Le lacrime di 7000 triestini, il saluto della città a Pierluigi e Matteo

Una folla di migliaia di persone è intervenuta questa sera tra la Questura, la chiesa della Beata Vergine del Rosario e la fiaccolata organizzata al di fuori del park san Giusto. La commozione generale e il pianto di una città intera

Nell’atrio della Questura di Trieste questa sera le macchie di sangue erano ancora ben visibili. Le migliaia di persone che hanno partecipato alla messa in ricordo di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti della Polizia di Stato uccisi ieri pomeriggio all’interno della Questura del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, loro no, non le hanno viste, ma c’erano, eccome. All’esterno, la funzione religiosa officiata dall’arcivescovo monsignor Gianpaolo Crepaldi è stata accompagnata dalla generale commozione dei cittadini, dei molti rappresentanti delle istituzioni intervenuti e dei molti colleghi dei due giovani brutalmente uccisi mentre erano in servizio dal 29enne di origine dominicana Alejandro Augusto Stephan Meran.

Al di là della cronaca dell’evento, alla quale noi giornalisti dovremmo tener fede (e ci perdonerete se non saremo totalmente in grado di farlo, oggi va così), vi sono ben poche parole da poter esprimere all’interno di un articolo per tentare di descrivere le lacrime di una città intera, una città che forse mai prima d’ora da quel lontano novembre del 1953 – il paragone è certamente eccessivo, ne siamo consapevoli, ma tant’è – si  è ritrovata unita nel segno delle istituzioni e del comune sentire, quanto mai raro di questi tempi.

“Siamo portati ad affrontare momenti difficili – ci ha detto il Questore, Giuseppe Petronzi – ma siamo convinti che sapremo ripartire come solo questo Corpo è in grado in fare”. Le lacrime degli agenti hanno lasciato spazio alla gente per potersi stringere attorno alla Questura, ai rappresentati dello Stato. Per tutta la giornata di sabato 5 ottobre infatti un’interminabile fila di persone ha voluto essere vicina alla Polizia, in quell’abbraccio ideale che solo la drammaticità degli eventi è in grado di produrre, anche se in questi casi la teatrale finzione svanisce in una nube di cruda realtà.  

Le lacrime hanno il potere di allineare le differenze, in fondo esse sono molto più democratiche di tanti discorsi densi di retorica. E Trieste ha pianto Pierluigi e Matteo questa sera, si è ricordata di un’umanità difficilmente afferrabile oggi, quella sconosciuta perché distante da tutto ciò che consideriamo normale, e quotidiano. Quella umanità in via d’estinzione, che non conosciamo quasi più e che forse – sbagliando - diamo per scontata.

Questa sera a Trieste c’erano i rappresentanti del Comune di Trieste, della Regione Friuli Venezia Giulia, del Governo italiano, delle istituzioni tutte. Tutti. Noi come giornalisti siamo portati a raccontarli ogni giorno, a riportare le loro dichiarazioni, spesso a ricamarci una piccola indiscrezione, tra il lasciato intendere e quel “mai detto”, tra le rettifiche e le telefonate del giorno dopo. La Polizia ci racconta del loro impegno, inviandoci i comunicati stampa, approvati a volte in ritardo, a volte con complicità, sì. Ma con gli uomini di Stato, una cosa è certa: a domanda risponderanno e non avranno paura a farlo. 

Ed è questo che erano Pierluigi e Matteo, uomini di Stato. Quella parola che può vantarsi, ancora, di avere la maiuscola nella prima lettera. Trieste li salutati entrambi, questa sera. E quelle macchie di sangue sul pavimento della Questura di Trieste, anche se le persone non le hanno viste, siamo sicuri resteranno scolpite per sempre nella memoria di questa città.

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