Un nuovo "caso Cucchi" a Gorizia? Si indaga per omicidio volontario

"Morto dopo un pestaggio": aperta un'inchiesta sulla tragica fine di Enukidze Vakhtang, il georgiano che si trovava ristretto nel cpr di Gradisca d'Isonzo in attesa di essere rimpatriato

l Garante dei detenuti Mauro Palma ha effettuato una visita approfondita del Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo dopo la morte di un ospite del cpr, il georgiano Enukidze Vakhtang, avvenuta sabato scorso e su cui la Procura della Repubblica di Gorizia ha aperto una indagine per omicidio volontario.

L'inchiesta, coordinata dal pm Paolo Ancora, è portata avanti dagli agenti della Squadra mobile che stanno cercando di stabilire l'esatta dinamica dei fatti, a partire dal passaggio del georgiano nel carcere di Gorizia, nel quale Vakhtang era stato trasferito per 48 ore in attesa di un processo per direttissima per resistenza a pubblico ufficiale.

La morte di Vakhtang Enukidze: che cosa è successo

Secondo l'associazione "No Cpr e no frontiere Fvg" Vakhtang Enukidze sarebbe stato picchiato da alcuni agenti di polizia intervenuti nel cpr friulano martedì scorso dopo una rissa tra la vittima e un compagno di stanza.

Vakhtang Enukidze era stato poi arrestato e portato in carcere per poi far ritorno al centro per il rimpatrio dove sabato mattina si è sentito male. Trasferito in ambulanza in ospedale, è morto lo scorso sabato 18 gennaio 2020.

Sul posto anche il deputato di +Europa Riccardo Magi che ha convocato una conferenza stampa per domani 22 gennaio denunciando come la vicenda presenti "aspetti molto più controversi rispetto a quanto inizialmente veicolato dalle dichiarazioni ufficiali".

Fa molto discutere una nota audio raccolta telefonicamente dall'associazione "No Cpr" in cui un altro detenuto del centro friulano racconta di aver assistito al pestaggio.

Il centro, aperto da poco più di un mese, ha già fatto registrare numerosi incidenti, rivolte e un altissimo livello di tensione.

''Nel Cpr - spiega Valter Mazzetti, segretario generale dell'Fsp Polizia di Stato - potenzialmente potrebbe accadere il peggio di continuo, perché si vive una situazione esplosiva, e per gli operatori in carenza di precisi protocolli, senza una standardizzazione degli interventi, in carenza di informazioni sul profilo igienico sanitario, con turni massacranti quando c'è da fronteggiare proteste, rivolte, fughe, risse, che sono continue".

Il centro di Gradisca ospita irregolari ma anche condannati in attesa di espulsione pronti a tutto pur di evitarla. Sono ristretti ma non detenuti e sono stati trovati armi rudimentali come pezzi di vetro e tirapugni.

"Spesso si feriscono, si aggrediscono l'un con l'altro, si accaniscono sugli agenti, che devono vedersela anche con sputi e schizzi di sangue. Altrettanto frequenti - continua Mazzetti - sono gli incendi degli arredi, che oltretutto comportano la momentanea assenza di corrente con conseguenze sulla videosorveglianza, e costringendo gli agenti ad operare al buio".

La deputata Pd Serracchiani: "Colpa dei decreti Salvini"

La deputata Pd Debora Serracchiani che ha visitato il Cpr spiega come nelle attuali condizioni "strutturali e normative" non può continuare a funzionare.

Il caso specifico di Gradisca conferma che bisogna cambiare i "decreti Salvini"perché molti problemi nascono da lì. Queste strutture sono state pensate per brevissime permanenze in vista dei rimpatri e non per una reclusione che duri sei mesi o più come hanno disposto i decreti sicurezza di Salvini.

Il regime di detenzione amministrativa che caratterizza la struttura non permette di gestire soggetti pericolosi, il personale civile è scarso e la Polizia di Stato si trova a svolgere compiti propri della Polizia penitenziaria, che sono molto diversi.

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