Il sogno d'amore di Madama Butterfly conquista il pubblico del Verdi

Allestimento essenziale, cura del dettaglio e cast eccezionale. La Madama Butterfly presentata ieri al Verdi è un capolavoro di eleganza e sensibilità

Grandi emozioni per il pubblico del Verdi che ieri, 12 aprile, ha avuto il piacere di vedere in scena Madama Butterfly, l'opera di Puccini che il 17 febbraio 1907 alla Scala di Milano registrò un fiasco ma che oggi può essere annoverata tra le più belle opere del compositore. Resa ancora più bella dalla regia di Alberto Triola che sceglie di raccontarci non la tragedia, ma l'intimo "sogno d'amore" di Madama Butterfly, "di collocare il centro emotivo di tutta la storia dentro la testa, anzi il cuore, l’anima di una ragazzina di quindici anni e di provare a vedere il mondo, gli altri, l’amore e la maternità con i suoi occhi“.

E su questo filo si incastrano perfettamente le essenziali e stilizzate scene (Emanuele Genuizzi con Stefano Zullo), realizzate con colori opachi mai invasivi, a ricordare quasi una vecchia foto ingiallita, sbiadita. Il tuffo all'inizio del XX secolo in un Giappone esotico pronto ad essere scoperto dagli occidentali, è immediato.

Il tocco "magico", da favola, è dato da piccoli dettagli inseriti nel corso degli atti: lanterne lasciate libere nello spazio scenico durante le ultime promesse d'amore tra i due amanti, rosse foglie che cadono lievi sul palco e raccontano l'attesa di Butterfly. Il loro dolce segnare il tempo ci ricorda anche la solitudine di Butterfly, ripudiata ed abbandonata.  La delicatezza del suo animo, invece, trova pace con colorati origami, i fiori, da disporre nel giardino per ricreare Primavera ed accogliere, finalmente, l'amato Pinkerton.  "Un bel dì vedremo" esalta questo aspetto ancor più: il canto di Cio Cio San va oltre le stelle, all'altra parte del globo.

Aulico il momento in cui Butterfly, stremata dall'attesa, si lascia andare al sonno. L'ultima illusione di felicità è rappresentata da figure soffuse, nascoste nell' ombra; uno spiraglio di luce illumina un bambino e una farfalla dorata. E' questo uno dei momenti più celebri dell'opera, quando il coro, diretto dal maestro Francesca Tosi, intona un canto muto, "a bocca chiusa", esprimendo tutto il dolore per la giovane.

Interessante la scelta delle luci che, nella scena della morte di Cio Cio San, diventa quasi tarantiniana. Al pubblico è concessa l'ombra della protagonista che, impugnando un coltello tantō pervenutole in eredità dal padre, si colpisce al collo. La figura sparisce dalla scena quasi inghiottita dal rosso sangue del faro che la illumina.

Eccelsa l'interpretazione di Laura Verrecchia nelle vesti di Suzuki. Silenziosa ma loquace nel primo atto, nobile e forte nel secondo, quando la vediamo sostenere con grande fedeltà e infinito amore la sofferenza della sventurata giovane. Divertente Saverio Pugliese nei panni di Goro, il nakodo, che con la sua movenza ha subito conquistato il pubblico. Ottima la performance del console Sharpless con Stefano Meo che, nonostante il suo ruolo di mediatore, è riuscito a trasmettere al pubblico la profonda empatia nei confronti della giovane innamorata.

Grande prova anche per Piero Pretti, nel ruolo di Pinkerton, molto applaudito nel finale, e di Liana Aleksanyan, la dolce Butterfly, che ha saputo esprimere con maestria la femminilità, l'ingenuità e la dignità del suo personaggio.

Orchestra diretta dal Maestro Nikša Bareza impeccabile.

Le prossime rappresentazioni

Ven 12.04.2019 ore 20:30 TURNO A

Sab 13.04.2019 ore 20:30 TURNO C

Dom 14.04.2019 ore 16:00 TURNO D

Mar 16.04.2019 ore 20:30 TURNO B

Gio 18.04.2019 ore 20:30 TURNO E

Sab 20.04.2019 ore 16:00 TURNO S

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