Nazionale di calcio dei malati di mente, nel team anche due triestini (VIDEO)

Il servizio andato in onda su Italia Uno all'interno del programma "Le Iene". Nella nazionale Italiana militano anche due triestini, Ruben, capitano del team, e Stefano

È andato in onda i giorni scorsi all’interno del programma “Le Iene” di Italia Uno un servizio di Giulio Golia incentrato sul Campionato del Mondo di calcio a 5 per pazienti psichiatrici, «cioè persone che hanno dei disturbi mentali», come spiega la iena nel corso del servizio.

Quest’anno i campionati si sono svolti in Estremo Oriente, in Giappone, con la nazionale azzurra arrivata sul terzo gradino del podio, battendo il Perù.

L’iniziativa verrà raccontata nel documentario di prossima uscita “Crazy For Football”.

Golia ha incontrato la squadra, approfittando in un impegno sportivo del team, il cui preparatore atletico è l’ex campione mondiale dei pesi massimi Vincenzo Cantatore mentre Enzo Zecchini è l’allenatore che specifica come questa «sia la squadra italiana di calcio a 5 per persone con problemi di salute mentale».

Tra gli intervistati anche Luciano Pozzuoli, psichiatra direttore del centro Rems di Ceccano, dove la Nazionale ha affrontato la compagine locale «I Rems sono strutture che ospitano pazienti psichiatrici in misura di sicurezza in seguito alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari».

Nella nazionale Italiana militano anche due triestini, Ruben, capitano del team, e Stefano, entrambi facenti parte dell’ Asd Samarcanda.

Il primo riferisce che alla Iena che «quando vedi queste realtà e queste persone capisci che ognuno ha una propria storia. Non si capisce perché la gente ci definisca matti, io compreso, solo perché, a causa di storie di vita molto difficili, siamo diventati quello che siamo. Io ho avuto problemi di depressione a causa di problemi familiari, a seguito dei quali ho mollato sia calcio che scuola, perdendo i contatti con gli amici e chiudendomi in casa. Ora sto cercando di cambiare, esco di più ed ho un lavoro. Giocare nella Nazionale mi ha aiutato molto a superare le mie difficoltà. In passato non stavo bene con me stesso».

Stefano invece riferisce che «in passato mi dava fastidio che mi chiamassero matto, ma ora che sono nella Nazionale e siamo arrivati terzi al Campionato del Mondo non mi interessa niente. In passato ho avuto depressione ed attacchi di panico. Sono papà di un bambino che non ho mai visto in quanto la mia ragazza è scappata. Per questo motivo avevo deciso di suicidarmi, peraltro quasi riuscendoci. Mi hanno salvato per un pelo. Io prendevo medicine per dormire, passavo la mia vita dormendo. Sono guarito grazie all’aiuto di chi mi stava vicino. Sono stato un mese in montagna senza medicine e da li ho capito che si può vivere senza. Ora però voglio vivere la mia vita, ho 28 anni ed ho tutta la vita davanti. Ho inoltre un lavoro che mi permette una vita dignitosa. Lavoro in una cooperativa sociale, aiuto i ragazzi disabili a lavorare la ceramica».

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