Giorno del ricordo, l'omelia dell'arcivescovo Crepaldi

L'omelia pronunciata dall'Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi durante la Celebrazione eucaristica presso il Sacrario dellla Foiba di Basovizza: "Il ricordo di quella tragedia deve essere vissuto come un dovere umano e civile da tutti"

Distinte autorità, cari amici, fratelli e sorelle!

Il Giorno del Ricordo, istituito con un'apposita leggedello Stato nel 2004, impegna tutti a custodire e a coltivarela memoria della tragedia delle foibe e dell’esodo di migliaia di connazionali dalle terre dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Il ricordo di quella tragedia – a lungo dimenticata e ancor oggi non debitamente conosciuta – deve essere vissuto come un dovere umano e civile da tutti. È ricordo delle vittime, sottratte ingiustamente e prematuramente alla vita; è ricordo quale segno di affettuosa vicinanza ai loro famigliari e amici; è ricordo come monito a non parteggiare mai per ideologie disumane e violente; è ricordo come atto morale che implica l’esercizio delle responsabilità che tutti abbiamo nel consegnare alle generazioni future un mondo segnato dai valori positivi della giustizia e della pace. Noi siamo qui per compiere il dovere morale del ricordare anche per quelli propensi a dimenticare o, peggio, intestarditi nel continuare a negare l'evidenza storica della tragedia che si è consumata in questi luoghi. 

 ​Cari amici, quali potrebbero essere le parole cristiane capaci di dare sostanza al nostro ricordare? San Giovanni XXIII, nella sua famosa enciclica Pacem in terris, ce ne offrì quattro su cui costruire un’autentica e pacifica convivenza umana, su cui costruire la pace. Esse sono la verità, la giustizia, l’amore e la libertà. La verità è a fondamento della pace, se ogni individuo con onestà prendecoscienza, oltre che dei propri diritti, anche dei propri doveri verso gli altri. La giustizia edifica la pace, se ciascuno concretamente rispetta i diritti altrui e si sforza di adempiere pienamente i propri doveri verso gli altri. L’amore èfermento di pace, se la gente sente i bisogni degli altri come propri e condivide con gli altri ciò che possiede, a cominciare dai valori dello spirito. La libertà infine alimentala pace e la fa fruttificare se, nella scelta dei mezzi per raggiungerla, gli individui seguiranno la ragione e si assumeranno con coraggio la responsabilità delle proprie azioni. Quattro parole che, prima di finire in un importante documento del Magistero ecclesiale, furono anticipate con l'offerta della propria vita da parte di tre cristiani vissuti in quegli anni torbidi e che ora sono venerati come beati dalla Chiesa: Lojze Grozde, sloveno, don Miroslav Bulesic, croato, don Francesco Bonifacio, italiano. Con la loro testimonianza di fede in Gesù Cristo e il loro martirio essi bonificarono gli orrori commessi in queste terre sotto la spinta di un'ideologia che prometteva il paradiso, ma partorì l'inferno. Con la loro testimonianza di fede e il loro martirio essi sono lì a indicarci la strada umana e cristiana della verità, della giustizia, dell’amore e della libertà come l'unica degna di essere percorsa dall'uomo e capace di far camminare gli uomini uniti nel segno della riconciliazione e della fraternità. In questo Giorno del Ricordo, affidiamo alla Madonna tutte le vittime del passato e anche le nostre persone, implorando la sua materna protezione.

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