Inaugurato "Elide", il nuovo centro di raccolta della Fondazione Luchetta

Nuova sede grazie a una donazione di 10 mila euro della Fondazione CRTrieste Daniela Luchetta: "Più di 1500 che vengono a rifornirsi stabilmente in questo centro. È possibile donare tutto ciò che serve a una famiglia: giocattoli, libri, vestiti, scarpe e altre cose che noi diamo per scontate"

Inaugurato oggi il nuovo centro di raccolta "Elide" della Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin, intitolato a Elide Riccobon, la prima volontaria del Centro di raccolta, scomparsa nel 2017.  Il nuovo centro di via Valdirivo 16a sostituisce quello precedente, al 21b della stessa via, attivo dal 2010 e offre spazi molto più moderni, ampi e comodi per gli utenti e i volontari. Un contributo di 10 mila euro della Fondazione Cassa di risparmio di Trieste ha permesso la realizzazione di questo nuovo centro, gestito completamente dai volontari della Fondazione Luchetta, che è possibile sostenere acquistando gadget e materiale promozionale della fondazione. 

Storie di crisi e di necessità

“Le persone ci stanno dando una mano in maniera concreta – ha dichiarato Daniela Luchetta, presidente della Fondazione -, riusciamo ad aiutare tante persone, alcune stanziali e altre di passaggio. Purtroppo il mondo non sta cambiando in meglio, le emergenze nel mondo sono tante e a Trieste le stiamo vivendo di riflesso”. 

“La crisi si è fatta sentire anche tra i triestini – ha poi spiegato Luchetta - ma molti dei  frequentatori del centro sono di passaggio, ne abbiamo registrati più di 1500 che vengono a rifornirsi stabilmente. Nella vecchia sede c'era una lunga fila all'esterno e c'è ancora. Per fortuna questa sede ha anche un corridoio esterno in cui le persone possono entrare e creare meno fastidio ai residenti. Inoltre possono anche ripararsi quando piove, soprattutto quando arrivano carichi di bambini”. 

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La presidente ha poi spiegato che nel centro “È possibile donare tutto ciò che serve a una famiglia: giocattoli, libri, vestiti, scarpe e altre cose che noi eliminiamo solo perché sono passate di moda. Tuttavia sono beni essenziali per queste persone, che a volte arrivano in infradito e poi escono con le scarpe. Qualcuno è scoppiato a piangere in mezzo al negozio quando ha scoperto che poteva rifornirsi di cose di prima necessità. Sono storie toccanti che non possono lasciare indifferenti”. 

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