Paura e rabbia a Opicina: cittadini «da tre anni ostaggi dei rom»

Incontro ieri sera a Villa Carsia con il vicensidaco Roberti: «Foto dimostrano come le famiglie nomadi si sono estese al giardino pubblico nei giochi per bambini». I cittadini: «Deiezioni umane in giardino e quelle animali sul balcone; la sera le ragazze si prostituiscono sotto casa»

C'è paura di parlare. Paura di ripercusioni. Prima di prendere parola c'è chi si gira a guardare se fuori dal locale c'è qualcuno di quelli che li ha già minacciati. È questo il clima che si respirava ieri a Opicina, nella sede della Trieste united security, dove il vicesindaco Pierpaolo Roberti ha voluto incontrare i cittadini (circa una quarantina) affiancato dall'assessore Serena Tonel e i consiglieri comunali e circoscrizionali. 

Una situaizone invibile che si protrae da tre anni quella nelle case Ater di via dei Papaveri (alcune però riscattate e quindi diventate private, ma sempre comunque gestite dall'Ente): «Fanno fare i bisogni ai cani - segregati lì da mesi - sul terrazzo di casa e poi per pulire buttano acqua così cade tutto sui terrazzi sottostanti»; «Ho due figlie piccole e vivo nella paura; non dormo da mesi perchè sento urla e rumori tutta la notte; per non parlare del degrado del giardino condominiale pieno di escrementi di essere umani perchè vivono in 11 in un appartamento da 4»; «Tantissimi reclami già fatti all'Ater, ma ci rimpallano da un ufficio all'altro»; «Alcuni hanno meso case in vendita per colpa di questo motivo, ma non riescono a vendere»; «Negli anni abbiamo avuto picchi anche di 10/15 camper nel giardino e nei pressi del condominio»; «Uomini e donne che si lavavano nudi nelle fontane dei giardini, davanti ai bambini»; «Con che regole si entra nelle case Ater? Questi hanno Mercedes e camper che sembrano aeroplani»; «La sera e la notte ci sono le ragazze che si prostituiscono per strada, davanti al palazzo: come faccio a crescere le mie figlie con esempi così?»; «Abbiamo paura, ci minacciano, tagliano le gomme e rigano le auto se parliamo».

Questo il clima che si respirava ieri, un misto di paura e rabbia dei cittadini che il vicesindaco Roberti ha voluto rassicurare: «Ci mettiamo la faccia, conosciamo i problemi che ci sono ed evidentemente siamo qui perché vogliamo risolverli: non siamo più in campagna elettorale, avremmo potuto anche non tornare; abbiamo le foto che dimostrano come le famiglie nomadi si sono estese al giardino pubblico, nei giochi per bambini».

Le contromisure prevedono di «riportare il distretto della polizia locale di Opicina qui sul territorio (e non in viale Miramare), stiamo cercando le soluzioni migliori e più veloci: è un impegno che ci siamo assunti in campagna elettorale e vogliamo rispettare - continua Roberti -. Al momento il Carso è totalmente sguarnito: la nostra competenza è quella della polizia locale, al contempo però ho raccomandato una maggiore presenza sul territorio anche delle altre forze dell'ordine».

«Organizzeremo un incontro con il presidente Ater, le forze dell'ordine, la circoscrizione e una rappresentanza dei cittadini per risolvere questo problema dei rom», ha poi promesso Roberti che poi ha spiegato che i problemi di Opicina sono anche altri «come la scuola materna che è stata chiusa per motivi strutturali: l'assessore Brandi si è subito fatta carico del problema, ma i soldi non ci sono; verranno reperiti al più presto e i lavori fatti con una procedura d'urgenza senza lungaggini, così per settembre la scuola dovrebbe riaprire; la dinamica è la stessa del Mercato ittico, cioè aver voluto nascondere sotto il tappeto la polvere e i problemi ci sono caduti subito in testa». 

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