ICS in crisi dopo decreto sicurezza: "Persi oltre 70 posti di lavoro, su di noi odio e discriminazioni"

Un operatore: "I colleghi non riescono a trovare case in affitto, pensano che siamo 'banditi'. Il risultato dei continui attacchi della politica verso di noi. Andiamo avanti a bandi deserti". Morena (Open FVG): "Chiediamo al Comune solidarietà per gli operatori"

"Chiediamo solidarietà per ICS dopo la perdita di un numero dai 70 agli 80 posti di lavoro a causa del decreto sicurezza, che ha causato centinaia di esuberi in tutta Italia nel sistema accoglienza".  Con queste parole la consigliera Sabrina Morena di Open FVG ha segnalato in commissione trasparenza il "taglio dei servizi e dei costi per l'accoglienza, a fronte del quale è impossibile assicurare un'assistenza dignitosa ai richiedenti asilo per favorirne l'inserimento sociale, motivo per cui ICS ha anche rinunciato ad alcuni bandi. Le attuali condizioni non permettono di dare uno stipendio adeguato agli operatori sociali, il cui numero si sta riducendo progressivamente e che, nonstante la loro professionalità specializzata, si vedono relegare al ruolo di meri guardiani". 

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"Vittima di un attacco furibondo"

Gianluca Nigro, operatore di ICS, descrive una situazione di crisi: “Siamo vittima di un attacco furibondo a ICS come soggetto che speculerebbe sulla pelle dei migranti e questo si riverbera sulla pelle dei lavoratori. Gli operatori vivono in una condizione di tensione e di pressione dall'esterno. Alcuni nostri lavoratori hanno avuto difficoltà a trovare un appartamento in affitto e quando hanno comunicato ai proprietari che lavoravano all'ICS si sono sentiti opporre un rifiuto. Il pregiudizio è che siamo dei banditi, gente poco per bene”.

Secondo Nigro “Tra le 70 e le 80 persone hanno lasciato il lavoro per il clima di incertezza, perché andiamo avanti a bandi deserti ormai da lungo tempo (ICS ha da poco perso il bando per la gestione di Casa Malala, che tutta via è ancora in fase di assegnazione, ndr). Non c'è una decisione su cosa si vuole fare del sistema di accoglienza di Trieste. Noi percepiamo la volontà di smantellare un sistema che funziona e che ha un impatto positivo sul territorio. Il costo del lavoro viene poi riversato sulla città in termini di affitti, spese al supermercato e altro". 

Arrivi triplicati negli ultimi due anni

"Dalla retorica degli ultimi anni - spiega l'operatore di ICS - viene fuori che l'accoglienza sarebbe un fattore di attrazione per i migranti ma è un dato falso, da quando il sistema è più in bilico per una precisa scelta politica, negli ultimi due anni il numero dei passaggi sul territorio si è quasi triplicato. Nessun nesso tra le critiche e la realtà. Non capiamo perché in tutta Europa questo è un normalissimo lavoro nell'ambito del sociale e qui viene attaccato e visto come qualcosa di estemporaneo a cui non si vuol dare una strutturazione”.

La mozione di solidarietà

La mozione già avanzata da Morena lo scorso luglio,  riproposta ieri, chiede in sostanza a sindaco e Giunta di “adoperarsi presso la Regione FVG e la Prefettura per salvaguardare la qualità del sistema di accoglienza triestino e di occuparsi di queste crisi occupazionali come di quelle che affliggono alcuni settori dell'industria triestina”.

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Morena auspica che si possa “tornare a un modello di accoglienza diffusa e non in grandi strutture". L'esponente di Open FVG specifica comunque che "Non è una mozione contro il Comune, anche perché l'assessore Grilli ha assicurato che lo SPRAR continuerà, ma un incoraggiamento a manifestare solidarietà a chi vive questa situazione: professionisti specializzati senza più un lavoro, che sopperiscono a molte situazioni di disagio e che aiutano l'amministrazione". "Il loro lavoro va preservato - conclude la consigliera - per garantire la sicurezza dei triestini, sicurezza che non si fa solo con le telecamere, ma con le persone che si occupano di altre persone".

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