Consiglio comunale, saltano le discussioni su presidente, TARI e Piano Finanziario

Nella seduta di lunedì sera l'elezione tanto attesa non ha visto nessun accordo tra la maggioranza dopo la riunione interna delle 17. Forza Italia ha chiesto il rinvio delle due proposte di delibera presenti nell'ordine del giorno

Un momento della seduta del 25 marzo

Serata movimentata questa sera in Consiglio comunale. In primis c'è stata la fumata nera per l’elezione del nuovo presidente del Consiglio comunale di Trieste. Dopo le dimissioni di Marco Gabrielli e l’emersione di alcuni papabili al “soglio” di palazzo Cheba – Massimo Codarin su tutti – la riunione interna alla maggioranza tenutasi intorno alle 17 non ha prodotto l’effetto sperato. Al "palo" anche le due mozioni su TARI e Piano Economico Finanziario, rinviate alla prossima seduta consiliare, in programma per venerdì 29 marzo.  

La discussione sul nuovo presidente

All’interno dei lavori consiliari di questa sera il consigliere comunale della Lista Dipiazza, Vincenzo Rescigno, ha visto approvare la sua mozione per rinviare la decisione sul nuovo presidente a dopo l'approvazione del bilancio, nonostante la contrarietà del Movimento Cinque Stelle. Paolo Menis infatti ha chiesto “la sospensione dei lavori in aula in attesa di un accordo tra la maggioranza, in attesa di definire la questione. Non perché noi siamo contrari a priori, bensì perché ce lo chiede la legge”. Il segretario generale Santi Terranova ha respinto la richiesta dei pentastellati “vista la presenza del vicepresidente”. 

TARI e Piano Economico Finanziario, saltano entrambe le mozioni

Successivamente sono state rinviate due mozioni importanti. La prima riguardava l’approvazione del Piano Economico Finanziario del Servizio di Gestione dei Rifiuti Urbani per l’anno 2019, mentre la seconda era relativa all’approvazione delle tariffe della TARI, sempre per l’anno in corso. A chiedere il rinvio è stato il consigliere comunale di Forza Italia, Michele Babuder, che ha motivato la decisione affermando che: “le due delibere PEF e TARI, i cui prospettati aumenti non ci fanno certamente felici, sono strettamente connesse all’approvazione del bilancio, la cui illustrazione non è ancora conclusa, quindi chiedo di discuterle in un altro momento”.

Le reazioni delle opposizioni: "Maggioranza litiga su tutto"

Paolo Menis dei Cinque Stelle ha affermato che “oggi è ancor più evidente che questo centro destra è composto da dilettanti. Si sono accorti troppo tardi di non aver mai gestito in modo attivo la gestione dei rifiuti con il risultato di voler aumentare la tassa sui rifiuti. In questo panorama desolante si sono inoltre inserite le liti fra Forza Italia e la Lega, contrasti che adesso comporteranno il blocco del bilancio e quindi un ulteriore danno per i cittadini".

Secondo il Partito Democratico invece “ci sono oggettivi problemi su queste delibere, visto che dalla riforma delle UTI mancheranno minimo 1 milione e 250 mila euro nelle casse, frutto dei tagli alla cultura, al sociale e altro. Con la differenza che la torta dove un tempo “mangiavano” i comuni che applicavano la legge, oggi viene utilizzata anche dai comuni cosiddetti ribelli”. Domani pomeriggio è prevista una riunione straordinaria tra l'assessore regionale Pierpaolo Roberti e i consiglieri comunali di Trieste. 

La consigliera di Open FVG Sabrina Morena ha commentato così: "La maggioranza è alla frutta. Il rinvio della delibera sul PEF e la TARI è la dimostrazione che non sono affatto coesi, mancanza assoluta di un progetto e una visione comune. Visti i tempi si rischia anche di finire in esercizio provvisorio, il che sarebbe un danno per il Comune di Trieste". 

Spazzacorrotti, la concordia ritrovata

Il Consiglio comunale ha invece ritrovato concordia nella discussione sul decreto Spazzacorrotti, manovra politica che va a ridisegnare le composizioni dei consigli direttivi nel caso vi siano presenti persone che abbiano svolto attività politica. Fratelli d'Italia, Forza Italia, Oper FVG, Partito Democratico, LIsta Dipiazza, Cinque Stelle e Lega Nord hanno ribadito la loro contrarietà al Decreto. 

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