Migranti, Serracchiani: «Interrogazione a Salvini: rinchiudere 5000 persone nei Cie in Fvg?»

«Fedriga traccia uno scenario generale di gestione dei migranti in cui gli ospiti delle strutture di accoglienza dovrebbero rimanere in un regime di reclusione»

«Il presidente Fedriga non può avvisare, senza dare altre spiegazioni, che si rinchiuderanno in strutture sparse per la regione circa cinquemila persone. Per questo ho interpellato direttamente il Ministro». La deputata del Pd Debora Serracchiani ha annunciato così la presentazione di un'interrogazione al ministro dell'Interno Matteo Salvini sul tema dei Cie e in particolare sul destino del centro di Gradisca d'Isonzo (Gorizia).

Nel documento, che cita una recente intervista del neo presidente Fedriga a La Stampa dove «Traccia uno scenario generale di gestione dei migranti in cui gli ospiti delle strutture di accoglienza dovrebbero rimanere in un regime di reclusione», chiede a Salvini se «i Centri di accoglienza per i richiedenti asilo debbano avere le caratteristiche prefigurate da Fedriga, ovvero di trattenimento in un regime restrittivo delle libertà personali – che si porrebbe in violazione della legislazione vigente - oppure se, in continuità con quanto già previsto dal ministro Minniti nella passata legislatura, tale regime si preveda limitato alle sole persone accolte nei Centri permanenti per i rimpatri».

Serracchiani vuole sapere dal Viminale, in sostanza, cosa si debba intendere esattamente quando si apprende dalla stampa che saranno aperti nuovi Cie in ogni regione, le loro caratteristiche, quanti saranno e se saranno destinati a trattenere in detenzione tutti i migranti attualmente ospitati nelle diverse strutture, dagli hotspot ai Cara, ai Cpr alla rete Sprar. E se l'istituzione di questi Cie sarà imposta dal Ministero o sarà oggetto di trattativa con le Regioni, posto che il presidente del Veneto Luca Zaia ha detto che la risposta sarebbe negativa «in assenza di un programma organico».

Per quanto riguarda Gradisca, la parlamentare chiede se «il governo italiano intende chiudere il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Gradisca per trasformarlo in Centro permanente per i rimpatri (Cpr), che dovrebbe ospitare un centinaio di profughi cui è stata respinta la richiesta di asilo, in attesa di essere rimpatriati. Oppure – aggiunge - se tornerà ad essere un Cie come anni fa, con tutti i disagi che abbiamo conosciuto, dentro la struttura e per la popolazione».

Se le notizie riportate dalla stampa fossero confermate, «i migranti destinati a tale struttura non sarebbero più dei richiedenti asilo liberi di circolare, ma stranieri reclusi provenienti dall’intero territorio nazionale, di cui solo una parte in attesa di espulsione e rimpatrio». E quindi la parlamentare chiede a Salvini «come intenda allora procedere rispetto alla gestione e alla sicurezza di un nuovo Centro di questo tipo» anche perché «esse sono molto diverse rispetto ad un Cara e conseguentemente le scelte che si intendono adottare per un controllo adeguato del territorio dovranno necessariamente essere riviste e il Centro maggiormente presidiato». Inoltre, Serracchiani chiede anche di sapere «cosa venga previsto per il personale operante all’interno del Cpr o del Cie, che dovrà fornire tutte le garanzie professionali e le competenze richieste dalla situazione che sarà radicalmente diversa rispetto a quella precedente».

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Riguardo l'apprezzamento dimostrato dai sindaci di centrodestra in Fvg all'ipotesi di ospitare un Cie, «forse non tutti hanno chiaro – osserva la deputata - cosa significa costruire e vigilare un secondo grande carcere in città, perché è evidente che pensare di concentrare a Trieste svariate centinaia di persone in una tendopoli custodita dall'esercito è una battuta. E auguri a chi pensa di trasformare in Cie la Cavarzerani di Udine».

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