimoniali riconducibili ai 27 indagati, per un ammontare complessivo pari a oltre 70 milioni di euro.  In particolare, oltre alle disponibilità finanziarie sui conti bancari di società e indagati, si stanno sottoponendo a sequestro anche immobili di pregio nelle province di Bergamo, Salerno, Cagliari, Reggio Emilia, Napoli, Caserta, Vibo Valentia, nonché due ville, ubicate a Capri e Sperlonga, quote societarie e autovetture di grossa cilindrata intestate agli indagati. L’operazione ha consentito di disarticolare un sistema particolarmente insidioso che, traendo beneficio dalla consistente evasione fiscale posta in essere, ha garantito l’occupazione di segmenti di mercato sempre più ampi, a discapito della libera concorrenza con gli altri operatori economici del settore. Infatti, la maggiore competitività del gruppo, favorita dall’indebito e illecito risparmio di imposta, ha permesso allo stesso di realizzare importanti partnership con i primari gruppi imprenditoriali nazionali della grande distribuzione organizzata.

I vertici di Alma nei "guai": in carcere Scavone, Marconi e Barbarino 

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