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Coronavirus, perchè tanti morti in Italia? La riflessione di un medico epidemiologo

La riflessione è a cura del Dott. Zorzut, medico epidemiologo specialista in Igiene e Medicina Preventiva

Il tasso di letalità apparente in Italia è del 11,8%, addirittura è del 16-17% in Lombardia, in base ai dai forniti dalla Protezione civile. Il tasso è assolutamente fuori scala. Facendo semplici confronti con Nazioni simili ed omogenee come ad esempio la Germania, questo è dello 0,87%, in Corea del Sud è dello 1,59%, in Giappone è dello 2,8%, per non parlare della Cina, focolaio di partenza della pandemia, dove la letalità non supera il 4%, (tassi calcolati sui dati forniti dalla Johns Hopkins University). Sicuramente in Italia il fattore demografico è una criticità. Gli ultraottantenni, ad esempio, sono il 5% in Campania (la regione meno vecchia) d'Italia e il 12,2% in Liguria (la regione più vecchia). E' intuitivo che, a parità del grado di diffusione del virus, alla Campania venga richiesto un minore sforzo sanitario per gestire l'epidemia, rispetto alla Liguria le cui strutture sanitarie, per quanto all'avanguardia, sono in crisi per problemi legati all'elevata numerosità di anziani residenti. Per analogia la Cina, con età media molto più bassa, era ed è molto avvantaggiata rispetto all'Italia. Questo è alla base della nostra maggiore vulnerabilità nei confronti di questa emergenza sanitaria che, oltretutto, richiede una crescente disponibilità di posti letto nelle terapie intensive. Il fatto che il Nord possa essere più organizzato ed efficiente, dal punto di vista sanitario, non compensa lo squilibrio demografico rappresentato da un'alta percentuale di residenti over 60 ed anziani istituzionalizzati in Casa di Riposo. Infatti il 78% dei decessi si concentra nelle fasce di età dai 60 anni in su Il Giappone ha una popolazione molto più anziana di quella italiana eppure viene rilevato un numero di decessi decisamente inferiore a quello italiano. Si può, ragionevolmente, escludere una mutazione genica dell'RNA virale, infatti non ci sono riscontri di repliche virali maggiormente aggressive e per di più solo nel nostro Paese.

Il tabagismo, le pluripatologie, il clima, ipotesi avanzate da più parti sembrano insufficienti a spiegare il fenomeno. Il problema sta sicuramente nel denominatore degli infetti, che in Italia è calcolato esclusivamente sui soggetti tampone+ al Covid-19 e che, ovviamente, sono pochi rispetto agli infetti presenti nella popolazione generale. Ci sono gli asintomatici ed i sintomatici lievi. Circa il 75% degli infetti ha solo sintomii lievi e sfuggono alle rilevazioni dei Medici di Medicina Generale e non accedono al Pronto Soccorso. Bene, considerato che gli infetti sono almeno 10 volte tanto, rispetto a quelli individuati con i tamponi, ecco che il tasso di letalità plausibile scenderebbe al 1%. Quindi bisogna cambiare le modalità di conteggio, inserendo al denominatore anche gli immuni naturali individuati con i kit sierologici,di imminente validazione, per la ricerca degli anticorpi e non più solo in base ai tamponi. Si verifica, probabilmente, una sottonotifica anche nel caso delle morti attribuite al virus. E' molto utile, in questo senso, lo studio effettuato nel comune di Nembro in provincia di Bergamo, sull'incremento dei decessi nel paese. In questo centro, nel periodo gennaio-marzo, il dato delle morti era attestato, storicamente, sul numero di 35 decessi. Nel gennaio-marzo 2020 le morti attribuitie al Covid, in base alla diagnosi confermata di laboratorio, sono state 31, quindi il numero atteso doveva essere circa 35+31= 66 , ma, sorprendemente i funerali sono stati 158, 92 in più della stima. Ovviamente la differenza è così elevata che non può essere una normale deviazione statistica. Sono forse i decessi avvenuti in casa e quindi mai entrati in alcuna statistica? Può Nembro essere un esempio di quello che sta accadendo anche nel resto della Nazione? Certo, si tratta di un piccolo campione, poco numeroso, soggetto a molte variabili ma pone un quesito ineludibile. La conta drammatica dei morti attribuibili al coronavirus, a livello nazionale è attendibile e precisa o anche in questo caso è sottostimata, come i dati ISTAT lasciano intendere? Elaborazioni su dati della Protezione Civile, in continuo consolidamento

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Commenti (1)

  • Pare che anche ľinquinamento atmosferico faccia la sua parte. Non per nulla la zona più colpita in Italia è la pianura Padana, piena di smog e polveri sottili (se non di nanoparticelle) che debilitano ľapparato respiratorio e fungono da veicolo di virus.

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