Dipiazza "lancia" Trieste come capitale dell'amicizia tra italiani, sloveni e croati

Durante l'intervento rivolto al presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor, il primo cittadino ha paventato l'ipotesi di un grande evento sulla falsa riga del concerto dei tre presidenti in occasione di Esof 2020. "Ho invitato Mattarella, oggi ho chiesto a Pahor, sarebbe straordinario riuscire a organizzare qualcosa"

"Sono passati 99 anni, qui è iniziato il dramma del Novecento, bruciato il Narodni Dom, 20 anni di fascismo, le Leggi Razziali, la Seconda guerra mondiale, un Novecento drammatico per queste terre". Ha iniziato così il discorso che il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha rivolto al pubblico intervenuto oggi alla commemorazione dell'incendio della casa degli sloveni, avvenuta per mano delle camicie nere il 13 luglio 1920.

All'incontro, che si è svolto nell'Aula Magna della Scuola di Lingue dell'Università di Trieste, c'era anche il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor, al quale il primo cittadino del capoluogo regionale ha regalato una fotografia del concerto dei tre presidenti avvenuto nel luglio di nove anni fa e una pergamena celebrativa dell'incontro. Oltre al sindaco e al Capo di Stato sloveno, erano presenti anche Ksenija Dobrila dell'Unione Culturale Economia Slovena-SKGZ, Walter Bandelj della Confederazione delle Organizzazioni Slovene-SSO, il vicegovernatore regionale Riccardo Riccardi e moltissime autorità politiche e isituzionali del mondo triestino. 

"Iniziato il processo di pacificazione"

"Molti anni fa abbiamo iniziato un processo di pacificazione anche con i sindaci delle altre città - ha continuato Dipiazza - e appena nel 2003 siamo andati tutti insieme per la prima volta sui luoghi della memoria". Il sindaco si è poi soffermato sulla decisione, in occasione del 27 gennaio e del 25 aprile (rispettivamente giornate della Memoria e della Liberazione) di far tradurre il discorso del primo cittadino in lingua slovena. "Da pochi giorni abbiamo consegnato alla comunità slovena e all'Anpi un luogo, che abbiamo chiamato Parco della Pace, dove sono stati fucilati molti partigiani sloveni a Opicina". 

Il presidente sloveno dice no alle barriere: "Lavoriamo sulla fiducia"

"La cosa più importante è stato il momento dei tre presidenti. Piazza Unità quel giorno è diventata piazza della Pace. Per molti di noi è stato un momento emozionate, con 300 ragazzi che cantavano l'inno degli "altri". Forse una delle cose più belle nella vita di un sindaco" ha ricordato Dipiazza. "Mi fa molto piacere averti qui oggi - ha concluso il primo cittadino - e voglio rimarcare l'evento di Esof 2020 del prossimo anno. Ho parlato con gli amici di Lubiana che stanno correndo per la città della Cultura, con gli amici di Pirano che concorrono a Piran for Istria, Fiume prossimo anno è Città della Cultura, insomma, cerchiamo di far parlare di queste terre". 

Ci sarà un nuovo concerto? 

Dipiazza ha infine rivolto un invito al presidente Pahor, leggendo il testo della pergamena donata al Capo di Stato. "Con l'auspicio di poter organizzare presto un evento di tale prestigio, nell'ambito di Esof 2020, le porgo i miei più rispettosi saluti". A seguire poi gli interventi del Vicepresidente della Regione FVG Riccardo Riccardi che ha commemorato i fatti del Narodni Dom quale “simbolo, non solo per la comunità slovena ma per la città tutta di Trieste, di un dramma, di una morte cui seguì la rinascita”, sottolineando poi, anche a nome del Presidente Fedriga, l'odierna positiva collaborazione transfrontaliera in atto, anche in termini di comune vigilanza sui confini

Fedriga a Pahor: "Lotta all'immigraizone illegale obiettivo comune"

Infine, lo storico Raoul Pupo ha tenuto un intervento nel quale ha "stigmatizzato le colpe del fascismo, evidenziato la potenziale pericolosità della costruzione di nuove barriere e indicato il rischio – a suo parere – di un'involuzione della situazione attuale".

La corona per gli italiani di Spalato: una provocazione? 

Al termine della cerimonia è stata deposta una corona commemorativa, sotto le targhe che ricordano il tragico evento che diede il la alla persecuzione degli sloveni nella Venezia Giulia, in quel fascismo di confine che ha contraddistinto la Storia del confine orientale d'Italia fino alla fine del secondo conflitto bellico. Da segnare come i Dalmati, guidati da Renzo de' Vidovich, abbiano affisso una corona d'alloro proprio all'entrata dell'edificio, per ricordare gli italiani uccisi a Spalato e che, a livello storiografico, vengono spesso citati dagli storici nell'analisi dell'inizio delle violenze in Adriatico e a conclusione della Prima guerra mondiale. Una corona che è stata coperta da una bandiera della pace per tutta la cerimonia di commemorazione dell'attentato incendiario di 99 anni fa. 

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